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The Nightingale

Regia di Jennifer Kent vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su The Nightingale

di ilcausticocinefilo
8 stelle

 

Dopo il più che discreto Babadook (che, seppur non un capolavoro, rappresenta sicuramente quanto di meglio sia stato capace di regalare l’horror dell’ultimo decennio), la Kent alza ancora di più l’asticella delle ambizioni (con risultati pienamente convincenti) con questo suo opus n°2 che la conferma come una regista assolutamente da tenere d’occhio.

 

The Nightingale (lett. L’usignolo) è difatti, senza tanti giri di parole, uno dei migliori film di genere degli ultimi tempi, ovviamente prontamente demolito da parte della critica (specialmente italica) con argomenti al solito talmente pretestuosi da aver un che di surreale.

Ma non fatevi ingannare: quello della regista è un gran film, un tremendo pugno nello stomaco che non risparmia nulla allo spettatore, e lo conduce per un viaggio allucinante attraverso le follie più atroci dell’animo umano, in una discesa agli inferi, agli antipodi del pianeta che possiede una tale, assoluta, “totalizzante” potenza visiva ed emotiva da non poter fare altro che richiamare alla memoria, in certi punti, i vertici più alti della cinematografia.

 

 

Aisling Franciosi

The Nightingale (2018): Aisling Franciosi

 

 

Naturalmente, nelle premesse The Nightingale non presenta nulla di nuovo: volendo operare per riduzionismi (come, difatti, tanta critica ha fatto) non è altro che un “rape and revenge movie” al femminile. Punto. Peccato che sia molto di più. Non un banale, scontato, alla fin fine prevedibile filmetto di intrattenimento stile il di poco precedente Revenge (2017).

No, al contrario: uno spietato, ma lucidissimo, trattato di “storia orrorifica” assolutamente non didascalico che, per tramite di un episodio di fantasia estremamente emblematico, rende presente tutta la follia di potenza e sopraffazione, di dominio e predominio insita nelle viscere della civiltà occidentale, in un contesto per una volta piuttosto originale, ovvero quasi mai affrontato al cinema.

 

 

Sam Claflin

The Nightingale (2018): Sam Claflin

 

 

Nella cornice della colonia penale britannica della Tasmania ottocentesca peggio del più bieco e remoto anfratto del Far West, si consuma una vicenda di pura e semplice malvagità (operata con la totale indifferenza con la quale si tratta peculiarmente chi non si ritiene propriamente umano) che ci dice della violenza estrema derivante inevitabilmente dal processo di “alterizzazionespinta del diverso, di chi (o ciò che) non si conosce; processo per il quale, in vista d’una “benemerita opera di civilizzazione”, tutto è concesso fare e nulla risulta meritevole di attenzione e rispetto se posto di fronte alla “superiore consistenza” della civiltà occidentale, dei suoi modi, usi e costumi. Se posto di fronte all’arroganza di chi si ritene superiore, e come tale meritevole di ogni encomio e pienamente in diritto di reclamare come propria la casa d’altri.

Ma “altro”, “estraneo”, “sacrificabile” può anche essere, dopotutto, semplicemente l’altro sesso o una differente categoria sociale (in questo caso, i detenuti che, in quanto tali, non meritano di accampare alcun diritto).

 

 

Baykali Ganambarr

The Nightingale (2018): Baykali Ganambarr

 

 

The Nightingale, grazie alla pura, semplice, “ferina” forza e brutalità delle immagini rende tutto questo in termini talmente vividi da far quasi male allo stomaco. Si tratta di un film dall’impatto emotivo importantissimo, che poteva essere portato a termine solo da una grande mano dietro la macchina da presa.

Difatti, pur nella sua non indifferente durata, riesce a non annoiare mai, mantiene uno stato perenne di tale e assoluta, asfissiante, quasi insostenibile, tensione da groppo alla gola che ha dello straordinario. Non è da tutti riuscirsi, ma la regista c’è l’ha indubbiamente fatta. The Nightingale è tesissimo, pesantissimo ma tesissimo, non concede quasi un attimo di respiro allo spettatore (e ai personaggi) e solo per questa sua stupefacente abilità di mantenere una così efficace presa emotiva sul pubblico avrebbe dovuto essere acclamato a gran voce.

 

 

Aisling Franciosi, Baykali Ganambarr

The Nightingale (2018): Aisling Franciosi, Baykali Ganambarr

 

 

A maggior ragione in quanto, come detto, non si rivela un’operazione meramente fine a se stessa, ma il tentativo (riuscitissimo) di far passare un messaggio con tutta una serie di derivanti suggestioni che contribuiscono in maniera determinante ad arricchire il quadro di una narrazione apparentemente semplicissima.

Sono difatti molte, oltre a quelle già affrontate, le questioni che il film porta alla ribalta: cosa si dovrebbe fare quando ogni altra strada oltre a quella più violenta pare (in questo caso sicuramente è) preclusa per ottenere almeno una parvenza di giustizia? La violenza genera altra violenza? Ottenuta l’agognata vendetta ci si ritrova in pace con se stessi? (il finale sguardo della protagonista suggerisce tutt’altro…) Ancora: la violenza esercitata senza alcuna pietà nonché ripensamento o minima considerazione dal tenente Hawkins e dal suo sgherro Ruse è “qualitativamente” equiparabile a quella esercitata dalla devastata protagonista, dilaniata dal dolore, nonché presa dai più laceranti conflitti interiori? Ma soprattutto, in senso più ampio, la violenza del persecutore è giusto equipararla a quella del perseguitato che si ribella?

Dal punto di vista dello spettatore disincantato poi, per sgombrare il campo da ogni possibile deriva moralistica, si dovrebbe innanzitutto porre tutto in prospettiva (storica, sociale, ma soprattutto particolare, cioè del caso particolare in oggetto).

 

 

Aisling Franciosi

The Nightingale (2018): Aisling Franciosi

 

 

In definitiva: ottime le prove dei protagonisti (tanto della Franciosi e di Ganambarr quanto del “perfido” Claflin), eccezionali la fotografia e la ricostruzione d’epoca (scene e costumi), sicura e puntualissima la regia e indimenticabile il finale sulle sponde dell’oceano (nonché la bellissima The Strayaway Child, nella versione dei The Chieftains, che scorre lungo i titoli di coda). Finale che, per altro, in quel sospiro di un’abbattuta Clare racchiude tutti i più diversi significati del mondo.

Presentato, tra mille (assurde) polemiche al Sydney Film Festival, The Nightingale avrebbe meritato maggior diffusione (in Italia non è neppure mai stato distribuito) e successo di pubblico, ma fortunatamente all’estero pare che sia stato almeno apprezzato in misura maggiore dalla critica.

 

 

Baykali Ganambarr

The Nightingale (2018): Baykali Ganambarr

 

 

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