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Il Re Leone

Regia di Jon Favreau vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Il Re Leone

di Leman
1 stelle

Il peggiore tra tutti i live-action Disney. Un film che non ha senso di esistere se non per ragioni esclusivamente monetarie. E come se non bastasse, è pure molto brutto.

scena

Il Re Leone (2019): scena

Ho già espresso la mia opinione riguardo a questi remake in live action dei classici Disney. Gli ho pure dedicato un intero post a riguardo, quindi è chiaro che la mia opinione riguardo questa operazione commerciale non sia affatto positiva. Tuttavia per poter criticare qualcosa bisogna conoscerla e quindi visto che avevo visto troppi bei film di recente, ho deciso di dare una possibilità pure a questa “nuova” versione del Re Leone. Non sarò gentile, per nulla. Anche perché questo film ha incassato 1 miliardo di dollari e ricevuto ovazioni dal pubblico (invece la critica giustamente l’ha accolto tiepidamente), quindi credo che la Disney se ne frega se qualche idiota prova a criticare un suo film. Ma se posso essere sincero non sono felice di parlare male del “nuovo” Re Leone. Questo perché l’originale è uno dei pochi classici Disney a cui sono affezionato per davvero, quindi per un breve istante ci ho pure sperato che avessero fatto qualcosa di decente.

Invece a malincuore mi tocca ammettere di aver assistito ad un polpettone di computer grafica e di narrazione superficiale, che ad una prima occhiata pare costoso e realizzato coi miliardi, ma che nell’anima nasconde una povertà di idee e di messa in scena che irritano non poco.

Perchè ciò che manca al nuovo Re Leone non sono i soldi o l’iper-realismo, ma le emozioni e la poesia.

 

locandina

Il Re Leone (2019): locandina

Iniziamo parlando di questi tanto discussi effetti speciali. Gli effetti sono molto realistici e gli animali sembrano veri? Si. Sono belli da vedere? Si. Si adattano bene col film? Per niente. 

La ricerca del realismo da parte degli autori ha purtroppo condotto ad una perdita totale di qualsiasi espressività da parte dei personaggi e a causa di questo il labiale non è coerente con le frasi dette dai doppiatori. Questo si nota soprattutto quando i doppiatori esprimono delle emozioni in maniera forte, per esempio singhiozzando o alzando la voce. Assistiamo quindi a scene dove la voce degli animali esprime un sentimento ma il linguaggio del corpo degli animali non esprime nulla. Questo rovina molte scene che altrimenti avrebbero giovato di molta più potenza emotiva. Quando gli animali tutto ad un tratto iniziano a cantare comincia a salire l’imbarazzo, in quanto l’ambientazione estremamente realistica del film stona terribilmente con la sceneggiatura favolistica e irrealistica.

Inoltre dopo un po’ l’occhio si abitua alla qualità degli effetti e quindi l’iniziale effetto sorpresa svanisce, come spesso accade con gli effetti speciali in computer grafica. Personalmente quando vado ad uno Zoo, dopo due ore passate a vedere animali di ogni razza, mi stufo e vado via. La sensazione che da Il nuovo Re Leone è proprio questa. Dopo un po’ ti abitui e non ti impressioni più. Lasciatemi dire poi che definire questo film un “live-action” è sbagliatissimo, in quanto per essere tale dovrebbe avere qualcosa di vero, mentre qui è tutto fatto al computer.

Questo film è soltanto un film d’animazione che si vergogna di essere tale.

