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Top Gun: Maverick

Regia di Joseph Kosinski vedi scheda film

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La recensione su Top Gun: Maverick

di Antonio_Montefalcone
8 stelle

Ascensione verticale oltre i limiti, anche contro il nemico Tempo.

Dopo 36 anni torna sul grande schermo il sequel del film cult “Top Gun” di Tony Scott (a cui è dedcato), iconica pellicola degli anni ’80 e della sua generazione. E si può dire che torna alla grande, al top delle condizioni. Grazie al suo eternamente giovane e dinamico attore protagonista, Tom Cruise.
A supportarlo egregiamente nell’ardua impresa, in armonioso equilibrio tra celebrazione nostalgica del passato e sguardo proteso verso il futuro, un gruppo di tecnici e artisti tutti di elevata garanzia: a cominciare dal regista Joseph Kosinski che aveva già collaborato con Tom Cruise nel fantascientifico “Oblivion”, dagli sceneggiatori Ehren Kruger, Eric Warren Singer e Christopher McQuarrie (ha scritto gli ultimi quattro film del franchise “Mission: Impossible”); e poi al cast di giovani e vecchie glorie, tra i quali Val Kilmer, Jennifer Connelly, Ed Harris, e Miles Teller (“Whiplash”) nel ruolo del figlio del compianto Goose; per finire col notevole contributo dato dalla fotografia e dal montaggio, coinvolgenti e avvincenti; e con l’emozionante colonna sonora e Lady Gaga che offre all’opera una suggestiva canzone originale (“Hold my hand”).
Con una squadra del genere, alcune spettacolari sequenze aeree, e il godibile interessante script tra le mani, era impossibile non fare bene e non deliziare gli occhi e il cuore dello spettatore.
La forza di questo sequel sta proprio nella capacità di rispettare il materiale originale, di rivisitarlo / aggiornarlo in una modalità che sfruttando il passato si racconta nel presente, in una trama collaterale legata a doppio filo con la pellicola originale.
È un’opera che vive dell’originale, ne omaggia la struttura, lo spirito (il fascino classico dell’epopea, il rapporto padri-figli, cittadini-patria).
Ma con toni diversi, più legati al tempo che è passato, più crepuscolari. Persino sul versante sentimentale.
Non a caso tra i momenti più commoventi del film c'è sicuramente l’incontro tra Maverick e Iceman (cinque anni fa Val Kilmer ha subito una tracheotomia per rimuovere un tumore alla gola, e da quel momento ha difficoltà a parlare) così straziante e significativo (l’azione come unico slancio salvifico per l’uomo che arriva ad accettare rimpianti e fragilità e combattere così il Tempo, «lasciare andare il passato» e tornare alla vita).
Insomma, al netto di qualche imperfezione qua e là evitabile, non deluderà questo riuscitissimo sequel, un blockbuster adrenalinico, elettrizzante e seducente, formalmente ineccepibile, dalla narrazione fluida ed efficace, e ricco di un umanesimo fragile, poetico, malinconico e chiaroscurale che spinge anche a momenti di riflessione(il bisogno vitale di continuare a credere nel fattore umano a dispetto di ogni tipo di tecnica o limite, nell’estro – anche istintivo – del singolo, nel superamento della macchina, nel romanticismo sentimentale e familiare).
Da vedere, soprattutto al cinema.

 

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