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Aniara

Regia di Pella Kagerman, Hugo Lilja vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Aniara

di maurizio73
5 stelle

Da Greta Thunberg ad Oumuamua, passando attraverso le nascenti prospettive della colonizzazione commerciale del nostro vicinato planetario, le pulsioni nichiliste di una umanità divisa tra l'omologazione consumista e l'apocalisse nucleare sono trasfigurate in una odissea spaziale verso nessun dove. Dal poema distopico del premio nobel Harry Martin

Il trasbordo su Marte di una umanità in fuga dagli sconvolgimenti climatici della Terra, subisce una deviazione imprevista quando lo scampato impatto dell'astronavave Aniara con un asteroide finisce per metterla definitivamente fuori rotta. La prospettiva dei passeggeri si riduce quindi ad una inesorabile deriva, fisica e morale, attraverso l'immensità degli spazi interstellari e quella dell'astronave ad un viaggio che continuerà ben oltre l'estinzione della sua insignificante popolazione.

 

locandina

Aniara (2018): locandina

 

...e la Terra, ormai ridotta ad un globo senza vita, continuerà a descrivere nello spazio le sue impassibili orbite.

 

Il trasbordo su Marte di una umanità in fuga dagli sconvolgimenti climatici della Terra, subisce una deviazione imprevista quando lo scampato impatto dell'astronavave Aniara con un asteroide finisce per metterla definitivamente fuori rotta. La prospettiva dei passeggeri si riduce quindi ad una inesorabile deriva, fisica e morale, attraverso l'immensità degli spazi interstellari e quella dell'astronave ad un viaggio che continuerà ben oltre l'estinzione della sua insignificante popolazione.
Da Greta Thunberg ad Oumuamua, passando attraverso le nascenti prospettive della colonizzazione commerciale del nostro vicinato planetario sono i facili approdi di una rivisitazione cinematografica (in principio fu un tv-movie svedese del 1960) del poema distopico del premio nobel Harry Martinson, nel quale le pulsioni nichiliste di una umanità divisa tra l'omologazione consumista e l'apocalisse nucleare sono trasfigurate in una odissea spaziale verso nessun dove, nel confronto impietoso tra la pochezza tecnologica dell'uomo e l'immensità delle traversate comsiche, tra le limitate prospettive temporali dell'esistenza umana e la dimensione incommensurabile dei tempi astronomici. Assecondando la trama e lo spirito dell'opera originaria, l'esordio nel lungo della svedese Pella Kagerman limita le incursioni immaginifiche nei risvolti tecnologici del futuro prossimo venturo (si parla solo di combustibile nucleare espulso, di calcolo tensoriale avanzato, di gravità artificiale e di un dispositivo olografico-emozionale), per concentrarsi sulle dinamiche sociali che conducono un immenso centro commerciale che fa la spola tra la Terra e Marte alle progressive degenerazioni di un futuribile condominio ballardiano (High Rise - 1975), tra le spinte autoritariste del comandante in capo, le gestione del consenso basato sulla menzogna e la mistificazione, il progressivo allentamento dei freni inibitori e la resilienza psicologica di una società allo sbando che cerca di arginare il terrore escatologico dello spazio vuoto con l'impegno professionale o la mistica religiosa. Operazione per la verità che non brilla per originalità o visionarietà, limitandosi a scandire la progressione temporale del viaggio verso l'ignoto attraverso i capitoli della evoluzione pluriennale di una società sempre più chiusa in sé stessa ed a seguire le peripezie sentimental-sessuali di una sosia svedese della nostra Isabella Ragonese (una convincente Emelie Jonsson), puntando piuttosto sul progressivo disfacimento fisico e morale che vince qualunque resistenza umana (quando tutto è perduto e persino l'utima speme di un impenetrabile manufatto raccattato dallo spazio in cerca di combustibile sembra svanire, non resta che il suicidio o la fornicazione) e scagliando i rimasugli di una civiltà che ritorna alla polvere delle sue origini cosmiche trasportata dall'inerte visitatore interstellare che dopo un viaggio di 1276 anni luce incrocia l'orbita di un azzurro mondo alieno in attesa, lassù da qualche parte nel cielo della Lira.

 

 

Signor capitano, qual è la rotta?
Qual è il destino del nostro viaggio?
Cinque miliardi di miliardi di anni
verso le pietre di una città...
Ciao uomo, dove vai?
Balli nel cuore del nostro universo,
ma alla fine della tua storia
piangi d'angoscia dentro di te

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