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Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto

Regia di Elio Petri vedi scheda film

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La recensione su Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto

di Antisistema
10 stelle

Tra i numerosi vincitori dell'oscar come miglior film straniero, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto di Elio Petri (1970) è sicuramente tra quelli più dimenticati se non il più in disuso di tutti, visto come in realtà tutta la filmografia di questo maestro del cinema sia stata colpevolmente rimossa e anche la critica ufficiale lo tratti con una palese sufficienza (Mereghetti 2.5 stelle nel suo dizionario), come se fosse un regista che ha fatto il suo tempo e che si levi dai coglioni, quando in realtà è un maestro al pari degli altri giganti che dal dopoguerra fino ad inizio degli anni 80', fecero del nostro cinema il migliore al mondo insieme a quelli giapponese. 
Gli aggettivi utilizzati per definire la pellicola, sono stati numerosi, il più gettonato tra tutti è sicuramente profetico, ma Petri in realtà non ha mai previsto nulla, semplicemente ha raccontato con il suo stile intriso di grottesco razionalismo scientifico, le iniquità, le nevrosi e gli abusi del potere, con una pellicola fortemente polemica contro la polizia, che nonostante operasse in uno stato dove vigeva la democrazia da poco meno di 25 anni, in realtà aveva (e tutt'ora ha?) numerose similitudini nei modi di agire con la polizia fascista o le SS naziste, senza contare le connessioni con le istituzioni politiche dominanti, che avevano creato un apposito corpo di polizia con compiti di sorveglianza politica per reprimere l'allora nascente fenomeno terrorista, ma in realtà subito deviato dai propri scopi, per occuparsi in modo illegale di reprimere ogni pensiero politico di colore avverso alla Democrazia Cristiana allora al governo.
Il "Dottore" (Gian Maria Volontè), entità personificata in un uomo di cui non sapremo mai il nome, perchè simbolo di un sistema corrotto e contorto dal potere e dalla gestione di esso nella sfera pubblica quanto privata. Promosso dal precedente incarico di capo della sezione omicidi a capo della polizia politica, kafkaniamente il dottore in quanto servo della legge risulta soggetto solo ad essa e quindi al di fuori di qualsiasi giudizio umano, quindi gli è concesso fare qualsiasi cosa con l'assoluta insindacabilità delle proprie azioni dal punto di vista penale. L'uccisione da parte dell'uomo della sua amante Augusta Terzi (Florinda Bolkan) ad inizio film, è uno sfregio assoluto verso la legge e le istituzioni che egli rappresenta, eppure nonostante dissemini il luogo del delitto di indizi decisivi sul fatto che il colpevole sia lui, nessuno tra gli addetti alle indagini, tra i suoi colleghi o tra la gente comune, alza un solo dito per accusarlo, poichè il dottore in quanto membro della polizia è un uomo al di sopra di ogni sospetto, il potere non può essere giudicato da sè stesso, perchè altrimenti verrebbe meno l'essenza su cui esso poggia, cioè il rapporto autoritativo tra istituzioni (e le sue ramificazioni, delle quali il corpo di polizia ne è propaggine) ed i cittadini, dove questi ultimi innanzi alle iniquità di esso sbattute in faccia potrebbero ribellarsi o comunque pretendere una radicale riforma delle base su cui esso viene gestito.
Il potere non può permettersi di essere giudicato dai propri subalterni, nè per sua natura è in grado di auto-riformarsi, così l'unica strada possibile è l'autoassoluzione da tutte le colpe, mettendo a tacere gli oppositori o nascondendo la polvere sotto al tappeto, di segreti irrisolti la repubblica italiana ne ha tantissimi e anche a distanza di decenni dalla morte dei diretti interessati, su molte questioni ci si deve basare su una versione ufficiale che fa acqua da tutte le parte ed una marea di ricostruzioni in parte veritiere, che dato il cospicuo numero, risultano essere troppo frammentate e contraddittorie, tanto da non portare a nessuna verità ed essere tacciate dalle istituzioni e da gran parte della gente comune come complottiste, in modo da squalificarne il valore. 

