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Jojo Rabbit

Regia di Taika Waititi vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Jojo Rabbit

di GIMON 82
8 stelle

Quello che vediamo in "jojo Rabbit" è un ponte tra l'immaginazione di un bimbo e la tragedia del reale, un inno all'Amore e alla vita, disegnato in modo eccentrico ma decisamente piacevole.

Germania 1944, all'interno di una stanza vi è un bimbo agghindato da "camicia" bruna , al suo fianco un uomo dal ciuffetto untuoso e il baffo squadrato che catechizza il giovane secondo i dogmi "ariani" ,"Heil Hitler! Heil Hitleeer !!!!! Heil Hitler" , urlano i due in una sorta di preghiera urlata e di danza invasata.

"Jojo Rabbit" ha questo incipit bizzaro, su delle note musicali che hanno segnato un epoca la macchina da presa del regista corre insieme al protagonista ,Johann Betzler, per gli amici "Jojo".

Jojo è un bimbo di dieci anni la cui assenza paterna viene colmata dalla presenza di un ingombrante amico immaginario,un buffo dittatore dal nome di Adolf Hitler. Fanatico del nazismo e appassionato seguace della svastica, il piccolo si ritrova in uno sghangherato campo della "Hitlerjugend" agli ordini del capitano Klezendorf , un ufficiale alcolizzato che sembra non fregarsene poi tanto nulla dei destini teutonici.Attraverso l'insegnamenti del "credere nella razza e nella nazione" e nell'odiare i mostruosi ebrei, Jojo deve dimostrare la tanto decantata virilita' insinuata nelle menti dei giovani da inetti caporalucci. Ma Jojo ha imparato dall' eroica madre Rosie la natura della sensibilità umana che non c'entra nulla col nazismo, quindi dopo un comico e alquanto maldestro incidente( che gli consegnerà il buffo soprannome), seguito dall'incontro con un adolescente ebrea protetta dalla madre,per Jojo inizia una sorta di "favola" che lo porta alla consapevolezza che all'infuori del tragico fanatismo c'è Amore per tutti.Il valore educativo del film risiede proprio in quell'ancestrale femminile materno che si prende cura di un bimbo insicuro e sensibile,insegnandoli che la guerra e la diversità dell'altro esistono solo "nella nostra mente".

Taika Waititi, Roman Griffin Davis

Jojo Rabbit (2019): Taika Waititi, Roman Griffin Davis

Jojo Rabbit rappresenta una sorta di film atipico sulla tragedia del nazismo,nè commedia ,nè farsa grottesca,nè tragedia,semmai è una sorta di frullato di generi,narrante uno spicchio doloroso di un neanche tanto tempo passato, il regista Waititi veste i panni nevrotici del Fuhrer funzionando come una sorta di voce della "coscienza" per il ragazzino. Tra Chaplin,Lubitsch e anche un po Benigni ci confrontiamo con una sorta di favola moderna nell'impostazione registica,un romanzo che appare scanzonato nell'illustrare i riti d'iniziazione di giovani marmotte naziste. La sequenza del campo è una delle piu' spassose e meglio riuscite del film, con un buffo Sam Rockwell che nei panni dell'istruttore Klezendorf risulta perfetto. Tra prove di coraggio dove a venire immolato è un povero "Rabbit",ad un educazione da trincea farsesca,la regia ci consegna una decina di minuti di gradevolissimo intrattenimento,la bravura di Waititi  è nello stemperare la crudeltà del momento fidandosi dei  suoi bravissimi miniattori. Oltre al sorprendente protagonista interpretato da Roman Griffin Davis,mi sento di menzionare l'adorabile amico del cuore di Jojo,il cicciotello Yorki.

E' il loro buffo candore a rendere "spensierata" un altrimenti tragica alcova della guerra, seppur la tragedia del nazismo e dell'Olocausto non vengano ripresi nel loro reale orrore.La narrazione infatti si accompagna a delle immagini e scenografie pastello alla Wes Anderson,cercando così di mantenere intatta la purezza di un racconto visto dagli occhi di un bambino."Jojo Rabbit" seppur cerca d'incontrarsi e confrontarsi con gli illustri predecessori mantiene una sorta di candore "naif",chiaro è che la geniale satira di Chaplin sia inarrivabile,ma qui ci sono comunque delle  doppie chiavi di lettura molto interessanti.

Se i primi minuti arrivano a noi nel grottesco delirio del campo addestramento degli "Hitlerjugend",l'incontro con la giovane ebrea Elsa rappresenta una svolta piu' umana e matura.

Nella sua testardaggine tipica da fanciullo,"Jojo" vede il nazismo come una chiave che rende migliore e forte l'umanita',egli incede e non "si concede" alla giovane ,mantenendo un atteggiamento difensivo. La risoluzione filmica è in questo fatale incontro che per il piccolo assume i connotati di un iniziazione verso la maturità.

La regia dunque si assume la paternità di un cambio di registro,dove tutto avviene in interni piu' scuri "perdendo" la vitalità della prima parte,le figure femminili del film, mamma Rosie ed Elsa assumono per Jojo l'animo del mentore che t'accudisce,perchè tu possa diventare uomo.E' straordinaria la bellissima figura di Scarlett Johansson che qui interpeta una figura dolente ma vitale,una di quelle eroine da romanzo d'altri tempi.La Johannson e  Sam Rockwell sono i veri "Deus ex machina" del film, due pedine sacrificate sull'altare di un ideologia nefanda.Dall' altro lato vi è la figura seminale di Elsa, una sorta di ragazza col "pigiama a righe" che rappresenta quell'umanità vessata dai nazisti che non ha mai cessato di sperare, sono loro i cardini di un film che a tratti accusa molti vuoti di "leggerezza", dovuti ad un didascalismo immancabile nei film con queste tematiche.

locandina

Jojo Rabbit (2019): locandina

Quel che rimane è comunque una pellicola alquanto divertente,che nonostante non regga il confronto con altri capolavori,contiene una genialità naif e molto originale, dove pervade la memoria per l'orrore qui raffigurato nei panni di uno squinternato dittatore,interpretato dallo stesso regista che nonostante carichi la sua performance ci regala un opera irriverente e a suo modo "filosofica".In "Jojo Rabbit" convergono infatti quegli stilemi cinematografici dove la satira fa sbollire il tragico,parlandoci la lingua del Cuore e dell'Amore,la danza della libertà sulle note di "Heroes" di Bowie è un dolce  finale, pop e disarmante quanto basta per riprendersi la bellezza di una vita che appartiene a tutti. 

 

 

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