Espandi menu
cerca
C'era una volta a... Hollywood

Regia di Quentin Tarantino vedi scheda film

Recensioni

L'autore

CineNihilist

CineNihilist

Iscritto dal 27 marzo 2020 Vai al suo profilo
  • Seguaci 57
  • Post 2
  • Recensioni 87
  • Playlist 6
Mandagli un messaggio
Messaggio inviato!
Messaggio inviato!
chiudi

La recensione su C'era una volta a... Hollywood

di CineNihilist
8 stelle

Io amo Quentin Tarantino. Amo il suo Cinema. Amo il suo essere cinefilo. Amo il suo citazionismo. Amo i mondi che crea. Amo le sue storie. Amo i suoi personaggi. Amo la sua poetica.  Ed amo il fatto di essere sempre a 200 passi indietro nel cogliere tutti i suoi rimandi al Cinema del passato. Perché è impossibile stargli dietro. Perché è impossibile comprendere a pieno la filosofia dell'artista. Perché solo l'artista è pienamente consapevole dell'Arte che crea e di tutti quegli eventi che nella sua vita hanno contribuito a renderlo l'uomo e il regista che è diventato. Ed è quindi impossibile disprezzare la nona fatica tarantiniana.

 

scena

C'era una volta a... Hollywood (2019): scena

 

C'era una volta a...Hollywood rappresenta dunque il film più personale di Quentin Tarantino, in cui conscio di essere arrivato alla fine di una carriera ormai trentennale, decide di raccontare la sua adolescenza, la sua gioventù, i suoi sogni più intimi, la sua visione dell'Hollywood anni '60 che non esiste più, e che lui vorrebbe rivivesse ancora una volta.
Il suo amore per il Cinema di quell'epoca viene rivissuta attraverso il ricordo delle serie tv western, degli spaghetti western, dalle coreografie di Bruce Lee, dalla bellezza di Sharon Tate, dalla cultura hippy, dagli attori, registi, produttori e stunt man giunti ormai al capolinea della loro parabola "westerniana", dai cinema popolari e d'essai, dalle feste notturne nei quartieri di hollywood e infine dalla musica popolare dell'epoca così spensierata ed eterea.

 

Margot Robbie

C'era una volta a... Hollywood (2019): Margot Robbie

 

La nostalgica visione di Quentin Tarantino di quel mondo viene rappresentata dalla quotidianità degli eventi che segnano le vite dei due protagonisti, ovvero Rick Dalton, attore decadente westerniano costretto a reinventarsi e Cliff Booth, sua controfigura e migliore amico anch'esso in cerca di nuovi ruoli per rilanciare la sua precaria carriera. Il percorso lento ed arduo nelle loro corrispettive carriere rappresenta perfettamente la decadenza di una Hollywood ormai saturata dal suo passato glorioso, che di fronte alla concorrenza della Televisione e del Cinema straniero, soprattutto italiano, è costretta a reinventarsi e a trasformarsi in qualcosa di completamente nuovo, sacrificando così tutti coloro che non vogliono abbandonare il vecchio sistema.
Il bisogno di importare registi stranieri come Roman Polanski grazie al successo di Rosemary's Baby e di attori orientali come Bruce Lee per ricreare un nuovo tipo di Cinema action, sono tutti segnali di un cambiamento che Rick Dalton non è disposto ad accettare, soprattutto quando deve anche sorbirsi le mode hippy del momento. La lettura metacinematografica su Rick Dalton è semplicemente geniale, perchè passa inizialmente dalla psicanalisi del produttore interpretato da Al Pacino in cui gli illustra la causa del suo problema nel recitare sempre nel ruolo stereotipato del cattivo, successivamente passa ad un'autocommiserazione metanarrativa in cui dalla disperazione ritrova la forza di volontà di recitare nuovamente grazie agli elogi di un'attrice bambina, che gli consentirà infine di cambiare definitivamente come persona insieme al suo socio stuntman andando a girare film italiani a Roma per recuperare la fama perduta, con la consapevolezza che tutta la sua vita cambierà sia a livello artistico sia a livello economico. I parallelismi con le ormai già mature carriere di Tarantino, di DiCaprio e di Pitt sono ovviamente palesi, ma è soprattutto la mano del regista che da forza al corpo attoriale nel personalizzare i propri personaggi rendendoli autentici ed autobiografici.

 

Leonardo DiCaprio, Brad Pitt

C'era una volta a... Hollywood (2019): Leonardo DiCaprio, Brad Pitt

Brad Pitt, Leonardo DiCaprio

C'era una volta a... Hollywood (2019): Brad Pitt, Leonardo DiCaprio

 

La contaminazione del Cinema americano è però soltanto una parte del racconto, che non si vuole soffermare soltanto attraverso i suoi due protagonisti, ma si vuole spostare anche nella quotidianità della Los Angeles del 1969, indagando sulla carriera di Sharon Tate e sul crescente fenomeno urbano degli hippie.