 

scena

Il Re Leone (2019): scena

Come già accennato prima il vero problema del film è di sembrare una versione senza emozioni, senza pathos e senza alcuna profondità dell’originale. È impossibile in questo caso distaccarsi dal fatto che è un remake, in quanto il film è talmente legato al suo predecessore da far diventare inevitabile il confronto. Per tutta la visione del film l’impressione era quella di star assistendo ad una rappresentazione teatrale da 4 soldi ispirata al Re Leone originale, fatta però con centinaia di milioni di dollari. La confezione sarà anche bella, ma lo spirito alla fine è quello. Picasso diceva che i bravi artisti copiano, mentre i grandi artisti rubano. Mentre registi come Quentin Tarantino o Xavier Dolan hanno preso molto seriamente questo concetto rubando da grandi artisti del passato per creare qualcosa di personale, il regista Jon Favreau (che in passato aveva pure dimostrato di avere talento) si limita a fare una copia carbone senza emozioni e dove anche la minima differenza rispetto all’originale da fastidio, perché incoerente con quanto visto prima. Jon, se devi copiare qualcosa, almeno fallo bene. 

La messa in scena del regista è infatti uno dei maggiori punti deboli della pellicola, in quanto estremamente disomogenea in molti punti. Si passa da una regia statica fatta da 2/3 inquadrature che vengono ripetute all’infinito ad una regia movimentata piena di rallenty e di tagli di montaggio veloci. In altri momenti si passa da una regia quasi documentaristica dove gli animali vengono inquadrati come se fossimo sul National Geographic ad una regia che cita in modo palese l’originale non curandosi del fatto che quelle inquadrature funzionavano solamente nel film d’animazione. A causa della regia di Favreau quindi la sensazione di star assistendo a qualcosa di finto e non credibile aumenta sempre di più. 

 

scena

Il Re Leone (2019): scena

Secondo me nel riadattare questa storia gli autori (perché di certo non è tutta colpa di quel poveretto di Favreau) hanno dimostrato di non aver compreso nessuno degli insegnamenti o delle riflessioni filosofiche del film d’animazione originale. Il Re Leone era un film che parlava della crescita personale dell’individuo, del maturare e dell’affrontare il proprio passato a testa alta, in quanto è il presente a contare. Hakuna Matata, la scena della crescita, il discorso di Rafiki... tutto quanto girava attorno a questa morale. Possiamo dire che senza di essa il film non avrebbe senso di esistere, perché è di questo che parla. E infatti in questa nuova versione hanno deciso di togliere questa morale per lasciar spazio a moralette più superficiali e a intermezzi comici totalmente fuori luogo. La scena di Rafiki che da una botta in testa a Simba per fargli capire che il passato è passato è stata completamente rimossa e ciò fa capire come agli autori non interessasse minimamente la poetica del classico d’animazione.

Sono stati tolti anche tutti i riferimenti al nazismo e a tutti i totalitarismi del passato che nel classico originale erano rappresentati attraverso il personaggio di Scar. Qui infatti è solo un cattivo che è cattivo perché la sceneggiatura lo richiede e le iene lo seguono solo perché hanno fame. Non c’è piu nessuna critica al fascismo e al modo attraverso cui i potenti propagandano le loro idee per riuscire a controllare le menti dei più stolti. La canzone maestosa attraverso cui Scar convinceva le iene è ridotta ad una specie di discorso elettorale da quattro soldi che non ha un minimo della potenza dell’originale. Pure in questo caso il remake si dimostra una versione meno emozionante e più immatura del classico d’animazione.

Cosi come nella scena della morte di Mufasa, che nel film d’animazione era straziante e qui invece fa quasi sorridere per quanto è realizzata male. Una scena che aveva come ispirazione principale l’Amleto di Shakespeare, ma che per come è stata messa in scena ricorda più la sequenza di Tre Uomini e una Gamba dove Aldo non riesce a scendere dalla montagna. 

Se togli gli insegnamenti, la cattiveria, la poesia e le emozioni al Re Leone, poi cosa ti resta? Timon e Pumba che cantano Hakuna Matata. Che in questo film è pure realizzata in modo pietoso. 

