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Momenti di trascurabile felicità

Regia di Daniele Luchetti vedi scheda film

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La recensione su Momenti di trascurabile felicità

di diomede917
7 stelle

Cosa faresti se ti venissero concessi 92 minuti per rivivere e perché no porre rimedio ad alcuni errori della tua vita?

Momenti di trascurabile felicità è la risposta a questa domanda. La rappresentazione scenica all'espressione "passare tutta la vita davanti".

Daniele Luchetti fa prima di tutto un film di sceneggiatura, una storia che solo all'apparenza risulta una commedia alla Paradiso può attendere o La vita è meravigliosa ma che in realtà nasconde dei graffi agrodolci tipici della nostra commedia all'italiana alla Risi o alla Monicelli per intenderci. Un film che se fosse stato fatto negli anni '70 avrebbe avuto in Nino Manfredi il protagonista ideale.

Perché Momenti di trascurabile felicità è in realtà la vita, morte e miracoli dell'uomo più medio che possiamo immaginare.

Che non significa assolutamente mediocre o invisibile.

È una favola moderna non tanto sul senso della vita in maniera assoluta ma sul senso del sopravvivere alle sfide dei nostri tempi.

La sceneggiatura scritta insieme a Francesco Piccolo (autore dei due libri che la ispirano) evita sdolcinatezze e ammiccamenti puntando su dialoghi taglienti che rapprentano al meglio questo borghese non tanto piccolo piccolo ma figlio di mignotta al punto giusto.

E lo fa affidandosi a Pif, una faccia e un modo di fare che mai potrebbero nascondere le furbizione di un' Italia un po' cialtrona e un po' godereccia.

Il protagonista è Paolo, una moglie 2 figli e un lavoro che gli piace. È uno che guarda le partite del Palermo e che l'unico rischio che prende nella vita è passare col rosso ad un determinato incrocio. Un rosso che dopo tanti anni risulta fatale, ma un errore di calcolo fa sì che non è ancora giunta la sua ora e gli vengono concessi altri 92 minuti di vita.

Daniele Luchetti ha il merito di farci entrare nella sua vita e nella sua famiglia senza sconti. Appena ci si affeziona ai personaggi ci mette davanti ai loro errori che ce li umanizza anche perché sono anche i nostri errori.

E cosi tra baci, desideri, frasi e tradimenti ci viene raccontata la storia della nuovo nucleo familiare italiano.

Si ride con i difetti dei tassisti palermitani e dei momenti "Tu ce l'hai con me" "No", ci si commuove con il racconto di un amore caratterizzato da un passaggio a livello e ci si intenerisce vedendo un bambino innamorato della sua tata.

Molto brava Thony a tenere testa all'istrionismo di Pif e perfetto cameo di Renato Carpentieri simpatico Caronte a cui viene affidata la migliore disamina del senso della vita visto come un caffè al bar.

L'unico difetto di questo delizioso film è il finale. 

Il regista non osa infierire fino in fondo col retrogusto amarognolo e ci lascia come la canzone di Adriano Celentano "Soli" nella poltrona del cinema a gurdare i titoli di coda e a ripensare alla nostra vita in 92 minuti.

Voto 7

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