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C'era una volta a... Hollywood

Regia di Quentin Tarantino vedi scheda film

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La recensione su C'era una volta a... Hollywood

di Malpaso
8 stelle

Forse un film fine a se stesso, ma rimarrà un'interessante riflessione che uno degli autori più importanti degli ultimi trent'anni fa sul proprio cinema.

La recensione che segue la trovate anche sul mio blog.

 

Come a voler affermare il potere del mezzo cinematografico, Quentin Tarantino torna a raccontare e a manipolare la realtà storica, piegandola alle proprie mire autoriali. Lo fece ai danni del volto martoriato di Adolf Hitler in Bastardi senza gloria, così come del grembo materno di Sharon Tate in C’era una volta a… Hollywood. Ma se nel primo caso la materia di partenza era la Storia pura, qui invece viene rappresentato un momento di scissione nella cultura e nel cinema americano: la morte dei classici a favore della New Hollywood.

 

C’era una volta a… Hollywood è un oggetto anomalo nella filmografia del regista; ci troviamo di fronte, infatti, un’opera permeata da un’atmosfera idealizzata, un vero e proprio omaggio agli anni sessanta così come venivano e sono continuamente stati rappresentati sul grande schermo: non si ricerca la ricostruzione storica veritiera, bensì un agglomerato di tante visioni soggettive del tempo. In sostanza, Tarantino si crea l’ennesimo spazio di manovra adatto per dare sfogo alla sua visione postmodernista, nella quale luoghi e personaggi si comportano come luoghi e personaggi fittizi, senza rincorrere la realtà.

 

Il risultato è un film apparentemente inconcludente, privo di qualsivoglia filo narrativo o logico che evada dal grande talento di Tarantino nel costruire dialoghi e situazioni che portino lo spettatore a voler continuamente fare un ulteriore passo lungo il percorso della pellicola, dalla durata di ben due ore e quaranta minuti. La commedia tarantiniana guadagna un importante livello di profondità grazie alle interpretazioni di Leonardo DiCaprio e Brad Pitt, i quali portano in scena quelli che rientrano di diritto tra i migliori personaggi da loro mai interpretati, sfoggiando al contempo un’alchimia degna dei divi del cinema classico.

 

A conti fatti, tutti i punti forti che hanno sempre caratterizzato il cinema di Tarantino non mancano in quest’opera: una colonna sonora azzeccata, con parecchie chicche nascoste al suo interno, una capacità di presa sull’attenzione dello spettatore determinata, al solito, dall’aiuto reciproco che si danno le prove attoriali e la brillante sceneggiatura, l’ironia dell’autore che invita tutti, prima di tutti se stesso, a non prendere il film sul serio.

 

Quindi, la violenza: sempre più marginalizzata nelle sue opere, essa continua comunque a rappresentare l’atteso evento catartico delle pellicole del regista di Knoxville, il quale, dopo un calvario durato quasi trent’anni di carriera, non ha più bisogno di legittimarne la messinscena stilizzata, in modo da porla come elemento al contempo tensivo e divertente. Si potrebbe anche dire che, arrivato a questo punto, dopo aver partorito apparentemente uno spettacolo di solo stile, il cineasta statunitense non abbia più molto da dire. Effettivamente, affiancando le sue dichiarazioni sulla possibilità di chiudere la propria carriera al decimo titolo a questa storia di un attore che ha ormai fatto il suo tempo, possiamo considerare C’era una volta a… Hollywood una riflessione che il regista fa su se stesso.

 

Tarantino non è più la nuova leva, bensì il vecchio che, prima o poi, verrà sostituito. Con la maturità propria della vecchiaia e dell’esperienza, egli guarda al passato, rivalutando l’importanza di ciò che c’era prima e quindi ridimensionando la portata del nuovo. Ecco forse svelato il significato concettuale di C’era una volta a… Hollywood: il 1969 come anno di rottura culturale viene messo in dubbio e, se in ogni rivoluzione l’atto violento diventa simbolo della brutalità ed irreversibilità di una rottura, Tarantino parteggia per i protagonisti conservatori e nega la violenza alla storia. Così, come lascia intendere il finale, l’unico atto rivoluzionario realmente significativo è la ricerca di una continuità tra il prima e il dopo. Ricerca che passa anche da un film divertente, ma fine a se stesso, come C’era una volta a… Hollywood.

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