 

scena

Il Re Leone (2019): scena

Era necessario inoltre creare scene che potessero allungare ulteriormente il brodo per far arrivare questo film alla durata di almeno due ore. E quindi invece di inserire scene profonde o che aggiungessero qualcosa di nuovo all’originale, hanno puntato sui siparietti comici delle iene, su un paio di scene senza tensione dove Scar tenta di sembrare malvagio fallendo miseramente e una scena dove il pelo di Simba fa il giro della Savana e invece di arrivare attraverso il vento a Rafiki, viene prima mangiato e poi cagato da una giraffa, i cui escrementi vengono poi portati da delle

formiche fino a Rafiki. Evidentemente gli autori pensavano che inserire una scena di una giraffa che caga fosse più importante di inserire una scena importante per il messaggio del film. Inoltre ci sono due canzoni nuove nella pellicola. Una è in verità una versione abbastanza orecchiabile di “The Lion Sleeps Tonight” dei The Tokens e l’altra è una canzone nuova scritta e cantata in lingua originale da Beyoncé e da Elisa nel doppiaggio italiano. L’ho notata subito perché è la canzone peggiore del film. Elisa è stata anche troppo brava a cantare quello schifo.

Inoltre questo ci porta ad un altro punto fondamentale: il doppiaggio. Infatti per il doppiaggio italiano di questo film sono stati scelti la già citata Elisa nei panni di Nala e Marco Mengoni in quelli di Simba. Se già Elisa è parecchio scarsa nelle scene di dialogo (nelle scene di canto se la cava molto di più), Mengoni si dimostra un totale incapace. Ogni parola che dice fa sanguinare le orecchie del povero spettatore. Smettetela di prendere cantanti o star famose per fare un lavoro che dovrebbe essere fatto solo ed esclusivamente da doppiatori professionisti. Questo è un paese dove la fama e la popolarità ti fa fare molta più strada rispetto a chi ha studiato e faticato per raggiungere i propri obiettivi. La scelta di prendere questi divi per doppiare dei personaggi così importanti è un insulto verso tutti i doppiatori professionisti che ci sono in questo paese. I due doppiatori di Timon e Pumba non sono così male, anche se non valgono nemmeno un’unghia rispetto al grande Tonino Accolla e a Ermavilo. Molto bravi Luca Ward e Massimo Popolizio. Però questa scelta di Mengoni ed Elisa resta inaccettabile.

 

scena

Il re Leone (1994): scena

Tirando le somme, questo remake del classico Disney è un fallimento sotto ogni aspetto ed è riuscito ad essere peggio pure di Maleficent, Aladdin e La Bella & La Bestia. Per quanto quei film fossero fastidiosi e fatti male, almeno erano film che tentavano di distaccarsi in qualche modo dal film originale per trovare una propria identità. Avevano fallito, ma almeno ci avevano provato. Questo film invece non è solo pigro e fatto male, è proprio sfacciato nel suo essere una copia senza emozioni di un film già uscito 20 anni fa. Non si fa problemi ad ammettere di non avere idee e di non avere alcun briciolo di rispetto verso il pubblico. Come ho già detto più volte nel post sui remake Disney, è un film perfetto per il pubblico che vuole vedere sempre la solita solfa e che non ha voglia di seguire una storia o di provare emozioni. Film fatti con lo stampino per un pubblico fatto con lo stampino. Se penso che poi ci sono film che rischiano attraverso storie originali e coinvolgenti ma che vengono derisi dal pubblico in quanto troppo diversi da ciò a cui sono abituati, mi sale un senso di rabbia che non avete idea.

Il mio non vuole essere un commento di odio verso chi ha apprezzato il film, in quanto chiunque è libero di pensarla come vuole. Però prodotti pigri e inutili come questo non fanno bene al cinema, in quanto sono la rappresentazione di come l’industria e il denaro siano più importanti per le major rispetto alla qualità e al rispetto verso lo spettatore pagante.

Non importa quanti soldi incassino questi remake e non importa quanti ne realizzeranno in futuro. Gli unici film che le persone ricorderanno saranno sempre e solo i classici originali.

 

 

 

(PS: in precedenza avevo dato a questo film una stella su cinque. Ripensandoci però il film non ha alcun aspetto positivo che gli faccia meritare quella stella e quindi ho deciso di cambiare il mio voto. Molti diranno che sono troppo severo. Ma francamente me ne infischio)

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