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Border - Creature di confine

Regia di Ali Abbasi vedi scheda film

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alan smithee

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La recensione su Border - Creature di confine

di alan smithee
7 stelle

CANNES 2018 - PREMIO UN CERTAIN REGARD - CINEMA OLTRECONFINE
Tina è una ragazza atipica nei modi e nelle fattezze fisiche, che una natura bizzarra le ha conferito senza troppa clemenza, soprattutto se ci si vuole raffrontare ai parametri e canoni estetici comunemente condivisi ogi. Tozza, tarchiata, dalla peluria pronunciata, la ragazza è tuttavia dotata di un olfatto straordinario, di derivazione ed efficacia quasi animale, che la rende adatta ad essere utilizzata dalla polizia di frontiera nelle operazioni di controllo ai confini della Svezia, soprattutto nel controllo dello spaccio di stupefacenti. la ragazza è in grado di scoprire indizi olfattivi di eventuali sostanze proibite, ma soprattutto di intuire la paura nella persona che viene fermata, condannandola a svelare il proprio segreto. 
Un giorno che le si para dinanzi un tipo losco di nome Vore, dalle sembianze fisiche ursine e sgraziate simili alle sue, la sua capacità di scoprire cosa si cela nel bagaglio o nelle intenzioni del passante, viene messo in discussione per la prima volta, lasciandola interdetta e alle prese con sospetti non suffragati da nessuna prova certa.

Attratta da quell'uomo, imparerà a diventarne intima amica e compagna, arrivando a scoprire dettagli incredibili ed inquietanti che spiegano la diversità fisica della ragazza, e la aiutano a prendere consapevolezza del proprio stato di essere forse nemmeno veramente umano, dotato di particolari dettagli anatomici atti alla riproduzione che la ragazza nemmeno sospettava di possedere.
La vicenda svela poco e centellinando con cura ogni particolare, proseguendo, nella sua narrazione a metà strada tra atmosfere horror e thriller, a farci vivere la scoperta della ragazza, circa le attività e i complotti orditi dal suo compagno, persona che si rivelerà ancor più inquietante nei progetti, che nell'aspetto fisico.
Di più conviene non anticipare, posto che molto (se non troppo), è già stato anticipato.
Per la regia del cinesta nativo iraniano, ma residente da quasi un ventennio a Stoccolma Ali Abbasi (classe 1981), Border - vincitore del premio Un certain regard a Cannes 2018, e tratto con qualche libertà dal romanzo dell'autore di Lasciami entrare, John Ajvide Lindqvist, co-autore della sceneggiatura del film - commistiona commedia umana a fantascienza, con un andamento da thriller sovrannaturale che si addentra all'interno delle più misteriose ed affascinanti tradizioni nordiche legate alla presenza di popoli e razze al limite del genere umano.

Sfiorando pure il coté etico della sopravvivenza della specie, e problemi inerenti l'integrazione e la tolleranza della massa verso le minoranze ed i diversi, addentrandosi negli enigmi inerenti la possibilità di scelta della propria dubbia identità, fino ad una presa di coscienza dura e difficile da accettare, ma che fornisce tutte le risposte esatte ad un puzzle di vita che sino a poco tempo prima sembrava dovesse restare per sempre irrisolto.
Un guazzabuglio che si rivela un po' caotico e talvolta poco chiaro nello svolgimento concitato e plurimo a cui conduce la storia, ma che sa catturare - anche grazie ad un calibrato ma efficace ricorso ad effetti speciali e ad un lavoro di make-up grandioso sui due protagonisti - l'attenzione del pubblico e rendersi accattivante e suscettibile di un trasporto da colpi di scena piuttosto efficace.
 
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