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Anche i nani hanno cominciato da piccoli

Regia di Werner Herzog vedi scheda film

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La recensione su Anche i nani hanno cominciato da piccoli

di cheftony
7 stelle

 “No no, da me non saprete niente. Io non confesso…”

Ora cerchiamo di ricostruire com’è cominciata questa porcheria.”

 

Lanzarote, Isole Canarie: giornata particolare in un istituto che si staglia solitario su uno scenario brullo e vulcanico. Il direttore e il personale sono assenti per una gita fuori porta, lasciando solo un manipolo di nani tedescofoni, sorvegliato da un maestro anch’egli affetto da nanismo. Nel suo ufficio si trova Pepe, nano assai poco loquace e molto ridanciano, legato ad una sedia quasi come un ostaggio e reclamato dagli altri nani ospiti della struttura.

L’educatore li minaccia più e più volte di chiamare la polizia, ma si tratta di un vano bluff, giacché i fili sono stati tagliati. Una beffa, un dispetto, ma è solo l’inizio di una furente escalation: da sberleffi e insulti, i maligni piccoletti passano presto alle vessazioni e al saccheggiamento, fino ad uccidere gli animali liberi nel cortile, abbattere ed incendiare piante, avviare e lasciar correre in cerchio senza guidatore un’automobile, imbastire un’oltraggiosa e divertita food fight e molto altro ancora.

Uno sfacelo a cui assistere con un compiaciuto e acuto risolino…

 

locandina

Anche i nani hanno cominciato da piccoli (1970): locandina

 

Parecchie scene sono molto umoristiche e divertenti, ma allo stesso tempo dolorose; ti viene da ridere, ma al contempo ti mordi la lingua.” [Werner Herzog]

 

Prima ancora di completare il montaggio delle riprese effettuate durante il suo lungo viaggio in Africa fra il ‘68 e il ‘69, destinate a confluire in “Fata Morgana”, Werner Herzog - neanche 28enne - scrive e dirige di getto “Anche i nani hanno cominciato da piccoli”, opera in bianco e nero decisamente a sé stante nella sua (pur folle) filmografia. Trattasi succintamente di un gruppo di nani, tutti attori non professionisti trovati con un annuncio, ripresi spesso dal basso mentre danneggiano, devastano, distruggono. Così, senza un chiaro perché, in un climax dapprima lento e infine inarrestabile.

Nessuna persona dotata di statura normale viene inquadrata nel film, che solo alla lontana e inconsapevolmente richiama quel capolavoro di “Freaks”. L’effetto è quello di “uccidere” l’handicap come fonte di compassione interpersonale: qui esso risulta condiviso e l’unico contrasto evidente dei nani è quello con gli oggetti, mostruosamente grandi e talvolta inutilizzabili, e dunque con un mondo non creato a loro misura.

Ad ogni modo non un inno alla ribellione, ma un grottesco e provocatorio esercizio di pessimismo da parte di Herzog: la Natura è maligna ed egoista e non tanto per la disabilità ritratta, quanto piuttosto per la distruttiva bellicosità e l’incapacità di farvi fronte. Ricorrente è l’immagine di una gallina che becca la testa di un’altra gallina morta, ma è anche evidente che nel loro microcosmo lillipuziano i nani danno libero sfogo ai loro peggiori istinti umiliando i più deboli, a partire dai più disgraziati di loro (si vedano i due nani ciechi o i due, vecchi e bruttarelli, rinchiusi in una camera da letto per farli accoppiare) fino agli animali.

Anche i nani hanno cominciato da piccoli” venne subito osteggiato, bandito, misinterpretato, ma è anche un lavoro di cui Herzog va piuttosto fiero e uno dei pochi di cui si è degnato di fornire qualche spiegazione a molti anni di distanza. Resta tuttavia un’opera controversa e difficile da inquadrare, “un incubo” egregiamente riassunto da una scena finale in cui il surreale è spinto a livelli enormi. È anche il film preferito in assoluto di due tipetti niente male come Joshua Oppenheimer e Harmony Korine, pupillo di Herzog: qualcosa vorrà pur dire… 

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