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Rocketman

Regia di Dexter Fletcher vedi scheda film

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La recensione su Rocketman

di Malpaso
8 stelle

Rischiava di essere l'ennesimo inutile corredo da greatest hits, invece Rocketman si rivela essere un bel musical introspettivo sui tormenti del giovane Elton John.

La recensione che segue la trovate anche sul mio blog.

 

Rocketman va ad inserirsi in quel nuovo filone di biopic musicali incentrati sulle rockstar degli anni settanta e ottanta, sulla scia di Bohemian Rhapsody; e proprio da quest’ultimo si dovrebbe partire, dato che a sostituire Bryan Singer in cabina di regia fu proprio Dexter Fletcher, unico regista firmatario invece del film che racconta l’ascesa di Elton John. Infatti, vedendo il risultato finale di un’opera posta unicamente nelle sue mani, si può dedurre che nella prima il suo apporto fu minimale e percepibile solamente nelle poche scene in cui si provava a mostrare la solitudine di Freddie Mercury una volta raggiunta la fama mondiale; perché Rocketman parla di questo: la pellicola non vuole essere una banale biografia strutturata come film-concerto, perciò la narrazione spesso si disfa in un vero e proprio musical introspettivo, atto a rappresentare il punto di vista del protagonista, vittima di un rapporto difficile coi genitori, anima solitaria mascherata poi da mattatore sul palcoscenico.

 

“And I'm gonna be high as a kite by then

I miss the earth so much I miss my wife

It's lonely out in space” – Rocket Man, Elton John

 

Dexter Fletcher evita di ridurre l’opera ad accessorio visivo della compilation dei maggiori successi del cantante e racconta il travaglio interiore di un uomo distrutto dall’assidua ricerca d’affetto e d’amore; ogni pezzo inserito nella colonna sonora ha una sua valenza espressiva nel portare avanti tale discorso e, non a caso, uno dei punti forti di Rocketman è il riuscire a dare profondità al protagonista. L’Elton John di Taron Egerton (nella migliore performance della sua carriera) è un personaggio estremamente umano, che si porta dietro le difficoltà di non riuscire ad accettarsi e di non conoscersi veramente. Le musiche, con l’ausilio delle splendide coreografie, fanno entrare lo spettatore nel mondo del musicista britannico, ne esplicitano gli stati d’animo e configurano l’intera opera come un viaggio alla scoperta di sé. Il film ha il coraggio di osare, mostra la perdizione della rockstar nel momento in cui il successo raggiunge l’apice, il suo rifugiarsi nell’alcool e nelle droghe per obnubilare le proprie emozioni, nel vano tentativo di sopperire a ciò che non è mai riuscito ad agguantare: il calore di relazioni umane reali.

 

La regia spazia dalle atmosfere oniriche della fanciullezza, in cui il sogno ad occhi aperti lascia presagire tanto il talento ancora celato quanto la tendenza del giovane Elton ad essere altro da sé nelle proprie fantasticherie, alla frenesia della vita sotto i riflettori e stupefacenti. Rocketman soffre comunque di problemi di ritmo, a causa della pesantezza di alcuni passaggi narrativi. Va anche detto che tale pesantezza sia in buona parte dovuta alla scelta di non premere particolarmente sull’ironia: l’opera di Dexter Fletcher non è e non vuole essere divertente e anche per questo motivo non pare destinata al successo tra il pubblico generalista. Non ci troviamo di fronte all’ennesimo inutile elogio di un’icona d’altri tempi, bensì al racconto dei tormenti di un artista, scandito da fantasticherie sognanti e grezzi scivoloni.

 

“And I think it's gonna be a long long time

'Till touch down brings me round again to find

I'm not the man they think I am at home

Oh no no no I'm a rocket man

Rocket man burning out his fuse up here alone” – Rocket Man, Elton John

 

Rocketman è una pellicola che dà piena dignità all’artista che omaggia, riuscendo però a distaccarsene: anche solo il fatto che le varie canzoni siano state reinterpretate da Taron Egerton ne è un primo indizio, ma la prova del nove è il suo non essersi ridotto a piatto contenitore di una “greatest hits” annunciata (Bohemian Rhapsody), elevandosi a parabola cinematografica, con l’ausilio del linguaggio metaforico del musical, dell’uomo-razzo: venticinquenne sparato immediatamente ai vertici dello star system mondiale, in una realtà non sua, bisognoso di tornare sulla Terra, alla ricerca dei rapporti umani che gli sono stati tolti.

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