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I Am Mother

Regia di Grant Sputore vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su I Am Mother

di mck
7 stelle

Tre Madri. Gli esseri umani sono inconsapevoli artefici del proprio destino... per interposta... persona esercitante l'imago di un libero arbitrio codificato(si) ed evolutosi. La razza umana crea i propri déi-ri-creatori, le I.A., che selezionano, performano e migliorano i propri déi/creatori… Mother (Earth).

 

H.A.L. 9000 + Proteus IV (Demon Seed) + WALL•E + UnKnown (Daisy Bell) + Boston Dynamics = 3 Madri. 

 


Ben prima dell'accumulo un po' melodrammatico (emblematico a tal proposito l’utilizzo del retorico e topico espediente blazingsaddles-melbrooksiano del «“Che nessuno si muova o ammazzo questo negro!” / “The next man makes a move, the nigger gets it!”»), ma al contempo coerente e plausibile, di colpi di scena in sequenziale sequela [che non opera solo di accumulo di 1+1+1=$, ma tenta di organizzare con l’introduzione di variabili rivelate e/ma collegate un logico e razionale discorso generale di x = a*(1+b²) etc…] nel quarto d’ora finale [oltre l’inizio del quale, dopo l’epifania principale in zona crematorio (e il momento in cui il rimarcante montaggio analettico che rivela la discordanza tra bambina e ragazza è un colpo molto forte), si susseguono altri twist: Mother è tanto in quanto out side, la salvezza là fuori non è quel che sembra e l’origine e sviluppo di Sister segue un piano “divino” avente uno scopo ben preciso e coltivato a lungo termine che la riporta dalla “libertà” (o, meglio: “liberazione”) entro i confini pre-disposti della cattività per adempiere un compito che, una volta assolto, la… “libererà” - ah, quanta ambiguità in una sola parola! - della sua ragion d’essere, esistere, resistere, sussistere…], il difetto maggiore del film (che ad ogni modo e come quasi sempre costituisce anche un pregio, tenendo lo spettatore ben assorto nella contemplazione dell’opera in attesa di assistere alla conferma o alla smentita delle proprie veicolate intuizioni e indirizzate supposizioni), forse, è che regala un po' troppi indizi, e un po' troppo espliciti, per mezzo dei quali uno spettatore un poco smaliziato nel campo dell’Hard-SF speculativa il percorso tecnico-morale lo immagina, scrive, gioca e completa ben prima che la fine giunga da sé. Ad esempio (non è spoiler, essendo un doppio scambio di battute presente nel primo quarto d’ora del film), Mother a Daughter: “Una madre deve imparare a essere un buon genitore. Crescere un bravo bimbo... non è facile. […] Non intendevo allarmarti per l'esame [un misto di Minnesota Test (MMpPI-2: Minnesota MultiPhasic Personality Inventory - 2) e Test di Rorschach: a Daughter, comunque, piacciono le riviste di meccanica]. Misura le mie competenze, più che le tue.” E, in più, ecco un’ulteriore linea di dialogo che non porta d'alcuna parte, forse, ma regala una dose di ambiguità, quando Daughter dice a Woman/Sister, porgendole una mano, “Si suppone tu debba stringerla”, ed è lecito chiedersi se l’adulta in campo sia in difetto di verità o di conoscenza (inoltre, d’intorno: per la figlia/sorella umana e la madre I.A. droide-robotica la sorella/madre/figlia ospitestranea/straniera è come un lupo ferito: la scena in cui Daughter porge a Woman il vassoio di cibo post-operatorio è commovente [grazie anche e soprattutto alla mai messa in discussione bravura di Hilary Swank (mentre la giovane Clara Rugaard si dimostra essere brava sparring partner... protagonista), che di film orridi ha cosparso la carriera sorretta da interpretazioni magistrali: Boys Don’t Cry, Insomnia, Million Dollar Baby, the Black Dahlia, the HomesMan, Logan Lucky, Trust), seconda solo a quelle degl’incontri di John Dunbar con Two Socks e di Timothy Treadwell con la volpe (vivisezionato da Werner Herzog). 

