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Where's My Roy Cohn?

Regia di Matt Tyrnauer vedi scheda film

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La recensione su Where's My Roy Cohn?

di pazuzu
6 stelle

Matt Tyrnauer, senza strafare e limitandosi ad aggiungere dei commenti sonori quasi a simulare di esser dentro una spy story, ricostruisce la vita pubblica di Roy Cohn attingendo alla miriade di apparizioni televisive, e quella privata attraverso le testimonianze di diverse persone che con lui entrarono in contatto diretto.

 

 

Roy Cohn fu il consigliere di Joseph McCarty: è questo, in risposta alla domanda specifica di un intervistatore in tv, l'epitaffio che Roy Cohn voleva fosse scritto sulla propria tomba. Lo dichiarò in un'intervista in tv a pochi mesi dalla sua morte - che giunse nel 1986 a causa dell'AIDS - subito dopo aver negato di esserne malato e dopo aver reagito in maniera stizzita all'ennesima allusione alle voci sulla sua omosessualità. Una della colpe più ignobili di una persona che ricorse ad ogni mezzo per restare sulla cresta dell'onda per oltre trent'anni, nonché la spia più evidente di quanto ogni sua scelta fosse dettata da utilitarismo e ipocrisia, fu proprio quella - nel periodo di McCarthy - di perseguire non solo i presunti comunisti aizzando la gente attraverso la demagogia, ma anche gli omosessuali come lui, stando ben attento a nascondere la propria natura tanto da continuare, dopo diversi anni, a negare l'evidenza fino all'ultimo. Allo stesso modo, sempre in quel periodo, si adoperò - lui figlio di un'ebrea - affinché gli ebrei Ethel e Julius Rosenberg venissero giustiziati per un'accusa di cospirazione ad oggi (per la donna) rimasta senza prove.

 

 

A questo personaggio che mise la propria abilità di avvocato senza scrupoli al servizio di chiunque potesse garantirgli un tornaconto, appoggiandosi alla politica, alla stampa e alla malavita, e per il quale il termine 'controverso' non può che rappresentare un banale eufemismo, è dedicato il documentario Where's My Roy Cohn di Matt Tyrnauer, che, senza strafare e limitandosi ad aggiungere dei commenti sonori quasi a simulare di esser dentro una spy story, ricostruisce la sua vita pubblica attingendo alla miriade di apparizioni televisive, e quella privata attraverso le testimonianze di diverse persone che con lui entrarono in contatto diretto, sottolineando anche l'influenza che su di lui ebbero i genitori: una madre priva di empatia che durante un pranzo pasquale preferì nascondere in cucina una domestica appena morta piuttosto che interrompere i festreggiamenti, ed un padre (che pare la sposò senza amarla - brutta com'era - ma solo dietro la promessa di venir promosso a giudice) che aveva la tessera del partito democratico e sin da piccolo lo abituò a riunioni e sotterfugi tra politici.

 

 

Ne esce il ritratto di un uomo spregevole, che prima di collaborare con McCarthy fu un pupillo di J. Edgar Hoover (che glielo raccomandò), e che difese tra gli altri John Gotti e un giovanissimo costruttore di nome Donald Trump, insegnando a quest'ultimo l'importanza del non chieder mai scusa, del non ammettere mai i propri errori negando anche l'evidenza, e del difendersi attaccando e screditando l'oppositore: l'incontro e l'amicizia con quest'ultimo, pur risultando solamente uno dei passaggi di una vita trascorsa a far da ponte tra il mondo della legalità e quello dell'illegalità, si staglia inevitabilmente come la prova lampante dell'influenza che questa figura apparentemente di secondo piano ha esercitato sulla politica statunitense, sempre rispondendo al proprio credo, dichiarato pubblicamente e oggi terribilmente condiviso da molti, secondo il quale la legge non è l'esercizio della giustizia ma un campo di battaglia dove conta solo vincere.

 

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