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Gemini Man

Regia di Ang Lee vedi scheda film

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alan smithee

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La recensione su Gemini Man

di alan smithee
5 stelle

Un sicario cinquantenne dalla mira infallibile di nome Henry Brogan, comincia a porsi domande cruciali circa il suo prossimo futuro, e le incognite legate ad una professione che non può continuare sd oltranza. Dopo che anche uno dei suoi ultimi rocamboleschi incarichi si dimostra riuscito bene, ma non senza colpi di scena da cardiopalma, il professionista decide che è ora di ritirarsi a vita privata. Ovviamente uscire di scena, per un killer esperto e top come è ormai considerato unanimemente, non è facile e, in ritirata in un luogo segreto, scopre che una tosta agente sotto copertura lo sta tenendo d'occhio. Ma al suo futuro pensarono da tempo pure coloro che hanno investito sulla sua figura, e poco per volta Henry si accorge che il suo prossimo avversario è una sorta di replica di se stesso, ma con la metà dei suoi anni. Un clone creato ed allevato come un figlio dal suo padre virtuale, che lo ha allevato con l'idea di sostituirlo nel giorno fatidico in cui Henry avesse deciso di ritirarsi.

Ne deriverà uno scontro teso e senza precedenti, che farà affiorare anche sconcertanti derive di natura etico-sociale di non poco conto.

Il premio Oscar Ang Lee, già dai tempi del riuscito ma caduto nell'oblio primo Hulk, e poi con Vita di Pi, ha dedicato molto del suo tempo ad una sperimentazione che non trascurasse l'incursione in progetti di massa, ma utilizzati per dare ragione ad una innovazione che potesse tracciare un percorso e una tendenza.

Qui con questo suo Gemini man, il discorso non cambia, ma l'approccio esteriore, mirabolante dal punto di vista tecnico e così avanti da non poter trovare un felice riscontro tecnologico di supporto nella maggior parte delle sale mondiali in cui il film risulta attualmente in proiezione, finisce per costituire un peso, una qualità non sufficientemente avvalorata o sfruttata che ci faccia dimenticare o soprassedere sulla pochezza della struttura narrativa del film, in realtà davvero puerile e colma di situazioni già viste in molti altri blockbuster action.

Pertanto, penalizzati anche dalla impossibilità (almeno in Liguria) di poter accedere almeno ad una visione in 3D caldamente consigliata dai recensori esteri - dieci anni fa uscivano ogni settimana film in 3D anche gonfiati senza motivo pur di cavalcare l'onda, ed ora il fenomeno è tornato una occasione di nicchia riservata ad una manciata di sale lungimiranti in tutto il paese... mah... - non resta che abbandonarsi alla linearità di una storiella che non riesce mai davvero a convincere, se non quando la meraviglia di trovarsi di fronte l'attuale Will Smith (lui si davvero bravo ed emozionante nel ruolo...più che doppio...) con il suo clone ventenne, riesce almeno a fornirci quel minimo sindacale di emozione che probabilmente l'occhialino ci avrebbe acuito e moltiplicato.

Il lancio del film, produzione di largo budget made in Paramount-Bruckheimer, è stato organizzato oltretutto strategicamente in modo distratto o frettoloso sul mercato, ed il film non sta certo riscontrando gli echi né gli introiti che si pensava potessero riguardarlo.

La storia, movimentata come una qualsiasi "mission impossible", frutto di un progetto slittato di oltre vent'anni e passato di mano ad una decina di registi di richiamo ed altrettanti protagonisti-divi, percorre terreni già frequentemente battuti ed utilizza personaggi piuttosto appannati che comprimari come Mary Elizabeth Winstead o un bolso Clive Owen, non riescono a rivitalizzare, obbligati su cliché che li paralizzano e rendono come burattini telecomandati al soldo di una vicenda risaputa e fiacca che non ce la fa proprio a sorprendere, né tantomeno ad avvincere. Peccato perché le intenzioni di fare qualcosa di non facilmente dimenticabile c'erano di sicuro.  

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