Espandi menu
cerca
Volevo nascondermi

Regia di Giorgio Diritti vedi scheda film

Recensioni

L'autore

robertoleoni

robertoleoni

Iscritto dal 5 ottobre 2019 Vai al suo profilo
  • Seguaci 21
  • Post 21
  • Recensioni 44
  • Playlist 4
Mandagli un messaggio
Messaggio inviato!
Messaggio inviato!
chiudi

La recensione su Volevo nascondermi

di robertoleoni
8 stelle

Giovanni Pascoli diceva: ‘C'è un bambino segreto in ognuno di noi, un bambino che ha brividi, lacrime e gioia tutte sue.’ Come non pensare ad Antonio Ligabue, il famoso pittore naif che aveva proprio dentro di sé questa fame di libertà e di allegria che splendeva nei colori più straordinari e più folli...

“C'è un bambino segreto in ognuno di noi, un bambino che ha brividi, lacrime e gioia tutte sue.” Questo è quello che dice Giovanni Pascoli, il famoso autore de “La cavallina storna” riprendendo il mito dal Fedone di Platone. Questo fanciullino è qualcuno che vive autonomamente da noi ed è il simbolo della fantasia e della poesia, è il simbolo dell'incanto che ognuno di noi porta dentro di sé. Alcuni lo esprimono, altri non riescono ad esprimerlo. Come non pensare ad Antonio Ligabue, il famoso pittore che aveva proprio dentro di sé questa fame di libertà e di allegria che splendeva nei colori più straordinari e più folli con una forza, con un coraggio, con una disperata vitalità.

locandina

Volevo nascondermi (2020): locandina

Perché in realtà Antonio Ligabue era un bambino, un bambino rifiutato protagonista di una struggente favola amara e come i bambini delle favole aveva la matrigna, aveva il papà orco che addirittura si sospettava avesse avvelenato la famiglia, aveva le persone che lo prendevano in giro, diciamo oggi in termini moderni che lo “bullizzavano”, aveva i ricoveri in manicomio, aveva la disperazione, la solitudine. Ma aveva anche la fata buona che era la mamma del pittore Mazzacurati, colui che per primo aveva intuito nel vagabondo, che girava per la pianura padana lungo le rive del Po, il germe artistico e quest’anima poetica e selvaggia, questa capacità incredibile di rappresentare il mondo in un modo non usuale. Perché sí, diciamolo pure, Antonio Ligabue era un diverso, ma proprio la diversità era la sua forza e la sua originalità. Anche perché una società civile deve essere in grado di accogliere la diversità, perché la diversità è una forma di ricchezza, è un modo diverso di vedere la realtà. Tutti gli artisti sono diversi rispetto al conformismo degli altri. Gli altri anche se lo hanno, però non ascoltano il fanciullino dentro di loro, perché si occupano “di cose concrete, di cose serie”. Come diceva Antoine De Saint Exupéry, lo straordinario autore de “Il piccolo principe”, i grandi si occupano di denaro, di affari, di viaggi, mentre invece i bambini si incantano per gli animali e disegnano un elefante dentro a un serpente boa che in realtà visto da fuori sembra un cappello. Tutti ricordano “Il piccolo principe” e Antonio Ligabue era un piccolo principe sconosciuto, non ritenuto tale e quindi emarginato, mentre invece portava dentro di sé una luce straordinaria, una capacità infinita e bellissima.

Io in una delle mie molte vite ho disceso il Po in battello fermandomi nelle golene e poi nelle basse e conosco questi boschi nebbiosi, conosco queste paludi, conosco questo mondo di acqua ed umidità stillante, questo mondo in cui l'acqua è sempre presente fra giunchi, sterpaglie, greti sassosi talvolta e mi sono immedesimato nella vita di Antonio Ligabue. Anche perché credo di averlo intravisto una volta verso il 1965 quando frequentavo Zavattini. Non ne sono sicuro, però, ricordo questa sua faccia e poi nel famoso sceneggiato realizzato nel 1977 da Salvatore Nocita “Antonio Ligabue” con la splendida interpretazione di Flavio Bucci, del mio caro amico Flavio Bucci che saluto dovunque sia, l'ho proprio ritrovato.

