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La paranza dei bambini

Regia di Claudio Giovannesi vedi scheda film

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alan smithee

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La recensione su La paranza dei bambini

di alan smithee
7 stelle

BERLINO 2019 - ORSO D'ARGENTO PER LA SCENEGGIATURA

La necessità di schierarsi, e la lungimiranza di scegliere di allearsi allo schieramento vincente: non si parla di politica, ma di sopravvivenza quotidiana, che, unita ad un miraggio irresistibile di una ricchezza che si rende quasi tangibile, rende impossibile non reagire di fronte alla possibilità di raggiungere una indipendenza mai neppure lontanamente sognata.

Siamo nella Napoli  sprofondata dei vicoli e di quel Rione Sanità ove la scelta se sopravvivere vivendo la giornata, o schierarsi a favore di uno dei clan che si contendono il mercato dello spaccio di stupefacenti, costituisce la differenza per sei adolescenti senza futuro, costretti a sopportare la vista di genitori costretti a pagare il pizzo per una protezione costruita ad arte da una malavita che ti avvolge come un rampicante invasivo e soffocante.

Da una robusta ed efficace sceneggiatura a cura di Roberto Saviano, tratta dal proprio romanzo omonimo e azzeccata nel saper bilanciare con coerenza il realismo della vicenda di cronaca, con una sapiente costruzione dei singoli personaggi che movimentano la vicenda, il bravo regista di Fiore, Claudio Giovannesi, rimane sul medesimo territorio, e con personaggi nemmeno molto dissimili per condizione, età anagrafica, e identificazione logistica, del suo lodato terzo lungometraggio di fiction visto a Cannes qualche anno orsono, per costruirci una storia di drammatica maturazione e di inesorabile fine prematura a cui sono destinati i sogni di gloria dei giovani protagonisti di una ascesa vertiginosa, destinata a infiammarsi come un puro fuoco di paglia, soffocato dalla violenza di un girone che non concede scampo.

Interpreti principali dai volti giovani incisivi e credibili, volti azzeccati e verosimili (ottimo il protagonista, costruito con credibilità e sensibile disinvoltura dal giovane Francesco Di Napoli), una direzione incalzante che si proietta in una visione realistica al massimo della vita di borgata, senza perdersi mai in eccessi o anche in facili tentazioni melodrammatiche, altrimenti fuorvianti e pericolose.

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