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Tano da morire

Regia di Roberta Torre vedi scheda film

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La recensione su Tano da morire

di LorCio
8 stelle

Uno dei rarissimi esempi di musical italiano, per di più sullo sfondo di una sanguinosa guerra mafiosa, Tano da morire, opera prima di Roberta Torre, è un piccolo film fatto con pochi mezzi eppure dal respiro così largo da sembrano un’opera ben più lunga. La storia trasuda di nozioni di mafia spicciola (espresse dalle donne d’onore e dagli uomini di cosa nostra), riuscendo a non mitizzarla e a consegnarla al pubblico priva di qualunque intenzione di umanizzare i mafiosi. Al centro della storia, infatti, ci sono le sorelle del protagonista, che, come molte donne siciliane, restano a guardare e, alla morte del congiunto maschile più importante, si ammazzano di dolore urlando e strepitando. Colorato, sporco, con un linguaggio quasi cartoonesco, pop e pulp, visionario e limitato dentro uno spazio teatrale, semidocumentaristico e finta inchiesta, lo straboccante musical della Torre (musicato dall’epico Nino D’Angelo) è la festa macabra del grottesco, della celebrazione caustica dell’automitizzazione (il fantasma di Tano non fa altro che autoaffermarsi in quanto spirito guida e piccolo dio eterno), della popolare e scatenata autoreferenzialità estrema e chiassosa di certo sud. Un’ora d’aria nell’asfissiante cinemino italiano, con i titoli di coda più belli degli ultimi vent’anni, in cui tutti gli attori non professionisti svelano le proprie identità (panettieri, infermiere, agricoltori, perfino una baronessa…) e cantano in un meraviglioso playback.

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