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La stagione della caccia - C'era una volta Vigata

Regia di Roan Johnson vedi scheda film

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La recensione su La stagione della caccia - C'era una volta Vigata

di Furetto60
7 stelle

Thriller storico,ispirato ad un racconto di Camilleri.

Siamo in Italia nel 1880,ormai la penisola è unita, reduce dalle guerre d’indipendenza, lasciate ormai alle spalle, i borboni sono stati mandati via e i Savoia hanno già cominciato a depredare le ricche casse del vecchio regno delle due Sicilie. Tuttavia a Vigata, nella immaginaria città partorita dalla fervida immaginazione del genio letterario di Camilleri, che conoscono bene i fan della serie di Montalbano ,il blasone ha ancora un forte ascendente sulla popolazione e la famiglia più nobile è quella dei Peluso di Torre Venerina, che gode del rispetto e della considerazione di tutti gli abitanti del paese. Un giorno dalla nave a vapore, che fa servizio postale da Palermo, scende un misterioso e affascinante signore, Dopo svariate indagini si scoprirà che quel tipo, altri non è che Alfonso La Matina, vale a dire "Fofò", il figlio di Santo La Matina, morto tragicamente,che era il "curatore" del giardino del marchese Peluso, Suo figlio forte degli insegnamenti paterni vuole aprire nel paese una nuova farmacia e dedicarsi alla preparazione dei suoi prodotti, utilizzando proprio quelle erbe miracolose. Appena  dopo, il patriarca della famiglia  Peluso, ormai completamente rimbambito, sostenendo che è venuta la sua ora, poiché si è aperta la stagione della caccia, si suicida, affogandosi in mare, a seguire apparentemente avvelenato, dai funghi, muore il rampollo maschio Rico, concepito dalla moglie del Marchese, dopo tanti affanni ,grazie alla competenza farmaceutica del padre di Fofò, personaggio sessualmente ambiguo, abita in un casale sperduto in campagna ,per poter "giacere" con una capretta. La madre Matilde, non riesce a farsene una ragione, convinta che Rico è stato ucciso, perché da esperto conoscitore dei funghi mai e poi mai ne avrebbe ingerito uno avvelenato. E cosi in preda alla follia e al dolore muore anche lei. A seguire farà la stessa fine lo sciatto e volgare papà Peluso, dopo essere riuscito a diventare padre per la seconda volta, di un figlio maschio, nato dal “grembo” della sua concubina, moglie di un colono compiacente, che gli concede la consorte, permettendogli di ingravidarla. E per proseguire, perdono la vita, in situazioni rocambolesche e tragiche, , lo zio Totò ,con la moglie americana,ritornato a Vigata dopo lunga assenza.Anche il viscido cugino Nenè, un cugino che aveva prima cercato di accasarsi con ‘Ntontò, ma poi ci aveva rinunciato, dissuaso dal congruo risarcimento dei parenti, finisce sottoterra, la lunga teoria di vittime, prosegue lasciando in vita,solo la figlia del marchese, erede del patrimonio di famiglia. Insomma un’ecatombe, in cui tutti i membri della dinastia Peluso, muoiono uno dopo l’altro, come le prede di una battuta di caccia. E stranamente l’inizio di questa inquietante e oscura strage familiare, è concomitante con l’arrivo a Vigata di Fofò La Matina,il piccolo Fofò all’epoca prima di emigrare,si era invaghito della piccola Ntontò, che sembrava ricambiare il sentimento, quando all’improvviso mentre guardava verso la sua finestra, fu malmenato dal Marchese padre, che gli rammentò bruscamente le sue umili origini, ammonendolo a evitare attenzioni verso la piccola nobile,destinata a unioni con aristocratici di rango come loro. Dopo che tutti i membri della dinastia sono ormai caduti come mosche, la sopravvissuta,'Ntontò si sposa con Fofò,suo antico amore, che suscita in lei morbose pulsioni, spinti dal parroco del paese, che caldeggia questa unione, ma a questo punto ci sarà il piccolo colpo di scena che anche se svelato proprio da Camilleri , qui non si svela, per evitare spoiler.

Intrigante tv- movie, tratto dall’omonimo romanzo storico scitto da Andea Camilleri nel 1991 ed edito da Sellerio nel 1992 nei Quaderni della Biblioteca siciliana di storia e letteratura’è una bella e appassionante saga familiare, condita con tutti gli ingredienti tipici dei lavori di questo tipo: La brama di potere, gli omicidi, la follia e gli amori impossibili, tra sotterfugi e segreti, tra vecchi rancori di famiglia e relazioni extraconiugali, tutti i paradossi di un mondo nobiliare, che cominciava già a vacillare sotto il peso di una realtà che stava cambiando ed era destinata a mandare in soffitta gli ormai decaduti aristocratici, con  la loro arroganza e protervia.

 

 

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