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L'appartamento

Regia di Billy Wilder vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su L'appartamento

di vermeverde
10 stelle

Il film è del 1960, un anno particolarmente ricco di capolavori: La dolce vita, Psyco, Rocco e i suoi fratelli, A bout de souffle, Come in uno specchio, Tutti a casa, I magnifici sette, L’occhio che uccide, ecc. (erano altri tempi quelli …). L’appartamento, una commedia piuttosto amara, va considerato pari a quelli nominati per il suo grande equilibrio, difficile da mantenere con tanta coerenza, fra la commedia e il dramma senza cadere nella comicità farsesca della pochade, né nel lacrimoso melodramma, dovuto oltre che al regista anche alla sceneggiatura di I.A.L. Diamond, abituale sceneggiatore di Wilder.

 La trama racconta le vicende di un modesto impiegato (C.C. Baxter / Jack Lemmon) di una grande compagnia di assicurazioni di New York  affittuario di un appartamento che lo dà in uso ai superiori per le loro scappatelle fedifraghe ottenendo in cambio rapide (e probabilmente immeritate) promozioni. Il gioco si fa duro quando Baxter, innamorato dell’addetta agli ascensori Fran Kubelik (Shirley MacLaine), scopre che questa ha una tresca con il capo del personale Jeff Sheldrake (Fred Mac Murray) proprio nel suo appartamento e la ragazza, informata dalla segretaria ex amante di Sheldrake di essere stata cinicamente ingannata, come pure altre, con false promesse di divorzio, tenta il suicidio ed è salvata in extremis proprio da Baxter.

La rappresentazione degli uffici sottintende un’ironica e pungente critica sociale: i due protagonisti sono gente comune, la quale è schiacciata dalla massificazione del sistema produttivo ed è sfruttata dai superiori anche nella vita privata. Esemplari le scene di massa degli impiegati in entrata e in uscita dall’ufficio e, soprattutto, la rappresentazione del luogo di lavoro come un enorme salone in cui gli impiegati sono irreggimentati in ordinate file di scrivanie mentre i capi sono isolati in box chiusi da vetri (non a caso lo scenografo Trauner è stato premiato con l’Oscar): la sostanziale solitudine del protagonista risalta ancor più proprio quando è immerso nella moltitudine amorfa dei colleghi. Questo modo di rappresentare la massificazione mi sembrerebbe ripresa anche da Orson Welles in analoghe situazioni del film “Il processo” del 1962. Anche la partita a carte finale tra i due protagonisti trovo che sia analoga nei sottintesi a quella che conclude “Viridiana” di Buñuel del 1961. Volendo trovare un neo nel film, devo dire che lo scatto di orgoglio di Baxter, anche se necessario per il lieto fine, mi appare inopinato dato che il suo comportamento precedente costantemente atteggiato ad un interessato servilismo.

L’interpretazione dei protagonisti è fra i migliori pregi del film, in primis quella di Shirley MacLaine, dolce e tenera ma pungente nelle osservazioni, mentre Jack Lemmon, ottimo, lo preferisco nel registro serio; molto bravo anche Fred MacMurray che rende molto bene la viscida arroganza del capo; bravi ed efficaci i comprimari (Ray Walston, Jack Kruschen, Edie Adams). 

L’appartamento, uno dei migliori film di Wilder, è un capolavoro che ancora oggi dopo mezzo secolo conserva intatta la forza della sua pungente ironia, segno che il mondo non è cambiato poi tanto.

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