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Falling

Regia di Viggo Mortensen vedi scheda film

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La recensione su Falling

di supadany
5 stelle

Chi nasce tondo non muore quadrato. Con certi caratter(acc)i non c’è nulla da fare, puoi disporre di una pazienza sconfinata e tentare di far valere idee diverse semplicemente essendo te stesso e ricorrendo alla ragionevolezza ma, anche al cospetto dell’ultima curva prima della chiamata a miglior vita, difficilmente i risultati ricompenseranno in pieno gli sforzi.

Tuttavia, quando si rientra nella gamma dei rapporti che vale sempre la pena di tenere vivi fino all’ultimo istante, com’è quello instaurato tra padri e figli, niente viene sprecato. Tutto lascia una traccia nella memoria, anche i litigi che non hanno mai prodotto nulla di tangibile, quegli attriti nati da decisioni determinate dalla propria natura umana, gli errori che non saranno mai ammessi.

Un po’ come avviene in Falling, l’esordio alla regia di Viggo Mortensen che, al contrario, come film finirà direttamente nel dimenticatoio. Troppo anonimo per disporre della tempra necessaria a sgomitare e farsi largo, nonostante non difetti in abnegazione e possegga almeno un punto di forza, che sarà condiviso da (quasi) tutti gli spettatori che decideranno di approcciarlo.

Da tempo, John Peterson (Viggo Mortensen) vive con il suo compagno Eric (Terry Chen), e la figlia che hanno adottato, in California.

Quando suo padre Willis (Lance Henriksen), ormai piegato dalla malattia, fa loro visita, riemergono i ricordi del passato, quei dissidi che hanno gravemente minato il loro rapporto fin dal principio.

Sebbene la morte si avvicini ad ampie falcate, Willis continua a essere l’uomo rude e sprezzante di sempre, che da giovane marito (Sverrir Gudnason) rese la vita impossibile a sua moglie Gwen (Hannah Gross) segnando indelebilmente la crescita di John e di sua sorella Sarah (Laura Linney da adulta).

 

Grady McKenzie, Sverrir Gudnason

Falling (2020): Grady McKenzie, Sverrir Gudnason

 

Selezionato a suo tempo per il Festival di Cannes 2020 che poi non ha avuto luogo, Falling assume le sembianze di un compit(in)o svolto con circospezione, senza una reale e urgente propensione, con tutti i suoi elementi incardinati nelle caselle di appartenenza.

Disposto su due piani temporali, connessi con lacci ricavati perlopiù dalle sensazioni, analizza il rapporto tra un padre ottuso e intollerante con il figlio omosessuale, destinando all’emisfero femminile solo brevi apparizioni che, almeno con Laura Linney, avrebbero potuto aggiungere ingredienti fortificanti. 

Da questa concentrazione, emergono due modi di pensare distanziati da un abisso, esattamente come le rispettive epoche, un modo per dire che almeno in qualcosa abbiamo compiuto dei passi in avanti, che stiamo commettendo ancora tanti (altri) errori ma che non è stato tutto inutile.

Più in generale, le dicotomie sono macroscopiche, ma la tossicità di Willis è talmente eclatante da finire per apparire normata, mentre l’impronta registica non forza la mano, pur avendo a disposizione materiale incandescente, tra diversità e traumi, corazze da limare e ricordi da resuscitare, filamenti furiosi e richiami distensivi.

Detto questo, da attore di razza - qui principalmente impegnato in altro – qual è, Viggo Mortensen allestisce la vetrina appositamente per il collega Lance Henriksen – indimenticabile almeno per Aliens. Scontro finale e Fuga da Absolom - riscoprendolo in vesti inedite, ricevendo in cambio un tornaconto ragguardevole per come riesce a esprimere tratteggi ruvidi e intrattabili. Infine, è doveroso menzionare il curioso cammeo di David Cronenberg, presente nei panni di un medico.

 

Viggo Mortensen, Lance Henriksen

Falling (2020): Viggo Mortensen, Lance Henriksen

 

In sintesi, Falling ha un imprinting derivativo che tende a ricercare forme e sostanze d’autore, è una pietanza tiepida che da qualunque parte la assaggi manca di un sapore univocamente identitario. Ha molteplici argomentazioni da dispensare, tra accettazione e perdono, sessualità e vecchiaia, tradizioni ed evoluzione, ma poi viaggia con il freno a mano perennemente tirato, una velocità di crociera che evita i contraccolpi, impaginando un tema ricopiato in bella copia che, alla resa dei conti, improbabilmente una maestra premierebbe con un giudizio lusinghiero. 

Tanto volitivo quanto acerbo.

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