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Parasite

Regia di Joon-ho Bong vedi scheda film

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La recensione su Parasite

di port cros
8 stelle

Commedia nera e satira sociale, thriller e persino horror, è molto difficile assegnargli un genere specifico. Film dall'originalità spiazzante nel sovvertire le aspettative, vanta una messinscena ed una fotografia perfette ed una sceneggiatura che è un meccanismo ad orologeria nella prima parte, ma cala nel finale troppo estremo.

Woo-sik Choi, So-dam Park

Parasite (2019): Woo-sik Choi, So-dam Park

 

Voto: 7,5 su 10

 

Tutti sono disoccupati nella povera famiglia Kim, ridotta a vivere in un seminterrato fatiscente, piegando cartoni della pizza per racimolare qualche soldo ed intossicandosi per una disinfestazione gratuita. Per cui il figlio Ki Woo non si tira indietro quando si tratta di mentire sul proprio curriculum per ottenere un lavoro di insegnante privato di inglese per la figlia di una famiglia dei quartieri alti. Il primo raggiro è solo un modo di infilare il piede nella porta, perché i Kim dimostrano un ingegnoso talento nell’escogitare un piano per insinuarsi tutti e quattro come parassiti nella vita dei Park, al fine di risolvere le proprie difficoltà economiche, approfittandosi dell’ingenuità della madre e facendo spietatamente fuori i precedenti dipendenti.

 

Yeo-Jeong Cho, Sun-kyun Lee

Parasite (2019): Yeo-Jeong Cho, Sun-kyun Lee

 

Commedia nera e satira sociale, suspense thriller e persino horror, è molto difficile assegnare al film un genere specifico. La prima parte sardonica e spassosa ci mostra come i poveri riescono subdolamente e spregiudicatamente ad introdursi nella vita dei ricchi,  costruendo un incredibile castello di menzogne e raggiri. Quando il castello rischia di crollare, il film cambia passo sorprendendoci con spiazzanti svolte narrative, percorrendo una traiettoria inaspettata che lo conduce ad arrivare dove non ci si poteva minimamente aspettare al principio, fino ad un finale eccessivo e splatter fino al grottesco (la parte a mio avviso meno convincente e credibile).

 

Amara riflessione sulle differenze di classe nella ricca società sudcoreana, è spietato nel delineare la dinamica feroce che si instaura tra i nuclei familiari, non solo verticalmente, ma anche e soprattutto orizzontalmente, tra gli “ultimi”, nonostante nessuno tra i personaggi sia del tutto puro o del tutto marcio, ciascuno ha le sue motivazioni per le modalità più o meno moralmente discutibili con cui agisce, che affondano quasi sempre nella posizione sociale e nell'ambizione di scalare la montagna del benessere. Alla figlia che afferma che la padrona di casa è ricca ma gentile, la madre fa notare che in realtà è gentile proprio perché è ricca, essendo la ricchezza un ferro da stiro che distende tutte le pieghe. Mentre tra chi si arrabatta al livello inferiore della scala sociale è fin da subito un mors tua, vita mea, senza esclusione di colpi bassi per prendere il posto di chi sta un po’ meglio. Chi è privilegiato non comprende invece del tutto come è la vita dei poveri, non ne considera proprio l'esistenza nemmeno se questa si svolge letteralmente sotto i loro piedi (e per questo è relativamente facile ingannarli), ma ne percepisce un particolare e sgradevole odore, l’odore di chi prende la metropolitana, per cui non riescono a nascondere un senso di disgusto che punge l'orgoglio del padre Kim.

 

Yeo-Jeong Cho

Parasite (2019): Yeo-Jeong Cho

 

Il film strabilia per la perfezione della messinscena, la maestria stilistica impeccabile, ci regala scene magnifiche, come quando il figlio, regista dell’intera operazione, prova col padre  le battute giuste per manovrare l’ingenua padrona di casa e soprattutto la splendidamente girata sequenza del diluvio che allaga il seminterrato, mentre il water sputa acque nere. Lo squallido ed angusto seminterrato, dove ci si collega  ad Internet solo rubando il wi-fi ai vicini, è l’opposto speculare all’enorme e specchiatissima casa dei Park, disegnata dal precedente proprietario, un celebre architetto (nella realtà costruita appositamente per il film). La casa, con i suoi spaziosi ambienti, il mobilio di design minimalista e l’immensa vetrata panoramica sul verde del giardino (speculare alla finestrella del seminterrato con vista sugli ubriachi che pisciano per strada), ma anche i suoi meandri misteriosi e nascosti, è una dei protagonisti del film, esplorata dalla macchina da presa in tutti i suoi cantucci.

 

scena

Parasite (2019): scena

 

Film dall’originalità spiazzante nel frullare diversi generi e nel sovvertire le aspettative, vanta una messinscena ed una fotografia perfette ed una sceneggiatura che è un meccanismo ad orologeria nella prima parte, ma cala un po’ nel finale ove, estremizzando in maniera esagerata e parossistica il gioco al massacro, non convince del tutto. C’è anche un omaggio all’Italia attraverso l’uso di “In ginocchio da te” di Gianni Morandi nella colonna sonora, un po’ straniante da sentire in un film orientale.

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