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Volevo nascondermi

Regia di Giorgio Diritti vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Volevo nascondermi

di bufera
8 stelle

Duro e coinvolgente racconto della tormentata vita di Antonio Ligabue, il più grande pittore naif del nostro paese e non solo

locandina

Volevo nascondermi (2020): locandina

 

Volevo nascondermi è un film del 2020 diretto da Giorgio Diritti. Protagonista del film è Elio Germano nel ruolo del pittore e scultore italiano Antonio Ligabue. Per la sua interpretazione, Germano ha vinto l'Orso d'argento per il miglior attore al festival di Berlino 2020     e il David di Donatello 2021 per il miglior attore protagonista 

 

 

Antonio Ligabue non è un bambino come gli altri. È di sangue italiano ma è in Svizzera fin dalla nascita, avvenuta a Zurigo alla fine  dell'Ottocento. Da sempre malato di gozzo e rachitismo e con gravi disturbi psichici fin dal suo primo anno d'età, viene affidato a una famiglia di contadini svizzeri tedeschi, che lui considererà i suo veri genitori. A circa vent'anni d'età, dopo aver ricevuto un'istruzione frammentaria e superficiale, viene espulso dalla Svizzera e costretto a riparare in Italia, in un Paese che per lui è straniero e di cui non conosce la lingua. 

 

Giunto a Gualtieri, località emiliana di cui è originario colui che è ufficialmente suo padre, il marito della madre biologica, Bonfiglio Laccabue, il giovane Antonio patisce freddo, fame e soprattutto un'enorme solitudine. Per riempire i suoi vuoti esistenziali, tra un impiego saltuario e l'altro, specie in campagna, Ligabue scopre l'arte e soprattutto la pittura. L'incontro con Renato Marino Mazzacurati, nei tardi anni 20, dà l'impulso decisivo a Ligabue per decidere di dedicarsi unicamente a dipingere e talvolta anche scolpire, attività che meglio gli consentono di comunicare e di spiegare al mondo come si sente e che proseguirà  fino al giorno della sua morte, a seguito di un ictus che ha come conseguenza una emiplegia, ricoverato nell'ennesimo ospedale......

 

 

 E' una strana coincidenza assistere a pochissimi giorni di distanza dalla morte di Flavio Bucci a un film che ha al centro la sofferta vita  di Antonio Ligabue. Nel 1977 quello, che all'epoca si chiamava ancora 'sceneggiato televisivo, in tre puntate con la regia di  Salvatore Nocita, Flavio Bucci era il magnifico interprete di Ligabue. La versione cinematografica accorciata aveva vinto al Festival di Montréal il Gran Premio delle Americhe e Bucci quello per la Migliore interpretazione maschile.

 

 

Non è difficile pensare che Elio Germano abbia avuto la consapevolezza di doversi confrontare con una prova d'attore che aveva segnato l'immaginario di una generazione, ma in questo caso si può tranquillamente affermare che Germano non ha nulla da invidiare al suo predecessore. Egli ha saputo fare 'suo' Ligabue. offrendogli quel profondo dolore e straniamento che sa spesso conferire ai personaggi che gli vengono proposti (Il Giovane favoloso). A venirgli in aiuto in questo caso è anche l'altrettanto profonda conoscenza del mondo rurale emiliano che Giorgio Diritti possiede e che sa infondere nelle sue opere quando è necessario. A partire da quel corpo che si nasconde sotto un indumento/corazza da cui fuoriesce uno sguardo in cui paura e curiosità per ciò che lo circonda colpiscono, Diritti, grazie alla prestazione di Germano, ci racconta una vita dolorosa che dà luogo a un'arte in cui la vivacità cromatica è dominante e coinvolgente, dove prevalgono animali feroci o mansueti e numerosi autoritratti.

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Chiunque abbia visitato una mostra dedicata al grande pittore sa quanto l'esplosione di forme e di colori ne costituisse l'elemento di maggiore attrazione. Quasi che divenissero per lui strumento indispensabile per sfuggire alle sofferenze di un'esistenza marchiata dai disturbi mentali e dalla derisione. In quel mondo rurale era difficile comprendere la grandezza della sua arte.Gran parte delle persone    per ignoranza o insensibilità, mettevano alla berlina il matto e ne isprezzavano l'opera. Ma altri si appropriavano furbescamente delle opere che lui regalava per un niente, come un piatto di minestra. Furono in pochi, uomini e donne, che seppero comprenderne il suo tormento e la sua grandezza.


Sulla sua tomba si legge: «Il rimpianto del suo spirito, che tanto seppe creare attraverso la solitudine e il dolore, è rimasto in quelli che compresero come sino all'ultimo giorno della sua vita egli desiderasse soltanto libertà e amore». Solitudine, dolore, libertà e amore  animano un film in cui forse solo la sensibilità di Diritti e di Germano potevano saper fondere con intensa partecipazione, lasciando il segno nello spettatore 

 

 

Nel ruolo principale, ovviamente quello del pittore naïf emiliano da adulto, c'è Elio Germano ma Ligabue ragazzo e bambino sono interpretati rispettivamente da Oliver Ewy e da Leonardo Carrozzo. Gianni Fantoni presta il suo volto all'industriale Antonini mentre Dagny Gioulami è Elise, la madre adottiva svizzera, e Pietro Traldi è Renato Marino Mazzacurati, la cui madre ha il volto di Orietta Notari. Infine, è Andrea Gherpelli ad avere il ruolo di Andrea Mozzali.

 

Elio Germano

Volevo nascondermi (2020): Elio Germano

Elio Germano

Volevo nascondermi (2020): Elio Germano

Elio Germano

Volevo nascondermi (2020): Elio Germano

Volevo nascondermi (2020): Trailer ufficiale

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