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Scary Stories to Tell in the Dark

Regia di André Øvredal vedi scheda film

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La recensione su Scary Stories to Tell in the Dark

di alan smithee
4 stelle

locandina

Scary Stories to Tell in the Dark (2019): locandina

FESTA DEL CINEMA DI ROMA 2019 - SELEZIONE UFFICIALE
Correva l'anno 1968 quando negli States i ragazzi, terminata la scuola, valutavano con entusiasmo l'eventualità di arruolarsi come volontari per combattere il nemico comunista vietnamita. Nella cittadina di provincia sperduta tra i campi di mais contornati da torvi spaventapasseri, la vita procede senza grandi altri scossoni, almeno fino a che un gruppo di ragazzi viene in contatto con un libro maligno che, scritto un secolo prima col sangue di una delle eredi di una stirpe maledetta confinata in una casa ormai in rovina, riporta in vita una malvagità che sembrava ormai sopita dalla polvere del tempo trascorso.

Zoe Margaret Colletti, Michael Garza, Austin Zajur

Scary Stories to Tell in the Dark (2019): Zoe Margaret Colletti, Michael Garza, Austin Zajur

Zoe Margaret Colletti

Scary Stories to Tell in the Dark (2019): Zoe Margaret Colletti

Non a caso, a partire dalla notte di Halloween, l'avventura di questi temerari ed un pò imprudenti ragazzini, finisce per diventare per loro un incubo ad occhi aperti che nessuno tra essi potrà mai dimenticare.
Da un vecchio progetto mai riuscito a concretizzare dagli Studios e passato di mano all'ormai celebre cineasta premio Oscar Guillermo Del Toro, autore della sceneggiatura originale, Scary Stories trova finalmente il modo di materializzarsi in un film grazie all'intervento del regista norvegese André Ovredal, divenuto noto per il suo B-movie horror curioso e bizzarro sui giganti nordici, ovvero Trollhunter e trasferitosi, grazie al successo di questo, negli Usa per girare il deludente Autopsy.
La voglia di tornare a dedicarsi ad un horror sbarazzino che sapesse creare pure spavento, ma anche e soprattutto divertire goliardicamente alla Goonies, era da tempo un proposito che faceva gola alle Majors.
Ma stavolta lo script, tradotto sullo schermo con un certo dispendio di mezzi, non riesce mai a colpire a segno e, sia a livello di personaggi che di situazioni, ci si ritrova sempre in mezzo a situazioni viste e straviste in molte e più riuscite altre occasioni. 
Non manca un certo vago appeal da provincia americana che ricorda le malate atmosfere da incubo kinghiane: ma tutto appare all'acqua di rose, dai caratteri tutti monocromatici dei protagonisti, alternativamente bravi o cattivi, intelligenti o sciocchi, brutti o belli.
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