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Rambo: Last Blood

Regia di Adrian Grunberg vedi scheda film

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La recensione su Rambo: Last Blood

di jasonlavey666
4 stelle

Nel remoto '82 usciva una pietra preziosa del cinema d'azione, Rambo: First Blood di Ted Kotcheff. Questa gemma avrebbe incrementato la fama mondiale di Sylvester Stallone, ormai noto al pubblico da sei anni. Difatti l'uomo diede tutto sé stesso nel '76 per portare sullo schermo la sceneggiatura di Rocky e per accaparrarsi il ruolo di protagonista: in principio a Stallone venne negata quest'ultima richiesta, in quanto il regista John Avildsen mirava a concedere la carica a un attore più affermato. In sostanza accadde lo stesso con il progetto di Kotcheff, dal momento che Stallone fu l'ultima spiaggia: eppure le sue performance furono talmente vigorose che dei due registi in questione non si ricordano neppure i nomi. L'attore statunitense sarà sempre ricordato come Rocky Balboa o come John Rambo, piuttosto che col suo vero nome: esistono certe facce che non si staccano mai dalla veste che hanno portato nel passato. Stallone ha interpretato l'agente Cobra, il camionista Lincoln Hawk, il sicario Jimmy Bobo, il capo dei mercenari Barney Ross: innumerevoli sono i ruoli che l'uomo ha ricoperto, ma è rimasto comunque il pugile ignorante, il veterano incazzato – colui che ha fatto emozionare intere generazioni. Prima di essere un uomo, Sly è innanzitutto un'icona: i sequel degli anni a venire non possono che confermare una tale affermazione, soprattutto quando si tratta della saga di Rambo, in cui il personaggio subisce una progressiva alterazione dei propri tratti, fino a diventare una ridicola macchina assassina che puzza di un Cristo onnipotente o di un Rasputin duro a morire.

Il primo capitolo dipinge con efficacia la figura del veterano di guerra negli Stati Uniti, al termine del conflitto in Vietnam: egli fatica a trovare una propria stabilità perché turbato dal proprio passato. L'esilio sociale del presente e il mancato riconoscimento giocano la loro buona parte nel provocare una rabbia che John Rambo riesce a malapena a controllare. I compagni di guerra sono deceduti e i connazionali non lo vogliono attorno: questa volta sono gli uomini che dovrebbero tutelarlo a dargli la caccia. Abbandonato da tutti, il veterano porta sulle spalle una condanna perenne, costretto a vivere confinato e a salvaguardarsi da tutti quanti. Per il resto, Rambo: First Blood è un action movie dal ritmo elevato.

Lo spirito del primo film va a farsi fottere a fronte del secondo e del terzo capitolo: i responsabili approfittarono del successo commerciale per portare alla lunga un capolavoro che non necessitava affatto di sequel. Presto Rambo si sarebbe accoppiato con Kenshiro, portando alla luce un banale videogioco per ragazzini in cerca di ispirazione virile. Nel quarto capitolo del 2008 viene utilizzato il pretesto della guerra in Birmania per ricordarci che Stallone tiene ancora le palle dure, o forse per ricordarlo a sé stesso. Necessario conoscere le atrocità compiute alla popolazione asiatica, meno importante la ribadita mascolinità di Stallone: come al solito il film verrà ricordato per la faccia quadrata di Sly, piuttosto che per le tematiche sensibili. L'ultimo capitolo Rambo: Last Blood del 20I9 non rappresenta altro che la brama precipitosa di concludere un lavoro che sarebbe dovuto finire nell'82. L'intreccio narrativo è prevedibile e segue la prassi all'americana, tanto che parlare di spoiler sarebbe una boiata. Per amore dei voyeur più perversi, l'ultima fatica di Stallone regala una buona dose di splatter: nel vedere Rambo che ammazza tutti mentre ascolta The Doors viene da esultare. Per il resto, Rambo: Last Blood è l'ennesima operazione commerciale e narcisistica di Stallone. Pure per Rocky è stato riservato il medesimo destino. 

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