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L'uomo che uccise Hitler e poi il Bigfoot

Regia di Robert D. Krzykowski vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su L'uomo che uccise Hitler e poi il Bigfoot

di axe
5 stelle

Calvin Barr è un uomo anziano, solitario, triste, pieno di rimpianti. Passa il suo tempo sugli sgabelli di un locale in una cittadina del nord degli Stati Uniti; gradisce esclusivamente la compagnia di Ed, suo fratello, e del suo cane. In pochi sanno che egli, in realtà, è un eroe della Seconda Guerra Mondiale, in quanto, in collaborazione con i russi, riuscì a portare a termine il compito di rintracciare e, sotto falsa identità, incontrare Hitler, per poi ucciderlo. Il dittatore tedesco fu poi sostituito da sosia, e sulla vicenda fu mantenuto il segreto. Pertanto, di rientro dalla missione, Calvin fu costretto al silenzio ed all'isolamento, e perse la possibilità di iniziare una nuova vita con Maxine, una ragazza che frequentava prima della guerra. Alcuni decenni dopo, un'altra insidia minaccia il genere umano. Nei boschi del Canada si aggira un Bigfoot, leggendaria creatura metà uomo metà scimmia, gravemente malata. Il suo morso trasmette una malattia in grado di scatenare un'epidemia potenzialmente letale per l'intera umanità. Pertanto, l'essere va eliminato, e la scelta delle autorità cade su di lui, in quanto tra i pochi ad avere un sangue ritenuto resistente al contagio. Nonostante un forte dissidio interiore, l'anziano accetta. Ho visto questo film incuriosito dalla trama, rimanendo soddisfatto a metà. Ho trovato valide la caratterizzazione e l'interpretazione del protagonista, resa - nella versione "anziana" di quest'ultimo - da Sam Elliot. Calvin è un uomo tormentato dal passato, rivive continuamente - la sceneggiatura ce ne da contro tramite diversi flashback - i fatti accaduti tanti decenni prima. E' un eroe, ma ciò ma gli ha procurato solo svantaggi. Non ha potuto raccontare della sua impresa, che gli è costata l'impossibilità di vivere una storia d'amore. Non è stato, tra l'altro, felice di aver ucciso Hitler poichè sa di aver eliminato l'uomo - con tutte le relative implicazioni morali -  non le sue idee, che gli sono sopravvissute fino a fine conflitto. Non è pertanto entusiasta di collaborare con le autorità per l'uccisione del Bigfoot, poichè vede in ciò il riproporsi di una serie di elementi negativi che lo hanno irrimediabilmente segnato. Alla fine, però, convinto della necessità di ciò, sceglie di scendere in campo un'ultima volta. Una così particolare trama lasciava trasparire la possibilità che il film avesse una certa dose d'ironia; così non è. Il ritmo è molto, molto lento, tanto da annoiarmi, a tratti. La prima parte del racconto è dedicata alla ricostruzione, tramite flashback, della prima impresa di Calvin. Con una divisa da SS attraversa un Terzo Reich ricostruito senza pretesa di verosimiglianza, fino a raggiungere una sorta di costruzione nella quale è Hitler; nel frattempo, la donna amata, stanca di attenderlo ma ancora innamorata di lui, intraprende altrove una nuova vita. La seconda parte è dedicata alla ricerca del Bigfoot, all'interno di una foresta circondata da un immenso anello di fuoco. Alcuni minuti di azione, e la caccia finisce. Poi l'anziano - eccezionalmente in forma per la sua età - decide di "morire", ma è ancora vittima del suo passato e dei suoi ricordi; una conclusione un po' insipida e certamente non risolutiva. La trama di questo film attira certamente l'attenzione; pur avendo in sè degli elementi fantastici, si evolve in plausibili rapporti causa / effetto, in grado di ben legarsi con la riuscita caratterizzazione del protagonista. Ma il ritmo della narrazione è fiacco e ciò può generare cali d'intesse.

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