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Waiting for the Barbarians

Regia di Ciro Guerra vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Waiting for the Barbarians

di obyone
5 stelle

 

Mark Rylance

Waiting for the Barbarians (2019): Mark Rylance

 

Venezia 76. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica.

Come molti artisti, esponenti di cinematografie di nicchia, anche il colombiano Ciro Guerra, forte degli importanti consensi critici accumulati negli anni trascorsi, si è lasciato sedurre dalle sirene di una coproduzione internazione. “Waiting for the barbarians” è il suo primo film in lingua inglese ed è la trasposizione del romanzo omonimo dello scrittore sud africano J.M. Coetzee, un’opera a detta di molti improba da tramutare in immagini cinematografiche. Vent’anni di gestazione rendono bene l’idea delle difficoltà incontrate dal produttore americano Michael Fitzgerald che avrebbe voluto produrre questo film ben prima del 2019. A quanto pare è stato decisivo l’interesse dello stesso Ciro Guerra oltrechè l’apporto dello stesso Coetzee che ne ha curato la trasposizione, per raggiungere il risultato finale.

Il film narra la storia di un magistrato (Mark Rylance) che governa un piccolo avamposto nel deserto, una sorta di colonia romana di frontiera, posta al controllo dei confini dell’Impero. La piatta tranquillità del lugo viene sconvolta dall’arrivo del colonnello Joll (Johnny Depp) che, a fronte di un controllo di routine, nasconde il compito di inasprire i rapporti con i confinanti popoli barbari che si reputano in odre di sommossa. Il magistrato non crede, tuttavia, alla necessità di rendere più crudi e violenti i rapporti di vicinato esponendo egli stesso al visitatore i dati di una delinquenza ordinaria e non legata a questioni politiche. L’avamposto è sicuro e nulla lascia presagire un attacco al confine come lascia intendere, a contrario, quel damerino di Joll che di deserto e frontiera non conosce alcunchè.

Nonostante le rimostranze, Joll impartisce ordini che producono il risultato di rendere effettivamente nervosi i rapporti tra i civilizzati abitanti dell’avamposto ed i nomadi del deserto. Mosso a compassione dai maltrattamenti subiti da una giovane nomade per mano dei soldati, il magistrato ne diventa ospite, e nel rapporto travagliato intessuto con lei acquisisce un’ulteriore conoscenza del nemico che lo spinge ad opporsi ulteriormente all’esercito e ai suoi ufficiali, ben conscio che la sua visione della questione è opposta a quella del potere centrale.

Ciro Guerra trasmette accuratamente la tensione emotiva prodotta dallo scontro tra il potere centrale ed il governo locale nella raffinata dialettica tra il magistrato ed il colonnello in ispezione. Una tensione dovuta allo scontro ideologico tra chi applica con analitica compostezza ordini che non ammettono eccezioni o deroghe, e predilige la guerra come forma preventiva di protezione dello status quo alle trattative di buon vicinato, e chi, a contrario, cerca di applicare le regole in funzione della logica locale.  Se l’apporto dei dialoghi tra i due personaggi è fondamentale per ricostruire la pressione esercitata sul magistrato nella prima parte del film i capitoli successivi a quello iniziale mettono in mostra, a mio avviso, lacune che minano la fluidità del racconto. Si avverta la presenza di continui strappi nella narrazione che vorrebbero, forse, attribuire una kafkiano senso di ineluttabilità nella condizione dell’amministratore esautorato, senza motivo, dai propri poteri. Guerra avrebbe potuto lavorare maggiormente sull'analisi delle conseguenze di una massa plagiata dalle disposizoni militari, rimasta ipnotizzata dai toni della politica e spinta ad abbandonare il quieto vivere per abbracciare un atteggiamento di diffidenza e in fine violenza nei confronti dei popoli confinanti.

 

Johnny Depp, Mark Rylance

Waiting for the Barbarians (2019): Johnny Depp, Mark Rylance

 

Il tema del film è decisamente attuale, in questo momento di populismi cavalcanti le onde del sospetto e della paura, tuttavia il ritmo sonnacchioso e i salti temporali non riescono a rendere particolarmente appassionante il racconto in cui si intrecciano le questioni private del protagonista e quelle impalpabili della comunità. Ottimo Mark Rylence calato appieno nella parte del  funzionario statale. Su Johnny Depp, a contrario, si potrebbero spendere fiumi di lettere per descriverne l’interpretazione. Se, da una parte, la versione originale ha palesato una modulazione ed un timbro di voce straordinario, che verrà persa nel doppiaggio, dall’altro non posso fare a meno di criticare il personaggio in cui l’attore si è imprigionato da troppo tempo. Un personaggio paradossale, barocco, dalle posture regide e dalle movenze eccentriche e svagate che un paio di occhialini da sole appositamente creati per lui sottolineano immancabilmente. Sarebbe forse ora di rilanciare la carriera di questo attore seppellendo, una volta per tutte, la parrucca e la bandana da pirata che aleggia in ogni sua movenza anche tra le sabbie del deserto.

Fatta salva la dichiarazione d’intenti di fronte al colonialismo, al neoliberismo e al populismo, e la condanna degli essi, spero in un ritorno di Guerra alle sue radici dove è più facile librare quell'autorialità, qui imprigionata da questioni commerciali, che sono nel finale di “Waiting for the barbarians” si trasforma in un barbaro, vibrante e polveroso lirismo, nella calda fotografia e nel campo lunghissimo premonitore di  una rappresaglia a lungo provocata ed ora imminente.

 

locandina

Waiting for the Barbarians (2019): locandina

 

 

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