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Sull'infinitezza

Regia di Roy Andersson vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Sull'infinitezza

di obyone
8 stelle

scena

Sull'infinitezza (2019): scena

Risultato immagini per sulla città chagall

 

Venezia 76. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica.

Gli abiti degli amanti si muovono nel vento, sopra i tetti di una sonnacchiosa cittadina. L’aria si infila sotto la camicia di Moishe e tra le pieghe della stoffa blu di Bella. Mentre gli abiti sbattono come le vele quadrate di un vascello, che chiede alla brezza di portarlo a destino, Moishe trattiene a sé l’amata in una posa innaturale che è la tenacia e la fatica di trattenere il peso di un corpo nell’aria. Ma è solo lo sforzo delle braccia e delle gambe a cui la tela del giovane pittore fa riferimento. I volti dei due innamorati sono pervasi della serenità  del sentimento amoroso che non trova ostacoli nella gravità, nel fango delle strade o nei mattoni delle case. L’amore galleggia nel cielo inebriando i cuori dei due amanti che grazie ad esso superano ogni motivo di inciampo. Sullo sfondo il cielo livido di una Vitebsk, che sembra destinata ad una fitta nevicata, incornicia la dolcezza del sentimento etereo e allo stesso tempo tangibile del pittore e della sua donna. Quando Moishe Segal dipinse questo quadro l’amata Bella Rosenfeld era musa ispiratrice, moglie e amante. A privarlo dell’amore fu la tempesta purulenta di un’infezione che stroncò la vita di lei nel 1944 quando entrambi, Bella e Marc Chagall, erano ormai esuli negli Stati Uniti per fuggire alle persecuzioni antisemite in Europa.

Roy Andersson omaggia questa bellissima tela dal titolo “sulla città” dipinta da Chagall nel 1918 nella sequenza più bella e simbolica del suo nuovo film “About endlessness” sche si compone di tante piccole storie segnate da un comune denominatore: la fatica di vivere sottostando alle umane fragilità. I due amanti di Andersson fluttuano sopra i cieli di una città che non deve aspettare la tempesta di neve. C’è già stata. Dai tetti  si arrampicano volute di fumo denso mentre le macerie cadono sotto il peso di una gravità ancor maggiore delle leggi naturali. Il bombardamento ha già mietuto le proprie vittime e mentre sullo sfondo c’è solo dolore, nell’aria un uomo cinge da dietro la propria amata sorreggendola con dolcezza sopra i tetti fumanti. L’amore è l’unica arma che possa sconfiggere l’orrore della guerra ed è l’unica speranza a cui agrapparsi quando l’idiozia arma i propri cannoni. Roy Andersson non lesina riferimenti alla secconda guerra mondiale, evento tragico e totalizzante che ha sconvolto l’umanità, riproponendone gli effetti nella marcia dei soldati sconfitti nella coltre bianca ed accecante dell’inverno sovietico e negli sguardi vuoti, in attesa della tragica fine, ripresi nel bunker di una Berlino che, facilmente, si immagina in fiamme. Il legame col passato è forte e necessario poiché testimonia il ripetersi di tragedie umane che si ripetono “senza fine”. Tragedie che spesso sono la somma di tanti piccoli egoismi individuali: l’invidia di un uomo verso un vecchio compagno di classe dal presente brillante, la violenta gelosia di un amore finito, il manifesto disinteresse nei confronti del bisognoso. La solitudine è il veleno ingerito, l’amore è l’antidoto da somministrare. Roy Andersson crede nell’effetto guaritore del rimedio che riempie un letto di solitudine o un giovane cuore segretamente innamorato. Non c’è alternativa all’amore. Non c’è Dio che possa consolare l’animo umano prendendone il posto. Un pastore affranto invoca l’aiuto di un medico per capire quando la fede l’ha lasciato. Piange e beve, lontano dagli occhi del gregge, ma non riesce a sopportare il peso di una croce che lo sfianca e lo fa crollare sul selciato come un Cristo sofferente per la propria tragedia.

 

scena

Sull'infinitezza (2019): scena

 

Roy Andersson usa inquadrature fisse. La macchina non si muove di un millimetro mentre gli uomini entrano ed escono dall'inquadratura come se perdessero il contatto con il loro creatore, smarriti nel peccato. L’occhio di Dio guarda le sue creature con distacco e con lo stesso distacco le sue creature restituiscono il volto stanco ed immobile al divino, lasciando un vuoto enorme negli angusti spazi evocati dalla macchina da presa. La fotografia livida, le scenografie spoglie ed una recitazione minimale acuiscono il senso di disagio e disorientamento dell’umanità in preda alle proprie debolezze. Ma c’è ancora una flebile speranza  tra le righe di questo collage di “sardonici teatrini”. Un padre si china nella pioggia battente per allacciare la scarpa della figlia, affinchè non inciampi. L’umanità può ancora rialzarsi e guardare con coraggio ad un circolo di eventi che si ripetono senza fine sotto lo sguardo disinteressato di un Dio che ha la voce tiepida ed onniscente di una donna.

 

scena

Sull'infinitezza (2019): scena

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