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Qualcosa è cambiato

Regia di James L. Brooks vedi scheda film

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La recensione su Qualcosa è cambiato

di LorCio
6 stelle

Solo un mostro come Jack Nicholson poteva impersonare un uomo così contraddittorio: sgradevole, scorbutico, cinico, diffidente, tagliente, fobico. Uno che scrive romanzi sentimentali in cui entra nell’intimità delle donne e nella vita vera usa tre saponette per lavarsi le mani, chiude ogni volta la porta a cinque mandate, tratta malissimo chiunque, a costo di essere razzista. Ad un certo punto qualcosa cambia, e l’evoluzione, prevedibile, riesce a non essere scontata. È il ruolo che è valso a Nicholson il terzo Oscar della carriera, e a dire il vero non è che sia indimenticabile.

 

Indimenticabile è, invece, la sua dichiarazione d’amore ad Helen Hunt, cameriera piena di problemi che si è portata a casa, anche lei, una statuetta dorata dell’Academy. A lume di candela, lei gli chiede di farle un complimento, finalmente. Allora lui fa: “Diciamo che io ho... cos'è?... un disturbo?... Il mio dottore, uno psicoanalista dal quale andavo sempre, dice che nel 50-60% dei casi una pillola può aiutare molto. Io odio le pillole, roba molto pericolosa le pillole, odio. Bada bene uso la parola "odio" apposta, quando parlo di pillole. Odio! Il mio complimento è che quella sera che sei venuta da me e mi hai detto che non avresti mai... beh, insomma, tu c'eri quella sera e lo sai, quello che hai detto. Beh, il mio complimento per te è che... la mattina dopo, ho cominciato a prendere le pillole”. Lei: “Non capisco come possa essere un complimento per me”. E Nicholson qui sfodera il battutone da mandare a memoria: “Mi fai venire voglia di essere un uomo migliore”.

 

Emblematico questo dialogo per comprendere l’istanza di base dell’opera di Brooks: un’acida commedia malinconica con quella punta di romanticismo utile per far sciogliere i cuori di pietra come Melvin. In più ci sono un pittore gay a cui non resta che risorgere dopo aver toccato il fondo (bravissimo Greg Kinnear) e il cagnolino che recita molto meglio di tanti colleghi che bazzicano sullo schermo. La sceneggiatura è di quelle che fanno felici gli attori; in realtà, due ore e venti sono decisamente troppe per risolvere una vicenda che non di rado mostra il fiato corto. A dire il vero, a volte ci si chiede pure se ci sia davvero una vicenda. Sì, c’è chi la abita… Ma cosa si abita?

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