 

Margot Robbie

C'era una volta a... Hollywood (2019): Margot Robbie

 

ll modo in cui Tarantino vuole rappresentare la prima moglie di Polanski è molto elegante ed etereo, in cui mostra una giovane attrice orgogliosa della sua nascente carriera e desiderosa di sentirsi lusingata dal suo pubblico. La spiccata spontaneità e solarità di Sharon Tate si riflette perfettamente nella sua mondanità nel vivere la sua nuova vita lussuosa ad Hollywood, dove vediamo il culmine della sua felicità nel momento in cui entra in un Cinema e guarda sé stessa recitare in un film. Tarantino per farci empatizzare ancora di più con la nascente celebrità, ci pone davanti ad un'altra lezione metacinematografica, in cui noi spettatori ci troviamo di fronte allo schermo della sala di Sharon Tate, come se noi stessimo guardando il film con lei.

 

La chiave risolutiva all'incrocio delle vite di questi attori di Hollywood e nella rappresentazione della loro quotidianità è da trovarsi nel movimento hippie, dove Tarantino fa uscire tutta la sua anima politica nel raccontare la tragedia di una fazione di questo movimento culturale degli anni sessanta che ha segnato per sempre la storia della gloriosa Hollywood Classica, decretandone la fine.
La rappresentazione sporca, logora, povera, spontanea ed ancestrale dei gruppi hippy di Los Angeles è funzionale a raccontare una società parallela ed antitetica alla sfarzosa vita mondana hollywoodiana, ma che trova un punto d'incontro con quest'ultima nel momento in cui gli ideali, il desiderio di libertà e l'ingenuità degli hippy vengono manipolati per soddisfare l'ego di un uomo, Charles Manson, pronto ad incanalare l'insoddisfazione giovanile contro il sistema hollywoodiano marcio e violento.
Il vagabondaggio, l'occupazione abusiva, l'uso di droghe e il culto del sesso sono tutti elementi comuni tra il criminale e il gruppo dei figli dei fiori, che unendosi in un'unica "famiglia" decidono di compiere il famoso omicidio nell'abitazione di Sharon Tate, in nome di una vendetta contro la cultura violenta del Cinema e della Televisione statunitense.
In contrasto a questa logica irrazionale che rappresenta un incubo per Quentin Tarantino, il regista decide di salvare il suo sogno idilliaco della vecchia Hollywood e dunque il Cinema stesso, lottando contro la tragedia dei fatti di cronaca nera di quegli anni per salvare l'innocenza, la solarità e la bontà di Sharon Tate, che incarna a tutti gli effetti l'amore per un Cinema e una società passata che ormai non ritorneranno più.

 

locandina

C'era una volta a... Hollywood (2019): locandina

 

C'era una volta a...Hollywood dimostra come la potenza cinematografica possa raccontare un artista e riscrivere la Storia, dove mondi, personaggi, vicende possono esistere e vivere di vita propria, diventando immortali nell'immaginario collettivo e stimolando gli spettatori a valorizzare le proprie azioni quotidiane nella vita, perchè ognuna di esse ha il potenziale di fare parte di una grande storia e di non finire dunque nel dimenticatoio della noia esistenziale.
Personalmente la psicanalisi intimista e sentimentalista di Quentin Tarantino verso la sua giovinezza ed esperienza cinefila l'ho trovata coraggiosa e seducente, ma allo stesso tempo il suo essere così esplicito nel suo narcisismo estetico e creativo non ha incontrato completamente la mia soggettività in fatto di narrativa e gusti tematici.

 

C'era una volta a...Hollywood rimane comunque una favola introspettiva ed avvincente che esprime tutto il suo amore per un certo tipo di Cinema che ha formato un artista, che all'ormai epilogo della sua lunga carriera sente il bisogno di uno stacco riflessivo e trasparente per metabolizzare la sua esperienza cinematografica. Forse non raggiungerà più il perfezionismo stilistico e tecnico di The Hateful Eight, ma sicuramente saprà offrire a sé stesso e al suo pubblico un'opera cinematografica degna di essere analizzata e ricordata per sempre nella storia del Cinema.

 

Voto 8

 

locandina

C'era una volta a... Hollywood (2019): locandina

Ti è stata utile questa recensione? Utile per Per te?

Commenta

Avatar utente

Per poter commentare occorre aver fatto login.
Se non sei ancora iscritto Registrati