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Il Corriere - The Mule

Regia di Clint Eastwood vedi scheda film

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La recensione su Il Corriere - The Mule

di champagne1
7 stelle

Ho comprato tutto, ma non ho potuto comprare il tempo.

Ex-giardiniere rovinato economicamente da internet e dall'impennata delle vendite online, di fronte a necessità materiali impellenti accetta di trasportare misteriosi carichi in giro per l'Illinois.

Ovviamente senza farsi troppe domande sul contenuto...

 

Non sappiamo quanto di autobiografico ci sia in quell'Earl Stone, novantenne giramondo, esuberante ottimista e apparentemente ingenuo (una sorta di Forrest Gump al contrario), che ama mettersi al centro dell'attenzione delle sue compagnie. Un modo di fare che per tutta la vita gli ha fatto trascurare gli affetti familiari e fatto privilegiare il lavoro e le passerelle da uomo di successo del suo campo.

Sappiamo solo che la storia del protagonista è un'altra tappa delle riflessioni che il buon vecchio Clint ci permette di fare sulla vita e sulla morte, anzi sul buon uso della vita e sul momento del trapasso, quell'istante unico che può assumere aspetti diversi anche per dettagli minimi. “Sei stato il grande amore della mia vita e il grande male della mia vita” gli sussurra la moglie ammalata con una sintesi che solo superficialmente può apparire bizzarra.

 

 

Eastwood sottolinea che ogni minuto è buono per invertire un flusso, per modificare una posizione, per cambiare direzione e cercare di ricostruire una traiettoria funzionale. A 90 anni è possibile cominciare una carriera criminale, ma è altrettanto possibile riuscire a sciogliere nodi annosi che sembravano inestricabili.

La via della redenzione segue percorsi inimmaginabili.

 

 

Eastwood ritorna anche davanti alla macchina dopo 7 anni (Di nuovo in gioco di Robert Lorentz) e confeziona un altro dei suoi mitici personaggi con una recitazione affabile e minimalista che crea una narrazione semplice e senza tanti perché (nessuno si chiede come mai il misero Earl improvvisamente spanda e spenda). Eppure la sua presenza è totemica e monopolizza l'attenzione anche durante le lunghe scene di guida in cui ci si limita a osservare le espressioni incartapecorite e ascoltare le canzoni degli anni '50. Potenza di uno degli ultimi mostri sacri del cinema.

 

 

Il vero protagonista della storia che ha ispirato il nostro Regista (Leo Sharp).

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