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The Lighthouse

Regia di Robert Eggers vedi scheda film

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La recensione su The Lighthouse

di EightAndHalf
7 stelle

Su una roccia sperduta in mezzo all'oceano, un anziano (Dafoe) e un giovane (Pattinson) si occupano del faro, luce per le tante navi che passano lì nei pressi senza mai realmente avvicinarsi. In questa condizione di isolamento prolungato, nel degrado e nella frustrazione, il giovane comincerà a mostrare segni di squilibrio psichico, incoraggiati dal misterioso fatto per cui l'anziano custodisce gelosamente la chiave per la cima del faro e non vuole consegnarla al giovane a nessun costo.

Robert Eggers, ben riconoscibile anche in questo secondo grandissimo film dopo The VVitch, ribadisce tantissime delle regole dell'horror indie, regole già dette ma qui riportate a nuovi livelli estremi e impressionanti. Il film del regista americano si prolunga per poco meno di due ore per inquadrare una degenerazione dello stato mentale del protagonista - ma anche del film stesso - districandosi fra allucinazioni e ossessioni. Spesso spericolato e rischioso, il tocco horror di Eggers si traduce in una sequela di sequenze allucinanti in cui il montaggio si fa serratissimo (alla lontana ricorda gli incubi del Suspiria di Guadagnino) e gli orrori si accumulano facendo fuoriuscire dal giovane Pattinson una rabbia e una furia che ancora sul suo volto non avevamo mai osservato: per lui è davvero l'interpretazione della vita. Dafoe invece, già sperimentato in Antichrist in situazioni vagamente analoghe, tira fuori un carattere sornione eccessivo e squilibrato realmente appassionante, quasi troppo grande per lo schermo cinematografico. E' infatti l'overacting dei due attori (un overacting coerente e giustificato) a gettare il minimo dubbio sull'operazione di Eggers, poiché è come se si trattasse di un Cinema ancora piccolo e un po' immaturo, almeno nella resa complessiva, ma già attraversato da pezzi da novanta incontenibili, che possono anche dare troppo respiro a un film che vive di claustrofobia o, meglio, agorafobia, e di intimità lerce e luride. 

Però è anche grazie alle due gigantesche performance che Eggers può permettersi di aggiungere al tocco freddo e torbido di The VVitch qui un ingrediente in più, un'ironia corporale, greve e volgare che rende tutto ancora più crudo e allucinante. Un film disturbante, genuino, entusiasta, che appena prende la sua piega più sgradevole può risultare anche terrificante.

Da vedere esclusivamente in lingua originale: il lavoro sulla lingua inglese, sul dialetto e sulla dizione è impressionante.

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