 

Florinda Bolkan, Gian Maria Volonté

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1970): Florinda Bolkan, Gian Maria Volonté


Il cinema di Petri tramite l'arma del grottesco demistifica il potere e l'esercizio di esso, inserendo nella trattazione numerosi riferimenti a Kafka, Brecht, Marx oltre che citazioni pittoriche a Klimt, riuscendo così a fondere nella propria opere un tono sopra le righe quasi surreale a tratti, con un'incisiva analisi socio-politica, che trova le basi delle propri tesi nella scienza filosofica e letteraria dei suoi riferimenti culturali. Il dottore rappresenta in pieno la condizione post-moderna dell'essere umano detentore del potere, combattuto tra la propria posizione rispettabile che gli deriva dalla sua presenza in pubblico e le perversioni nevrotiche accentuate dal montaggio frammentato e colmo di flashback improvvisi. Il dottore da pieno sfogo nel privato alla propria depravazione, tramite il suo rapporto di "dominato" con Augusta Terzi, che assume le grottesche fattezze di un vero e proprio interrogatorio di polizia, con tutte le sfumature psicanalitiche del caso, i cui risultati più interessanti ma inquietanti, giungono alla considerazione di come l'uomo di potere non sia altro che un bambino piagnucoloso in costante bisogno di affermare sè stesso per ottenere l'approvazione paterna, facendo così assumere un significato più profondo della mera autorità a quella macchina a mano costantemente posizionata dall'alto verso il basso, giungendo poi ad una inquietante sequenza finale intrisa di realismo "istituzionale", che lascia raggelati per le inquietanti commissioni con la realtà in cui viviamo. 
Solo Gian Maria Volontè, il più grande attore della settima arte, poteva portare sullo schermo una figura complessa, stratificata, contraddittoria ed in costante preda delle nevrosi come il dottore, una figura che poteva facilmente scadere in una macchietta farsesca di quart'ordine, distruggendo così l'analisi di Petri che sarebbe diventata una mera barzelletta, perdendo totalmente invece la realtà umana che si cela dietro il grottesco; l'attore milanese è autore di una prova recitativa monumentale, con un personaggio in costante over-acting nella scrittura, le cui eccezionali capacità dell'interprete però sono sempre capaci di non fargli mai sfondare il labile confine con il ridicolo, riportandolo sempre su di un piano umano, con una capacità di controllo che rasenta la non interpretazione data l'assoluta assenza di ogni tic o gestualità che faccia pensare ad una recitazione o ad artifizi costruiti; Gian Maria Volontè è totalmente il suo personaggio, l'aderenza è totale, riportandone in scena la sguaiataggine sfacciata quando urla dando pieno sfogo rivelatorio delle sue origini tramite il dialetto siciliano (un meridionale che difende un potere che in realtà l'ha sempre sfruttato...) del proprio personaggio tenuto invece a bada nei momenti di calma, senza contare l'assoluta credibilità nel riportarne in scena le perversioni morali (ricreare le scene dei delitti) e la lenta trasformazione in un uomo sempre più nevrotico (le sonorità elettroniche del grandissimo Ennio Morricone fanno il resto) e disturbato durante le varie fasi della sua relazione con Augusta Terzi, in pratica se non è la miglior perfomance della storia del cinema, comunque è da TOP 10 di sempre, dispiace quindi che abbia vinto solo dei premi nazionali ma non abbia ricevuto alcun riconoscimento all'estero nè a Cannes, nè vergognosamente l'oscar dal quale venne ignorato e non compreso per via forse dell'ostracismo dovuto alle sue idee comuniste, che negli anni 80' e poi 90', gli costarono una vergognosa quanto totale emarginazione da parte dei produttori nostrani (una decina di film scarsi dal 1980 in poi). Il pubblico dell'epoca rispose bene al film, facendolo giungere nella Top 10 di quell'anno in Italia, i notevoli elogi della critica anche straniera riuscirono inaspettatamente a far giungere questo capolavoro assoluto del cinema mondiale sino alla notte degli oscar, nella quale vinse il premio più importante come miglior film straniero, ma non venne ritirato da Petri, che in quanto iscritto al PCI non poteva mettere piede in america e pare che neanche fu entusiasta di questo premio borghese che avrebbe potuto scalfire a suo dire la potenza rivoluzionaria e anti-sistema della propria opera, mentre le cronache riportano un Gian Maria Volontè contento della vittoria poichè così il film ed il suo messaggio avrebbe potuto raggiungere più persone possibili. 

 

Gianni Santuccio

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1970): Gianni Santuccio

 

Film aggiunto alla playlist dei capolavori : //www.filmtv.it/playlist/703149/capolavori-di-una-vita-al-cinema-tracce-per-una-cineteca-for/#rfr:user-96297

 

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