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V.I.P.

Regia di Hoon-jung Park vedi scheda film

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AndreaVenuti

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La recensione su V.I.P.

di AndreaVenuti
8 stelle

V.I.P è un film sud-coreano del 2017, scritto e diretto da Park Hoon-jun.

 

Sinossi: Kim Kwang II è un giovane rampollo proveniente dalla Corea del Nord, il padre è un noto comandante molto vicino al Supremo Leader che tradotto significa che lui ed il figlio sono intoccabili. il giovane è un sadico serial killer che miete indistrurbato decine di vittime prima nel Nord poi a Sud, fino a spingersi nella capitale a Seul. I vertici sud-coreani sono a conoscenza dell'atroce verità ma nascondono il tutto poichè non si sono opposti al suo ingresso in Corea del Sud. Contemporanamente anche la CIA, rappresentata dall'agente speciale Paul (Peter Stromae), protegge il giovane per precisi tornaconti. Solamente il sovrintendente Chae Yi-do (Kim Myung-min) e l'agente segreto del Nord Ri Dae Bum (Park Hee-soon) proveranno a fermare la fuiria omicidia del giovane ma non sarà semplice.

locandina

V.I.P. (2017): locandina

Park Hoon-jun è ormai un nome di punta della odierna cinematografia coreana; sceneggiatore e regista poliedrico con una certa predilizione per il crime-movie come dimostra l'eccellente New World (//www.filmtv.it/film/58670/new-world/recensioni/932941/#rfr:film-58670), film cupo e violento in cui emerge una forte critica sociale ed il tutto lo ritroviamo in V.I.P ma con delle nette differenze da un puto di vista della messa in scena.

scena

V.I.P. (2017): scena

Per prima cosa Park Hoon-jun decide di suddividere il suo film in capitoli, contradistinti da una narrazione non lineare dove flashback e flashforward si altrenano indistintamente.

Ottimo e carico di suspance il prologo, in cui un misterioso uomo sud-coreano (Kim Myung-min) incontra in piena notte, in un sobborgo di Hong Kong, un agente speciale della CIA, il quale gli ordina di prelevare con la forza un uomo tenuto sotto custodia da diversi agenti della polizia locale.

A questo punto la narrazione torna indietro nel tempo di cinque anni, portandoci in Corea del Nord ed inizia il primo capitolo, dove il regista ci mostra le prime atroci uccisioni compiute dal killer.

Come già evidenziato in precedenza il racconto non è lineare e l'inizio lo conferma pienamente dove inizialmente ci viene presentata la scena di un crimine e dopo l'agghiacciante esecuzione, diretta con uno stile elegante e macabro caratterizzato da una alternanza di piani: ad esempio campo totale e primissimo piano sul'occhio della vittima.

 

Il questo primo capitolo emerge già l'obiettivo primario del regista, criticare aspramente l'anarchia del potere.

Park non si risparmia assolutamente e nell'occhio del ciclone ci finiscono tutte le parti coinvolte; si inizia dunque dal Nord in cui la cieca obbedianza alla classe politica non garantisce assolutamente nulla, anzi giovani donne vengono massacrate proprio da esponenti che venerano quasi a divinità (a tal proposito geniale la regia dove in più di una volta il campo focale della cinepresa si focalizza sui quadretti raffiguranti la famiglia reale, appesi in tutte le case della popolazione).

scena

V.I.P. (2017): scena

Quando l'attenzione si sposta sulla moderna e "democratica" Corea del Sud la storia non cambia molto con politici corrotti che insabbiano prove schiaccianti per paura di ripercursioni, andando così a minare la sicurezza dei propri cittadini inconsapevoli del pericolo che corrono (un sadico ed intoccabile killer si aggira per la città).

Rimanedo sul versante coreano Park si scaglia anche contro la sudditanza del proprio paese nei confronti degli Stati Uniti, raffigurati come entità intoccabili che puntano esclusivamente al proprio tornaconto, incuranti dei danni che procurano; detto questo l'estro del regista in fase di scrittura è come sempre notevole e l'immagine degli Usa è si di un paese potente ma questo non significa che siano efficaci ed efficienti, infatti si sono lasciati fregare dal primo momento (quando lo vedrete, capirete).

scena

V.I.P. (2017): scena

Park Hoon-jun inoltre è un maestro del ritmo; qui l'azione è inserita con il contagocce, sostituita quasi da un impianto tipico del genere procedural con moltissimi dialoghi ma nonostante questo la suspence, grazie anche alla narrazione non lineare unita ad alcuni imprevedibli colpi di scena, è su livelli altissimi ed i 128 minuti di durata scorrono via in un baleno.

Ottime e convincenti tutte le performance compresa quella di Peter Stormare.

 

V.I.P conferma nuovamente l'immenso talento del suo autore, ormai nome di punta dello star system coreano.

 

 

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