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Il grande Lebowski

Regia di Joel Coen vedi scheda film

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La recensione su Il grande Lebowski

di Stefano L
10 stelle

 

Ho visto "Il Grande Lebowski" per la prima volta una decina di anni fa, quando lo misero in onda su raidue un sabato notte. Non avevo idea di cosa si trattasse, e non conoscevo bene ancora i fratelli Coen. Fu amore a prima vista. L'inizio non mi sembrò niente di particolare. Poi arrivano questi due sicari che irrompono nell'abitazione del protagonista e urinano sul tappeto di "Drugo", ma si tratta del solito scambio di persona, quindi quest'ultimo decide di farsi risarcire i danni dal miliardario direttamente interessato, il Signor Lebowski appunto. Peccato però che Lebowski, nonostante sembri un modello per la società, sia poco disposto ad ascoltare le lamentele di Drugo; da lì mi resi conto che si trattava di una commedia assolutamente fuori dal comune. Durante la loro "affannata" conversazione, piena di espressioni colorite e ulteriori fraintendimenti, la vicenda prende linfa vitale, e si estende in una sfilza di garbugli e colpi di scena, i quali vedono il mitico Bridges coinvolto in una serie di finti rapimenti ed intrallazzi con la malavita che lo porteranno a vivere l'avventura più pazzoide e bizzarra della sua patetica esistenza. Mentre tutte queste stravaganze senza senso vanno avanti Drugo troverà come "spalla" il dissennato amico Walter (spassosissimo ed indimenticabile John Goodman), il quale non farà altro che complicare la situazione: dal litigio al bowling in cui inciterà un giocatore a non segnarsi il punto per evitare di "entrare in una valle di lacrime", fino all'"interrogatorio" con un quindicenne sospettato del furto di un auto (scena che mi ha fatto letteralmente sbellicare dalle risate, e di cui consiglio la visione nei momenti mesti per tirarsi su il morale), quest'omaccione burbanzoso non fa che combinare un guaio dopo l'altro... "The Big Lebowski" ha una delle sceneggiature più fulgide ed acute che siano mai state realizzate in una produzione indipendente, soprattutto nel mettere in luce l'ambiguità delle due facciate della comunità americana, in questo caso segnata dalla Guerra del Vietnam e figlia degli anni sessanta, che i personaggi dell'opera dei Coen non sembrano proprio riuscire a dimenticare. Favoloso Bridges nel ruolo di Drugo, incredibilmente pacato, benché, nello stesso tempo, esilarante e di un carisma indiscutibile.

 

 

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