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It: Capitolo 2

Regia di Andres Muschietti vedi scheda film

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La recensione su It: Capitolo 2

di Andreotti_Ciro
7 stelle

A quasi trent’anni di distanza “il club dei perdenti”, tutti ormai cresciuti e alle prese con i problemi dell’età adulta, si riunirà nuovamente a causa di una serie di telefonate inaspettate. Pennywise, il mostro che pensavano di aver sconfitto, è tornato e con lui anche la promessa che ventisette anni prima avevano stretto. Al tempo stesso, a quasi due anni dal precedente capitolo, esattamente come quasi tre decadi or sono era accaduto con il film diretto da Tommy Lee Wallace, si torna in sala per assistere questa volta all’entrata in scena di Bill Skarsgård, attore svedese alla sua prima interpretazione di successo, nel ruolo di Pennywise. È proprio con l’arrivo del clown assassino che questo secondo capitolo vira quasi immediatamente in direzione dello splatter abbandonando quella che pareva l’arma in più di una prima parte spinta verso l’introspezione psicologica dei personaggi. La bravura di Muschietti, nelle corso delle quasi quattro ore di narrazione complessive, risiede nel non dare troppo corda al romanzo di King riuscendo a discostarsene citando un'altra celebre fatica dello scrittore di Portland, quello Stand By Me – ricordi di un’estate, al quale aveva saputo già aggrapparsi due anni or sono e dal quale riesce a ripartire. I protagonisti, tutti a parte uno, hanno deciso di abbandonare il vecchio paese non solo per colpa di quel che li aveva uniti e inevitabilmente divisi. Esattamente come i protagonisti di Stand By Me il club si è sciolto perché Derry aveva poco da offrir loro. Le vite di Bill, Beverly, Richie, Stan, Mike e Eddie anche se vissute altrovenon si sono però mai liberate dai mostri dell’infanzia che questa volta hanno le sembianze di un posto di lavoro sgradito, di un marito violento o di un mutuo da pagare e non più quello dei bulli dai quali fuggire. Pennywise torna con il suo ghigno nel quale riflettere le idiosincrasie dell’età adulta e con lui riappare quel terrore mai dissolto di guardarsi indietro. Il nuovo cast riesce a reggere lo scontro con i predecessori e la pellicola regge ampiamente come pathos e capacità di catturare paure e attenzione mancando, ma non certo per colpa sua, l’obiettivo di essere all’altezza della prima metà a causa di una seconda parte meno coinvolgente. Muschetti, del quale sentiremo parlare ancora, aggiunge e impreziosisce il cast con numerosi camei e citazioni di opere a lui gradite, fra tutte Peter Bogdanovich e lo stesso Stephen King, a breve nuovamente al cinema con l’atteso sequel di Shining. Nel complesso pellicola da vedere a maggior ragione se eravate rimasti favorevolmente colpiti da quella del 2017.

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