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It: Capitolo 2

Regia di Andres Muschietti vedi scheda film

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La recensione su It: Capitolo 2

di AuroraZwart
7 stelle

Secondo appuntamento in sala per il live action di It, monolite didattico, saggio epocale sulle fobie e romanzo di formazione pop per antonomasia, il vero opus magnum dell’autore. Roba grossa, se si pensa che una buona fetta della popolazione mondiale guarda ai clown con sospetto dal 1986 in avanti. 

Se per tutto il primo capitolo subiamo giocoforza l’operazione retrò di noto stampo televisivo (l’occasione era ghiotta per commissionare un film in stile Stand By Me), qua riprendiamo un po’ d’aria, un po’ di lucidità post emotiva se vogliamo.

 

I ragazzi del Club dei Perdenti sono cresciuti, si fa per dire, riproponendo grossomodo gli stessi schemi appresi durante l’infanzia. Solo questo basterebbe a cogliere la potenza didattica del materiale originale: la maturazione richiede una doppia riflessione, un doppio appuntamento con la paura, spesso neanche basta al primo tentativo. Le strade prese dai protagonisti nel scegliere di tornare a Derry e affrontare il salto nel buio coincidono grossomodo con una prima parte veloce ma ben giocata che lascia spazio al tema centrale del ricordo, della riscoperta, dove il film mostra evidentemente corda. Compatto, gustoso e stilisticamente affascinante il finale invece, lo showdown che ci viene mostrato è degno del rito di Chüd proposto nel libro.

 

Jessica Chastain

It: Capitolo 2 (2019): Jessica Chastain

 

Abbondano i piccoli passi falsi, i classici di quando la sensibilità è troppo proiettata all’esterno, al pubblico, e si perde il focus. Valga su tutte la scena di Stan Uris nella vasca da bagno, talmente iconica che ha dettato la cifra per l’artwork, dalla prima edizione del romanzo in poi: Muschietti riesce anche a girarla con occhio caravaggesco, poi si svende e riduce in sala montaggio a pochi fotogrammi, forse mal gestiti. Sul versante opposto, alcuni riferimenti da ovazione alla Tartaruga, alla “Divoratrice di mondi”, potrebbero passare inosservati per lo spettatore dell’ultimo minuto (lo stesso, ricordiamo, che non usava il walkman e non andava in sala giochi, anche se qualcuno vorrebbe farglielo credere, quindi va imboccato).

Fonte di piacere sono gli effetti speciali dosati con intelligenza e gusto, fotografia e sonoro tengono il ritmo senza cadute, riuscendo a veicolare con efficacia le atmosfere tra l’amarcord ed il polveroso negozio d’antiquariato, tipica dei romanzi di King (rende onore con un simpatico cammeo, ha finalmente imparato a recitare). 

 

Essere una delle sue poche trasposizioni ben riuscite, probabilmente l’unica a questi livelli, porta in dote qualche buon metro di vantaggio. Discreto il cast, con scelte indovinate ed un vaghissimo senso di perdita rispetto alla verve dei precedenti, giovani protagonisti: si faranno rivedere in una struttura -dovuta- a flash back/forward che confonde spesso i confini. Al contrario di quanto si vociferava, lo spazio dato a Skarsgård e alla sua creatura infernale risulta ben più consistente che in precedenza, potendo giocare ormai poco con il vedo/non vedo.

 

Come dopo la visione di un film di supereroi in mano ad un regista di caratura, la prima  considerazione a sorgere, la più dolorosa, è sempre quella: non è questione di democrazia. Da quando si commercia in arte, l’arte guarda al suo pubblico e concentrando tante energie con quello generalista si finisce per giocare al ribasso. Il sottile equilibrio tra cinema totale, prodotto di consumo ed una certa pop art nel mezzo, è il campo sempre più instabile dove toccherà ai registi delle nuove leve misurarsi e tirarne fuori qualcosa di onesto, di palpabile, in un’epoca in cui anche gli anni Ottanta vengono pre-digeriti e reinventati un tanto al chilo: It, questo capitolo, ci riesce per il rotto della cuffia, muovendosi da equilibrista più che da clown.

 

Tim Curry non è una buona scusa per difendere l’indifendibile: la miniserie originale era e resta inguardabile quando sposta la telecamera da lì. Abbiamo ora un prodotto, ahinoi per tutti, ma degno. Un classico trattato da classico.

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