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Avengers: Endgame

Regia di Anthony Russo, Joe Russo vedi scheda film

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La recensione su Avengers: Endgame

di Malpaso
4 stelle

Il film sul nulla cosmico.

La recensione che segue la trovate anche sul mio blog.

 

Certamente è impossibile non apprezzare l’imponenza e la coesione raggiunta dall’intero progetto del Marvel Cinematic Universe: oltre venti film, usciti nell’arco di undici anni, intesi come piccoli e indispensabili tasselli di un mosaico più ampio. A livello industriale, quello dei Marvel Studios è una scommessa vinta contro ogni pronostico: piegare cinema e pubblico ai canoni estetici e narrativi del fumetto. Peccato che una pellicola debba essere in grado di stare in piedi (anche) autonomamente e, se Avengers: Infinity War rifletteva tutti i difetti comportati dall’approccio Marvel al processo creativo, Avengers: Endgame porta con sé un leggero miglioramento qualitativo, grazie soprattutto alla possibilità di potersi concentrare su, relativamente, pochi personaggi.

 

L’ultimo lavoro dei fratelli Russo risulta indubbiamente più chiaro del suo predecessore, con molti momenti comici azzeccati ed una lentezza iniziale che, perlomeno, prova a dare al tutto la drammaticità necessaria per la chiusura di un ciclo di tale portata. Il vero problema di Avengers: Endgame è l’essere incomprensibile a chi si sia perso anche solo tre o quattro degli oltre venti tasselli sopracitati: ovviamente la Marvel non è la prima ad avere portato sul grande schermo una saga composta da svariati capitoli collegati tra loro (Star Wars, Harry Potter etc…), ma la differenza sta nel fatto che, mentre nei film del mago londinese la trama orizzontale veniva portata avanti di pari passo con una storia portante che variava da un episodio all’altro, le ultime uscite di Iron Man & co. non presentano alcun motivo strutturale, indipendente e limitato. Sostanzialmente ci troviamo davanti ad un’enorme serie televisiva, inaccessibile a chi ne abbia saltato anche solo una minima parte e visivamente standardizzata, senza alcuna trovata registica che esuli dal campo-controcampo per i dialoghi o dalla volata in campo lungo per la battaglia. Per fortuna, l’intreccio di questo “atto conclusivo” è abbastanza lineare, anche se una svolta narrativa complica eccessivamente la comprensione delle vicende per chi non ricordi a menadito tutto ciò che c’è stato prima dell’opera stessa.

 

Inoltre, qui viene sacrificato quello che era l’unico pregio di Infinity War: la caratura del villain. Thanos perde il fascino quasi shakespeariano che lo aveva caratterizzato nella puntata precedente, anche a causa di un’estrema riduzione del minutaggio che, oltre a non essere sfruttata a dovere nella costruzione drammatica degli altri personaggi, piatti e quasi tutti antipatici (si salvano Thor ed il procione), priva l’opera del dilemma morale ad egli annesso: il sacrificio per un bene superiore. In realtà, tale tema vorrebbe anche, teoricamente, essere ripreso e portato a conclusione nel finale giustamente kitsch, ma in realtà, dagli anfratti di alcuni giganteschi buchi di trama, emergono i motivi per cui tale messaggio è stato veicolato sicuramente in modo superficiale dagli autori. Senza rivelare nulla degli accadimenti, posso dire che il voltafaccia di un personaggio, dalle forze del male a quelle del bene, anziché condurre l’eroe sotto lo stendardo del “bene superiore”, ne esalta l’egoismo dell’anteporre il bene individuale alla causa in cui si crede fermamente.

 

Eppure, Avengers: Endgame richiama milioni di spettatori di tutte le età, riempiendo tutti i cinema della penisola (per non dire del globo), per tutti gli spettacoli. Tale successo massificato pone la critica di fronte alla necessità di comprendere realmente il suo ruolo, perché se il pubblico medio dimostra tanto affetto per un prodotto del genere, oggettivamente anti cinematografico, allora affossarlo e denigrarlo per i suoi evidenti difetti, oltre a lasciare il tempo che trova, non farebbe altro che scavare un solco ancora più grande tra chi ricerca uno sguardo critico e chi vuole solo staccare il cervello e godersi l’ennesima baracconata di effetti speciali. Ecco perché sottolineare la morale quantomeno ambigua di un’opera come questa non ha proprio senso: Avengers: Endgame entrerà senz’ombra di dubbio nella storia del cinema e della nostra società, di cui ne è un riflesso lampante. Avengers: Endgame è un film sul nulla cosmico: nessuna introspezione, nessun messaggio morale, nessuna rappresentazione. Perché davanti ci si trova un amalgama di ambienti totalmente ricreati a computer, attori che prestano corpo e volto per diventare altro, l’inesistente, dall’alieno di turno al personaggio ringiovanito od invecchiato. Un film che non dà niente e che niente vuole dare. L’apoteosi del nulla, quello che il pubblico vuole. Forse, ad analizzarlo bene, un capolavoro generazionale.

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