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La donna alla finestra

Regia di Joe Wright vedi scheda film

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La recensione su La donna alla finestra

di EightAndHalf
6 stelle

Oggi è sempre più raro che un team hollywoodiano di artigiani del cinema da Oscar si cimentino in opere spiccatamente di genere e in storie intime e riservate che possano anche esagerare. Forse Robert Zemeckis, nei suoi quadri postmoderni - di post-genere, o di post-immaginario - è l'unico a proseguire questa linea feticistica che da Hitchcock attraverso De Palma non la smette di vivere di sensazioni "pure", dirette, esagerando nello stereotipo, accogliendo a braccia aperte il virtuosismo. The Woman in the Window di Joe Wright (che a dire il vero fino ad adesso non lasciava presagire niente che fosse davvero esagerato, felicemente fine a se stesso, nel suo cinema) è lo sfogo di genere di un cinema troppo ossessionato dalla tematica per occuparsi dei feticismi dei suoi personaggi. Un thriller da camera in cui la metà dei colpi di scena è prevedibile ma non ha importanza, perché il vero colpo di scena è una luce rossa in una camera da letto, un gioco prospettico su un vetro, una foto che si carica in un Mac, un forcone conficcato in una guancia. Il colpo di scena è la tecnica artigianale di alta fattura, che non si ferma neanche di fronte alle sequenze più filler della narrazione; una cinepresa che si sposta lenta per spiegare che abbandonare un campo e relegarlo al fuoricampo vuol dire affidarlo ai più oscuri segreti; oppure ancora una cinepresa che segue una traiettoria fuoricampo ma i layer dell'immagine rivelano altro, come nello splendido finale violento in cui qualcuno cade da un tetto e la camera si muove col ritmo della caduta per inquadrare, però, la persona rimasta in vita. 

E' legittimo non ritrovarsi in questo film e non voler toccati i propri miti - i già citati Hitchcock e De Palma - soprattutto perché il film a volte mostra il fianco al compromesso, sensazionalizza risvolti scontati di trama e non si capisce mai se parla allo spettatore smaliziato o allo spettatore più incosciente, tenendo due piedi in una scarpa. Ma che sia la riprova che mettere attori di tal guisa in racconti piccoli di genere - e una musica clamorosa come quella di Danny Elfman - può permettere divertimento a chi sa ammettere che il cinema è anche feticcio, lordura e ossessione. 

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