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It: Capitolo 2

Regia di Andres Muschietti vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su It: Capitolo 2

di YellowBastard
6 stelle

Un paio di anni fa Andy Muschietti era riuscito a vincere la scommessa di realizzare una pellicola di successo tratta da It di Stephan King, appoggiandosi in questo a un intenso battage pubblicitario e a un'ottimo cast di giovani ma adattandone soltanto una prima parte. Riuscirà ora a ripeterne lo stesso successo anche con la seconda?

 

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Partiamo da una prima premessa: It di Stephen King non è mai stato un romanzo dell'orrore vero e proprio ma è invece un prodotto molto più complesso e che racconta, soprattutto, una storia di formazione, di crescita e accettazione di se stessi attraverso il confronto e la sconfitta delle proprie paure più intime e con un mondo, spesso tragico e ostile, con cui, crescendo, dobbiamo venire a patti.

Pennywise non è nient'altro che una metafora di tutto questo e l'orrore che ne consegue non è che la rappresentazione, spettacolarizzata, di quanto dobbiare affrontare per diventare adulti.

Tutto questo per dire che It, come del resto altri romanzi di King, non è semplicemente un romanzo dell'orrore e non deve essere trattato esclusivamente come tale. E di conseguenza anche una sua rappresentazione cinematografica (o televisiva) deve essere trattata allo stesso modo.

 

Seconda premessa: nel primo film Muschietti non voleva affatto realizzare, per me a ragione, semplicemente un film horror ma spingeva soprattutto per un racconto sulla perdita dell'innocenza, su quella fase, da bambini, in cui avvertiamo prima ancora di vedere il male del mondo e dal quale ci troviamo completamente impreparati, e il cui modo di reagire ad esso segnerà per sempre quello che diventeremo da adulti, puntando in questo sulla bravura dei suoi giovani attori e su un'atmosfera che ricalcava tantissimo un'altra opera dello stesso King, quel The Body portato con successo al cinema in passato con il titolo di Stand By Me

 

Risultati immagini per it 2

 

Terza premessa: questa seconda parte è un film molto differente rispetto al primo capitolo.

Anzi, in parte disattende proprio un elemento fondamentale del progetto stesso, ovvero quella di dividere tra le due pellicole il passato e il presente dei Perdenti, e adottando al contrario tutta una serie di flashback con l'intento di contestualizzarne le paure e i malesseri collegandole direttamente con il loro passato.

Peccato che in questo modo si vengano a creare due problemi: il primo è che rende inutile o di secondaria importanza quanto raccontato nel precedente capitolo, in quanto diversi aspetti fondamentali vengono raccontati soltanto adesso (esempio eclatante: l'omosessualità di Richie Tozier) rendendo quindi la prima parte soltanto un lungo preambolo e questa pellicola molto più "autonoma" di quanto ci si aspettasse.

La seconda è un'eccessiva dilatazione del racconto, tra salti temporali e approfondimenti non richiesti da rendere eccessive o addirittura inutili certe scene, vedasi per esempio la lunga ricerca degli oggetti personali necessari al rito da parte di tutti i Perdenti, che non a caso risulta essere poi la parte più pesante e ripetitiva, e quindi meno riuscita, della pellicola.

 

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Ad aggiungersi a questo, anche una scrittura che risulta molto più efficace nel tratteggiare i giovani rispetto agli adulti, più penalizzati nonostante questo dovesse essere il loro film e nonostante un casting particolarmente riuscito, e sorprende anche che ad avere una maggiore caratterizzazione non siano i veri protagonisti del libro, ovvero gli interpreti del triangolo amoroso (Bill, Beverly e Ben), ma che alla fine risultino essere invece Richie e Eddie il vero cuore e l'anima del film.

Anche Pennywise risulta alla fine penalizzato e, a esclusione della scena nel labirinto degli specchi, quasi mai riesce a incutere veramente terrore o a rendere come dovrebbe, anche perchè le sue "rappresentazioni" risultano troppo spesso farlocche e false, anche visivamente e per come realizzate, e se potevano anche funzionare quando erano le rappresentazioni delle paure di semplici ragazzini, con le loro controparti adulte risultano invece troppo posticce e quindi inadatte a rappresentare paure più mature.

 

Se la prima parte appariva più omogenea in questo secondo capitolo si avverte invece una maggiore semplificazione, soprattutto su alcuni aspetti importanti della storia, che magari non avendo letto il libro non si conosce ma di cui si avverte comunque la mancanza, e gli stessi protagonisti, come detto, risultano spesso incompleti o semplicemete abbozzati.

Alla fine il film risulta comunque una buona pellicola d'intrattenimento, piacevole a tratti e anche divertente, forse per alcuni anche troppo, ma credo che in molti si aspettassero invece un vero e proprio horror, che anche questa volta viene a mancare, o comunque qualcosa di ben diverso mentre invece la conclusione sembra troppo affrettata o incompleta, addirittura forzata, o comunque incapace di soddisfare davvero.

Quasi come se fosse il finale di un romanzo di Bill Denbrough.

 

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