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Piccole donne

Regia di Greta Gerwig vedi scheda film

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La recensione su Piccole donne

di leporello
8 stelle

   Non so di chi sia il merito, mi sforzerei di capirlo se non fossi quel pigro e zoticone ignorante che sono. Scherziamo, chi l’ha mai letto? “Piccole Donne” è uno di quei romanzi ottocenteschi che nelle migliori delle ipotesi tipografiche viaggia sulle trecentocinquanta pagine scritte in piccolo, in antico, olenti di muffa ancorché nobile, come quella delle mummie d’Egitto...
Però conoscevo e conosco Greta Gerwig, di lei mi fido, anche solo perché mi sta simpatica, e allora eccolo, il suo film, “tratto da” (e per fortuna solo tratto da), e comincio a ragionare per capire di chi sia il merito.


Per curiosità comincio con un raffronto anagrafico: quattro attrici per quattro sorelle, tutte classe mille novecento e novanta. Curiosamente, la maggiore delle sorelle (Emma Watson) ha quattro anni in meno della eroina secondogenita (Saorsie Ronan), però nel film sa dimostrare tranquillamente di essere più grande. L’attrice mamma (Laura Dern) è invece degli anni ’60, circa come me, un po’ meglio di me, e nel 1868 (data del romanzo della Alcott) c’avrebbe avuto da aspettare ancora un centinaio d’anni prima di farsi viva.


   Dal canto suo, la Gerwig, classe circa mille novecento ottanta, californiana, sta un po’ a metà strada nel tempo ma piuttosto lontana nello spazio rispetto alla Pennsylvania in cui vide la luce la Alcott. Di Mary Louise Streep (per gli amici Maryl) non diciamo niente, lei è super/intra partes,  come la mummia di Cleopatra, che probabilmente non è mai esistita (la mummia). E’ però compatibile, anzi propedeutico, col DNA complessivo del film.
Allora com’è che ne esce fuori un film così bello e gradevole? Non siamo forse nel 2020, che questo va scritto in numeri e non in lettere, non foss’altro che per scaramanzia, vista tutta la corona-sfiga che ci sta portando?


   Io ho un paio, due o tre di risposte sceme sceme, pigre e tipiche dello zoticone.
La prima è l’entusiasmante bravura delle quattro sorelle attrici tutt’e quattro (mamma e zia mi perdoneranno per volerle porre in secondo piano), tanto brave da far sembrare bravi anche quei pochi maschi che ci viaggiano intorno (ma Timothée Chalamet non era un cartone animato???). La seconda è un tessuto narrativo che viaggia nel prima e nel dopo senza nessuna rottura, senza che il prima sia necessariamente  prima e il dopo sia necessariamente dopo: tutto avviene contemporaneamente, vita, amore, morte, arte e miracoli, è tutto qui ed ora. La terza è una regia (brava Greta!) che si muove con una modernità che si fa beffa di ogni anagrafe, di ogni riferimento, che punta dritto all’emozione e centra il bersaglio in ogni istante, dal primo fotogramma all’ultimo con piglio (sembrerebbe quasi) involontario di pre e post femminismo applicato, perfetta risposta ad ogni oscenità reale e scenica della nostra miserabile epoca del Mitù (questo si scrive in italiano, per chi sa leggere lingue, numeri, e magari anche un po’ di antropologia insieme).


   Ottimo film, parere di zotico.

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