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The Crossing

Regia di Bai Xue vedi scheda film

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La recensione su The Crossing

di maurizio73
6 stelle

Con una cura della composizione del quadro ed uno sguardo attento ad una realtà geografica nella sua netta transizione dalla tranquillità rurale della Cina continentale alla brulicante casba dei vicoli di Hong Kong, emerge con amaro disincanto la storia di una crescita a tappe forzate che conduce verso nessun dove.

La spola tra Shenzhen e Hong Kong, consente alla giovane Peipei di racimolare i soldi che le servono per un viaggio in Giappone con l'amica del cuore, grazie al facile contrabbando di iPhones attraverso il confine. Le cose si complicano quando  si prende una cotta per il ragazzo dell'altra e soprattutto quando la merce da trasportare inizia a scottare un po' troppo.

 

locandina

The Crossing (2018): locandina

 

Run, Peipei, run!

 

Con l'impulso della China Filmmakers Association e l'impegno produttivo di Tian Zhuangzhuang (The Blue Kite), l'esordio della giovane BAI Xue non poteva che rivolgere uno sguardo disincantato sulla Cina contemporanea, sempre più luogo di confine (fisico e metaforico) tra le sue due anime politiche ed economiche: quella di una repubblica popolare che ha da tempo venduto l'anima alle spietate dinamiche del capitalismo arrembante e quella di una ormai ex colonia britannica che ne ha da sempre rappresentato il motivo catalizzatore verso la inevitabile evoluzione culturale e sociale in senso consumistico e spersonalizzante. Lo sradicamento sociale di questa Oliver Twist in gonnella ed occhi a mandorla, principia da una disastrata situazione familiare, con genitori separati che vivono da parti opposte del confine e prosegue con il facile irretimento da parte di un'organizzazione di guappi capeggiata da una melliflua maitresse, producendosi nella continua spola tra i poli inconciliabili di una dicotomia affettiva e di una sperequazione economica che finisce per frustrare stabilità emotiva e sogni di riscatto: il miraggio sognato di un viaggio in Giappone che viene presto svuotato del suo ingenuo portato adolescenziale e che da ambito traguardo generazionale finisce per ridursi all'inutile ripiego di una vita da corriere in cui la rapida disponibilità economica supera di gran lunga la limitata scorta di desideri che è in grado di soddisfare. Se i nuovi sogni di questa generazione di nativi digitali sono ancora vincolati alle antiche  logiche dello sfruttamento sociale e della parcellizzazione culturale, è la crescita affettiva e sentimentale che affiora adesso come sempre quale impellente necessità della giovane Peipei, divisa tra un padre alle prese con la sua nuova famiglia, una madre sregolata dedita all'alcool ed al gioco ed una madre surrogata cui non tarda a riconoscere cinismo e avidità; una perdita dell'innocenza che trasforma persino l'attrazione per il ragazzo della sua giovane amica nell'occasione per mettersi alla prova con il tradimento e la manipolazione dei sentimenti che non avrebbe mai creduto di riconoscere a se stessa. Con una cura della composizione del quadro ed uno sguardo attento ad una realtà geografica nella sua netta transizione dalla tranquillità rurale della Cina continentale alla brulicante casba dei vicoli di Hong Kong sempre animati dalla sua endemica fauna di trafficanti in erba, emerge con qualche scontatezza narrativa, ma anche con amaro disincanto, la storia di una crescita a tappe forzate che conduce verso nessun dove, ma dove il finale si apre  alla timida speranza di un ricongiungimento familiare (quello con una distratta ed immatura figura materna) che traguardi la baia sottostante dalla prospettiva privilegiata delle colline panoramiche di Victoria Peak. Nominato a Berlino e premiato a Toronto, Pechino, Hong Kong e Dublin films festivals.

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