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Parasite

Regia di Joon-ho Bong vedi scheda film

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Barone Cefalu

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La recensione su Parasite

di Barone Cefalu
6 stelle

É affascinante come registi di talento, che dimostrano di avere capacità notevoli nel raccontare e descrivere storie in patria, nascondano un torbido sogno nel cassetto: non solo quello di un riconoscimento internazionale forte, spesso giustificabile, ma addirittura quello di rompere quelle barriere di pregiudizi del pubblico occidentale (leggi americano) nei confronti del cinema orientale.

Non a caso già da molti anni abbiamo assistito a versioni "tradotte" dei film asiatici, remake che noncuranti nell'estirpare la storia da un impianto comunque legato al territorio ed ad aspetti sociali forti, snaturano quell'equilibrio che tanto ha amato un pubblico forse ridotto rispetto alle masse, ma sicuramente più attento. 
Gli attori vengono sostituiti da volti più riconoscibili, la fotografia viene maldestramente resa debordante rendendola spesso eccessiva e slegata dalle atmosfere del film, la narrazione procede freddamente ed isolata dal resto. I luoghi originari della storia fanno posto a "non luoghi", privi di identità.
Questo processo è cresciuto fino a portare gli stessi registi orientali a girare i film all'estero o ad utilizzare icone del cinema Hollywoodiano nei loro film, ma il risultato non cambia, perché anche loro sono ignari che il loro talento registico viene condizionato e quindi costretto da meccanismi che difficilmente possono essere assimilati a pieno. Non stiamo parlando di Hitchcock che nel 1940 decide di lasciare Londra per gli USA, ma di un cambio molto più difficile, profondo e distante.
 
Ed ecco come Chan-wook Park e Bong Joon-Ho, registi entrambi sudcoreani di straordinario talento, piegano quell'equilibrio eccezionale dei primi film verso un cinema ammiccante ma più ordinario, che copia parte dei modelli occidentali tradendo un vecchio spirito forte, uno stile sanguigno, un ritmo unico in favore di canoni stereotipati.
Chan-wook Park scivola quasi nel ridicolo combinando quel pastrocchio di "Stoker" prendendo l'estetica e musiche alla "Lezioni di Piano" o "The Others" ed unendola ad una storia all'inizio promettente che poi perde ogni mistero e fascino a metà del film. Meno male che Jarmush riesce con maestria ad ironizzare, scherzando con la stessa protagonista Mia Wasikowska nel "Solo gli amanti sopravvivono" dello stesso anno.
Bong Joon-Ho invece (maledetto sia quel giorno) resta affascinato da un fumetto francese di fantascienza , "Le Transperceneige", e l'ambizione sfrenata lo porta a voler raccontare una storia che anche il suo produttore storico rifiuta, fino a quando lo stesso Park gli presenta il suo produttore e la frittata è fatta. Con "Snowpiercer", Bong Joon-Ho piega il suo stile tra un debole Gilliam e soprattutto richiami alla Jean-Pierre Jeunet, ma anche lo stesso Chan-wook Park di "Oldboy", realizzando il film più costoso della Corea del Sud, una critica sociale ed ecologica (sempre sue bandiere) così noiosa, da ripetersi, anche se con meccaniche simili, nel suo ultimo, acclamato "Parasite".
La forza di quest'ultimo è proprio l'ironia, la bravura degli attori, a partire dall'attore feticcio di entrambi i registi, Song Kang-ho (Mr. Vendetta, Memories of Murder, Lady Vendetta, The Host, ecc), volto un po' alla Kitano ma più innocente ed orso, mentre la meccanica per quanto affascinante, resta lontano dalle torbide atmosfere alla Burroughs. La critica sociale è ovvia, dichiarata dopo pochi minuti. Non c'è alcun mistero, se non il fascino di assistere, forse solamente all'inizio del film, a personaggi così vari e singolari che giocano in un ruolo da commedia con un'anima tragica. Il film non salva alcuna classe sociale, da quella più bassa che festeggia tra "lavori" come piegare i cartoni della pizza (e lo fa anche male) e ricerca perenne del segnale Wi-Fi, mentre quelle più agiate ma ugualmente ignoranti, che credono nella cultura superficiale o di facciata. Se il tentativo è lodevole, manca la forza conclusiva, mentre il racconto si arrende ad un gioco di scatole cinesi tanto intricato quanto evidente ed in parte deludente perché poco credibile.
Allegoria della società moderna, Parasite è un film sicuramente interessante ma impoverito da scelte comunicative troppo ovvie, ed una storia che vuol tenere insieme troppi aspetti diversi, che scivolano via presto.
Siamo lontani dalla forza e dalla critica sociale del recente, eccezionale Burning del conterraneo Chang-dong Lee
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