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Croce e delizia

Regia di Simone Godano vedi scheda film

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alan smithee

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La recensione su Croce e delizia

di alan smithee
6 stelle

Una "e" del titolo che fa la differenza: quella che si pone tra le parole "croce" e "delizia". E che contrasta con le differenze caratteriali, ma soprattutto sociali, che oppongono le famiglie Castelvecchio e Petagna a tal punto da far ritenere più propensa una "o", piuttosto che la congiunzione di cui sopra.

Ad unire i tragicomici destini di queste due antitetiche unità familiari, una segreta passione che prende entrambi i capofamiglia, un quasi sessantenne facoltoso antiquario libertino e con due famiglie a carico da una parte, ed un aitante quarantacinquenne vedovo con tre figli di età varie, titolare di una pescheria, dal momento che si incontrano per un particolare quanto nevralgico controllo medico, che per fortuna scongiura ad entrambi eventuali problematiche più serie.

Decisi, seppur con modalità assai differenti, ad esplicitare la reciproca passione che li accomuna, i due si ritrovano, con le rispettive famiglie, in vacanza nella villa sul mare di Gaeta del ricco sessantenne, col presupposto di apparire i primi come i proprietari di casa, ed i secondi come gli affittuari casuali della dependance posta a poca distanza dal principesco stabile principale, situato a ridosso della costiera rocciosa.

Scoperta in flagranza di atteggiamento affettuoso, la strana coppia diverrà vittima - da una parte - dei pregiudizi irrefrenabili della famiglia popolana, schietta, ed intransigente del pescatore, e dall'altra della ostentata diffidenza della agiata, apparentemente aperta e disinibita famiglia del ricco antiquario, preoccupata di doversi compromettere con l'arrivo a sorpresa dell'orda di popolani gretti e ignoranti.

Forte di un gruppo di interpreti assai bravi ed azzeccati, capitanati dai due ispirati Fabrizio Bentivoglio (vezzoso in modo irresistibile, sempre a rischio gigioneria, ma efficace e ironico al punto giusto) e Alessandro Gassman più sottile ed espressivamente in forma del solito, Croce e delizia si fa forte della efficace scrittura della giovane sceneggiatrice Giulia Steigerwalt (già autrice del precedente e piuttosto riuscito film di Simone Godano, ovvero il parimenti malizioso e godibile Moglie e marito), per fornirci un rinnovato ed aggiornato, godibile trattato sociale con cui la classica, sofisticata commedia italiana traccia un ispirato e satirico ritratto di due mondi che cercano di evitarsi, fino a quando le circostanze inaspettate li costringono a scendere a patti.

Ne scaturisce un teatrino godibile, seppur tutt'altro che originale, ma a tratti decisamente divertente, con cui regista e sceneggiatrice si divertono a tornare in argomento "sociale" con tematiche lontanamente semiserie che, descritte con una certa verve ed una innegabile capacità di sdrammatizzazione, hanno fatto, decenni addietro, la storia e la fortuna della nostra migliore commedia italiana. 

Efficace pure la terza protagonista, Jasmine Trinca, acqua apparentemente cheta che nasconde rancori mai sopiti in grado di generare vortici incontrollati, e parimenti efficace il dimagrito e quasi irriconoscibile Filippo Scicchitano, caratteriale e un po' incontenibile figlio maggiore coatto e puritano del pescatore.

Contorno di lusso, quello rappresentato da attrici di razza come Lunetta Savino e Anna Galiena, rispettivamente moglie francese un po' fumata e svampita, ed amante legittimata e dal piglio sicuro, del capofamiglia Castelvecchio.

 

 
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