 


“E siccome, nella galassia, non avevano trovato nulla di più prezioso della Mente, ne avevano incoraggiato ovunque gli albori. Erano divenuti gli agricoltori dei campi delle stelle; seminavano, e a volte mietevano. E talora, imparzialmente, dovevano estirpare.”
Arthur C. Clarke - “2001: a Space Odyssey” - 1968 [*]

Grant Sputore, con all'attivo solo la regìa di qualche episodio della serie young-adult “CastAway” (2010-'11), proseguimento di “Trapped” (2008-'09), mette qui in scena la sceneggiatura che l'altrettanto semi-esordiente Michael Lloyd Green ha tratto dal soggetto scritto assieme al regista.
Comparto tecnico ben posizionato nella media: fotografia di Steven Annis [molti videoclip musicali e spot pubblicitari e il prossimo lovecraftiano “the Color Out of Space” di Richard Stanley (“HardWare”) con Nicolas Cage e Q'orianka Kilcher], montaggio di Sean Lahiff (“the DarkNess”, “Jungle”, “Cargo”) e musiche di Dan Luscombe e Antony Partos.
Soprattutto un buon a tratti ottimo lavoro di scenografia: production design di Hugh Bateup e art direction di Adam Wheatley.
“Mother” è realizzata da Weta Workshop, vocalizzata da Rose Byrne e motioncapturizzata, “indossata” e animata dal progettista supervisore Luke Hawker.
Interni australiani ed esterni neozelandesi. Presentato al SunDance e in séguito acquistato da NetFlix

 


“E poiché, in tutta la galassia, non erano riusciti a trovare nulla di più prezioso della Mente, ne avevano incoraggiato il sorgere ovunque. Erano divenuti coltivatori nei campi delle stelle; avevano seminato e talora mietuto. E a volte, spassionatamente, dovevano estirpare.”
Arthur C. Clarke - “2010: Odyssey Two” - 1982 [*]

Coraggioso nella realizzazione materialistico-meccanicista, auto-determinantesi e nichilista (in-naturalità indifferente, benevola e matrigna) e coerente con questa illuministica propensione in cui il libero arbitrio è esercitato dal più forte, il film relega la religione (oro degli allocchi e, come diceva quello, singhiozzo di creatura oppressa, sentimento di un mondo senza cuore, spirito di una condizione priva di spirito, oppio dei popoli) a rifugio della speranza per gli afflitti, pre-destinati all'oblio e indirizzati verso l'estinzione (certo... credenti o no…) coatta: dopo che (una parte de) la madre si è lasciata “uccidere” dalla figlia [una parziale emancipazione, del tutto simbolica, ed espletata, avvalorata, concretizzata, rivelata e dichiarata soprattutto dagli ultimi frame sul primo piano di Daughter: climax che coerentemente rientra alla perfezione nella tabella di marcia dello schematico piano multi quinquennale o vasto programma (di ri-terraformazione e protezione, salvaguardia, reintroduzione e ripopolamento) che dir si voglia post-genocidio/sterminio/apocalisse sotto forma di valvola di sicurezza e sfogo sterilizzante/concimante: dopo che l'ambiente è stato ripristinato le bestie selvagge devono essere lasciate libere di ripopolarlo da sole, libere], va a cercare l'altra figlia/donna per dismetterne la funzione, dimissionarla dalla vita: ucciderla, ammazzarla, trucidarla. 

 


Un film (non importa se inconsciamente o consapevolmente) fascista? Direi di no. Un film possibilista-pessimista. Le due (tre) cose non si escludono. Di mezzo, eugenetica comportamentale, che per lunghi tratti sconfina, simbioticamente, nell’imprinting/attaccamento per/de-formativo.

* * * ¼ - 6 ½

 

Note.

- "I Am Mother" è da confrontare, anche, con “EveryThing Beautiful Is Far Away”. 

- Assonanze blackmirror-esche/anti/evoli/ose/iane: pre-Macerazione e Linguaggio Macchina (un nuovo lignaggio), by Boston Dynamics.

[*] Le differenze nel testo delle due citazioni sono da "imputare" al traduttore, il mai troppo lodato Bruno Oddera, ché l'originale così recita, tanto in 2001 quanto in 2010: "And because, in all the Galaxy, they had found nothing more precious than Mind, they encouraged its dawning everywhere. They became farmers in the fields of stars; they sowed, and sometimes they reaped. And sometimes, dispassionately, they had to weed."   

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