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Nomadland

Regia di Chloé Zhao vedi scheda film

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Andreotti_Ciro

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La recensione su Nomadland

di Andreotti_Ciro
7 stelle

Empire, nel Nevada, è ormai una città fantasma da quando la locale fabbrica dedita alla produzione di cartongesso è stata chiusa trascinando al fallimento l’economia urbana. Per questo Fern, sessantenne rimasta vedova, decide di caricare il proprio van e andare finalmente alla ricerca di una vita migliore.

 

Dai freddi panorami del Nevada, stato con scorci meno noti rispetto agli agglomerati urbani ma altrettanto onirici, si muove Fern, vedova che a sessant’anni decide di riscrivere la sua esistenza, o almeno di allontanarsi dalla ‘città azienda’ di Empire, forma urbana diffusa nei paesi anglosassoni e letteralmente di proprietà di una società, nella quale ha vissuto per decine di anni assieme al marito. Passando da un McJob all’altro: dalla logistica di Amazon, alla raccolta delle barbabietole, dalla vendita di minerali, al lavoro nei fast-food, Fern rappresenta la più classica delle voci fuori dal coro, desiderosa di riaffermare la propria identità seguendo la meno consueta delle scelte comuni.  Cercando attraverso una vita nomade, nel corso della quale s’imbatte in decine di persone, fra cui il ‘nomade’ David Strathairn, che come lei hanno deciso di vivere errando per le pianure e i deserti degli States, alla ricerca di una nuova esistenza, lontana e differente da chi pianta radici e cerca conferme.

 

Frances McDormand aggiunge alla propria carriera una nuova anti - eroina che esattamente come la Mildred Hayes, di Tre manifesti a Ebbing, Missouri, attraverso poche battute riesce, in questo caso, a spiegare il dramma di chi per scelta, necessità o semplice desiderio, si trova, causa recessione, a dover riscrivere il proprio stile di vita.

 

Pellicola pluricandidata alla notte degli Oscar, con ben sei statuette, fra cui la nomination per la splendida fotografia firmata da Joshua James Richards, e basata sul libro inchiesta di Jessica Bruder che cercò, attraverso la vicenda del nomadismo su quattro ruote, di descrivere cosa significhi la nuova povertà della middle - class americana in un epoca non semplice da domare, capace di trascinare molte persone a viaggiare, replicando l’elemento fondativo di una nazione ancora molto giovane.

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