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Il deserto dei tartari

Regia di Valerio Zurlini vedi scheda film

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La recensione su Il deserto dei tartari

di steno79
8 stelle

Questa estate ho letto "Il deserto dei tartari" di Dino Buzzati, romanzo fra i più acclamati della letteratura italiana del Novecento, e per un cinefilo incallito era praticamente impossibile non visionare il film tratto da un'opera letteraria di livello così elevato. Il film di Valerio Zurlini, purtroppo l'ultimo della sua carriera, è un adattamento scrupoloso, per molti versi fedele alla pagina scritta sia nello spirito che nella lettera, e se ne discosta a mio avviso in alcuni elementi che non potevano essere riprodotti in maniera identica, ma che necessitavano di una ricollocazione che gli conferisse maggiore concretezza visiva e narrativa, come già osservato da più parti. Ho trovato singolare la scelta di cambiare i nomi di luoghi e personaggi, talvolta in maniera minima (la fortezza Bastiani diventa Bastiano, il tenente Simeoni diventa Simeon, il maggiore Matti diventa Matis ecc.), ma mi rendo conto che queste possono apparire osservazioni tutto sommato di importanza secondaria. Per quanto riguarda la cosiddetta "trama" e la drammaturgia, che in Buzzati è ridotta all'osso e assume connotati estremamente vaghi nella definizione di certi eventi o personaggi, mi sembra che Zurlini abbia fatto tutto il possibile per trasferire sullo schermo i fatti principali e alcune suggestioni che nel libro hanno un potere evocativo molto forte, anche se ha dovuto inevitabilmente tagliare qualcosa e inserire alcune ellissi temporali significative (personalmente avrei gradito le scene del ritorno di Drogo in città dalla madre e dalla donna che lo aspettava, che qui sono sostituite da un'unica breve sequenza in cui ascolta un brano al pianoforte in abiti civili). Nel complesso però il film può contare su molte felici intuizioni, avvalendosi di una scenografia che mischia elementi eterogenei con risultati di grande fascino soprattutto nelle inquadrature del paesaggio nella fortezza iraniana, può contare su una partitura di Ennio Morricone che riesce a restituire un afflato epico ad alcuni episodi di spicco, e in generale è ben servito dal cast in cui ritroviamo molti attori famosi soprattutto italiani e francesi. Il protagonista Jacques Perrin, vero attore feticcio di Zurlini dai tempi di "La ragazza con la valigia", risulta qui perfettamente in parte come il tenente Giovanni Drogo, ha la giusta aria fanciullesca all'inizio ma poi col passare degli anni riesce a restituire in modo credibile il tormento interiore e l'attesa sfibrante che caratterizzano il personaggio; fra i caratteristi un Vittorio Gassman colonnello dal giusto distacco dai rituali militari, un Giuliano Gemma efficace e perfino sorprendente nel fanatismo guerrafondaio, anche se purtroppo doppiato, un Jean Louis Trintignant medico prudente e un Helmut Griem degno delle sue migliori performances in "Cabaret" e "La caduta degli dei". Su due ore e mezza di proiezione qualche lieve impaccio e imperfezione nel ritmo, ma anche tante immagini potenti, composte con raffinata intelligenza per ricordarci l'angoscia del vuoto esistenziale e l'incomprensibilita' della vita.

Voto 8/10

Giuliano Gemma

Il deserto dei tartari (1976): Giuliano Gemma

 

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