Flavio Bucci

Antonio Ligabue: fiction e realtà (2009): Flavio Bucci

Dopo tutta questa lunga premessa voglio sottolineare la bellezza del film che è stato realizzato con l'interpretazione straordinaria di Elio Germano e che è scritto e diretto da Giorgio Diritti. Di questo film ho apprezzato moltissimo la delicatezza e il modo con cui è stata trattata la diversità di Ligabue. Una diversità che non viene vista in maniera scandalistica, non viene vista in maniera spettacolare, ma viene proprio descritta nella sua profonda disperazione e in questa sete di libertà e di amore. Giorgio Diritti è stato delicatissimo e attento, un grande artista che ha saputo avvicinare questa figura selvaggia e descriverla con la delicatezza che meritava perché nell'animo di questo uomo sgraziato, rachitico, che si deturpava addirittura da solo, in realtà c'è la bellezza di un fiore di campo, c'è la poesia struggente e disperata della primula che sta sui bordi del prato e che nessuno vede, che tutti trascurano, eppure lei fiorisce, eppure lei ci segnala la primavera e Ligabue ci ha segnalato le primavere dell'anima, ci ha segnalato le primavere del cuore e questo film mi ha veramente commosso.

Sono stato a contatto per questioni di lavoro, all'inizio della mia carriera con la disabilità che anche nei miei film ho sempre trattato con estremo rispetto e quindi questo stesso rispetto l’ho ritrovato nel film di Giorgio Diritti, autore che merita veramente anche lui rispetto, perché ha diretto e scritto pochi film, ma estremamente importanti.

Il primo è un film del 2005 intitolato “Il vento fa il suo giro”. Tutti i film di Diritti raccontano storie inusuali ma semplici, forse sotto certi aspetti banali, ma in realtà ricche di umanità, ricche di poesia e capaci di farci riflettere. In questo film “Il vento fa il suo giro”, titolo ripreso da un proverbio occitano, ci racconta la storia di un pastore che arriva in un piccolo paese dove cerca di insediarsi con il suo gregge e con la sua famiglia. Il piccolo paese all'inizio lo accoglie come fosse una comunità ospitale e poi però per una serie di piccole beghe locali questo pastore è emarginato e addirittura è costretto ad andare via. Una piccola storia che però racconta tutte le mille sfaccettature di una comunità che è lo specchio di una grande comunità con l'emarginazione e le forme di razzismo.

Locandina italiana

Il vento fa il suo giro (2005): Locandina italiana

Il film seguente, “L'uomo che verrà” del 2009, racconta di una bambina che purtroppo si trova nel periodo terribile della guerra nella zona di Marzabotto, quindi nel teatro tragico di una rappresaglia nazista che causò circa 800 morti e questa bambina vive questa tragedia. È una bambina che non parla perché ha avuto un trauma e soltanto alla fine, quando muore la mamma e metà del paese è sterminato, soltanto a quel punto con una forza straordinaria, è come se la vita fosse impersonata da leiche ricomincia a parlare cantando una ninna nanna per il suo fratellino che lei stessa ha salvato nascondendolo in una cesta.

Il terzo film, “Un giorno devi andare”, è la storia di un viaggio dall’Italia al Brasile di una ragazza interpretata da Jasmine Trinca. Ma non è un viaggio fisico, è un viaggio interiore, è un viaggio alla ricerca di una verità dentro se stessa, muovendosi anche verso l'esterno arrivando addirittura a Manaus in Brasile.

locandina

Un giorno devi andare (2013): locandina

Come vedete sono film all'apparenza forse semplici, ma nello stesso tempo difficili, che finalmente richiedono allo spettatore un'attenzione particolare. Invece di essere passivo chiedono allo spettatore di essere attivo.

Concludo questa presentazione del film “Volevo nascondermi”, ripetendo che è un film importante e particolare, assolutamente da vedere.

 

Se vi interessa la videorecensione completa potete trovarla qui:

http://bit.ly/VOLEVO_NASCONDERMI

Ti è stata utile questa recensione? Utile per Per te?

Commenta

Avatar utente

Per poter commentare occorre aver fatto login.
Se non sei ancora iscritto Registrati