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Il Signor Diavolo

Regia di Pupi Avati vedi scheda film

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La recensione su Il Signor Diavolo

di diomede917
6 stelle

Signori e Signore il Pupi Avati de "La casa dalle finestre che ridono" è tornato.

Dirò di più l'ottantenne Pupi Avati de "Il Signor Diavolo" è più cattivo, più malvagio, più rabbioso e anche più politicamente scorretto.

Parte decisamente in quarta con la morte di una bambina di pochi mesi sbranata dal fratello maggiore deforme mentre dorme nella sua culla.

Avati mette in chiaro fin da subito che vuole disturbare lo spettatore, che non vuole fare sconti a nessuno, che il suo obiettivo è rappresentare il Male che chiamerà rispettosamente "Il Signor Diavolo".

Pupi Avati torna nei territori a lui cari dell'horror gotico e bucolico fatto di credenze popolari e dicerie dove l'elemento religioso sconfina nella superstizione.

Siamo nel 1952 e Alcide De Gasperi non può permettersi che uno scandalo possa infangare il cattolicissimo Veneto, così fa inviare dal Ministero di Grazia e Giustizia un giovane e timido ispettore a fare luce su uno strano caso di omicidio che vede protagonisti due ragazzini.

Da un lato il contadino reo confesso Carlo dall'altro Emilio il figlio deforme di una ricca e potente possidente ucciso perché considerato il maligno. L'intento è chiaro: escludere la Chiesa da qualsiasi coinvolgimento in questo fatto di sangue.

La storia si dipana su due binari paralleli di racconto.

L'interrogatorio svolto da un incredulo giudice istruttore prontamente secretati e l'indagine dell'ispettore Momentè considerata una vera e propria discesa agli inferi.

Pupi Avati punta su una regia fatta tutta di dettagli (La culla insanguinata, i denti del mostro, le chiese, i conventi, le suore) e su interpretazioni fatte di sguardi.

Quelli smarriti e impauriti del piccolo Filippo Franchini o quelli teneri e stralunati di Gabriele Lo Giudice che ricordano il primo Luca Marinelli.

Pupi Avati si circonda di comprimari che sono prima di tutto amici affidabili e ognuno rende al meglio quasi in segno di riconoscenza.

Da Lino Capolicchio che questa volta passa da martire a un prete talmente devoto da mangiarsi un'ostia calpestata pur di non mancare di rispetto a Gesù Cristo a Massimo Bonetti giudice tutto d'un pezzo difensore della morale anni 50 fino ad arrivare a Gianni Cavina mefistofelico sagrestano

Nonostante l'ottimo cast e il Pupi Avati regista sia molto bravo nella cura dei particolari purtroppo è il Pupi Avati sceneggiatore che mi cade proprio al traguardo finale.

Sul più bello anziché decollare il film atterra arrivando troppo presto alla fine.

Il signor Diavolo invece che 87 minuti sarebbe dovuto durare almeno 20 minuti in più quelli che servivano a creare il giusto preambolo per la sulfurea conclusione.

Oggettivamente il Voto è 6,5 ma lo abbasso a 6 proprio perché da Pupi Avati non mi aspetto questo buco di scrittura proprio sul più bello, però grazie per i brividi che mi hai provocato durante la visione.

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