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Captain Marvel

Regia di Anna Boden, Ryan Fleck vedi scheda film

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La recensione su Captain Marvel

di supadany
6 stelle

La lingua batte dove il dente duole. Una grave mancanza non è ignorabile, pena vederla trasformarsi nel tempo in un’ossessione quotidiana. Tra le sue infinite varianti, il non ricordarsi di una cospicua fetta del proprio passato, finisce con generare un tarlo particolarmente disturbante e persistente. Di fatto, per vivere appieno il presente e decidere consciamente in che direzione muoversi, è indispensabile sapere da dove veniamo, chi siamo stati e cosa abbiamo fatto.

Senza arrivare a scomodare i massimi sistemi, questo è il tema portante di Captain Marvel, intorno al quale viene snocciolata un’impronta standard che tanta fortuna porta al Marvel Cinematic Universe da un decennio  abbondante. Con in più qualche variazione (tenuta comunque a bada).

Durante l’ennesima battaglia tra gli Skrull, dei temibili alieni mutaforma, e gli eroici Kree, capitanati da Yon-Rogg (Jude Law), la valorosa Vers (Brie Larson) viene catturata dal nemico. Quando riesce a liberarsi, precipita sulla Terra degli anni novanta, dove continuerà a lottare contro un gruppo di Skrull che continua a braccarla.

Nel frattempo, tra una fuga e un combattimento, avrà l’occasione per indagare sul suo passato, grazie anche al supporto del giovane Nick Fury (Samuel L. Jackson), un agente dello S.H.I.E.L.D. per la prima volta al cospetto di entità fuori dal comune.

Lungo questo accidentato percorso, Vers farà delle scoperte che ne modificheranno il destino, così come gli equilibri di un conflitto in atto da tempo immemorabile. 

Brie Larson

Captain Marvel (2019): Brie Larson

 

Dopo il successo mondiale di Wonder Woman, finalmente anche la Marvel sciorina la sua punta di diamante femminile, riavvolgendo il nastro della consecutio dei suoi popolarissimi supereroi (per poi dare appuntamento all’imminente Avengers: Endgame, nel quale ritroveremo anche Captain Marvel).

Questo temporaneo salto indietro nel tempo, consente di introdurre la prima novità nell’arrangiamento. L’ambientazione anni novanta incorpora il consueto effetto nostalgia: i cinefili più cresciuti ritrovano uno store Blockbuster e le videocassette, chiunque può apprezzare riferimenti correlati ad arredi e costumi, mentre i musicologi sono coccolati attraverso un’ampia selezione, che annovera Come as you are e Just a girl sparate a tutto volume, Man on the moon, per cui invece occorre aguzzare l’udito, più tante altre hit del periodo, tra cui Celebrity skin e Only happy when it rains.  

Questo scenario fa da sfondo a un meccanismo incentrato su una ricerca identitaria che si sposa con quella della verità, distillato con un’abbondante dose d’azione, un po’ di umorismo e una ventata di emozioni appartenenti alla natura umana.

Per quanto riguarda l’azione, dopo un inizio plastificato che fa temere per il peggio, gli esiti si risollevano, mettendo in scena combattimenti baldanzosi che non scadono nella confusione, sfruttando i poteri assegnati alla protagonista e quindi a Brie Larson, ammiccante in una veste inconsueta per un’attrice come lei (Room, Short term 12 e il poco visto Il castello di vetro), conosciuta principalmente per ruoli seri(osi), oltre a un Jude Law insolitamente propenso a menare come un fabbro. In più, ritroviamo anche alcune tracce di Star Wars, tra astronavi e scontri in volo, inserite in una manciata di scene orchestrate con ponderazione.

Come consuetudine, in casa Marvel questo dinamismo è accompagnato da un profilo leggero che, appena possibile, inserisce qualche battuta comica. In tal senso, l’esecuzione è discontinua, con i risultati migliori insediati nella seconda parte, grazie al gatto Goose, coccoloso ma tutt’altro che pacifico, e a un ringiovanito Samuel L. Jackson, utilizzato prevalentemente come reagente comico.

Invece, l’unico moto inusuale scaturisce dalla presenza della commozione, legata alla storia personale di Vers/Carol Danvers, inserita senza fare sfracelli, l’unica componente che dia significato alla presenza del duo composto da Anna Boden e Ryan Fleck - già tutt’altro che sopraffini con i precedenti Sugar, 5 giorni fuori e Mississippi grind - alla regia, ovviamente controllati dalla ferrea supervisione di Kevin Feige per evitare l’intrusione di un qualsiasi scossone considerabile come eccessivo e rischioso. Fortunatamente, questo controllo imposto dall’alto si è ricordato – e non poteva essere altrimenti - di omaggiare il leggendario Stan Lee: oltre alla consueta, breve e gustosa ospitata, l’eccezione (alla regola) regala una composizione ad hoc del logo Marvel in apertura, scatenando un sincero applauso da parte del pubblico. 

Brie Larson

Captain Marvel (2019): Brie Larson

      

Un ingresso da pelle d’oca per un film dai fondamentali piuttosto altalenanti, con un assetto che aspira semplicemente ad ampliare ulteriormente l’audience senza intaccare il fattore bankable, aggiungendo alla formula più che collaudata di casa Marvel, comprensiva di due scene extra sui titoli di coda, una forte presenza femminile e un po’ di sentimento. Rimane comunque il merito di descrivere meglio di altri - il riferimento diretto va a Black panther - i dannosi effetti dei pregiudizi e di preconcetti inculcati dalla tradizione, come tali irreversibili, senza scordare il male prodotto dalle guerre, che obbligano tutti i partecipanti – buoni o cattivi che siano - a essere spietati, semplicemente per difendere se stessi e la propria stirpe.

Accomodante e ritmato, con qualche spunto non trascurabile.  

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