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Green Book

Regia di Peter Farrelly vedi scheda film

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Gangs 87

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La recensione su Green Book

di Gangs 87
8 stelle

Sincero, semplice e riflessivo. Sono i primi tre aggettivi che mi vengono in mente pensando all’ultima pellicola di Peter Farrelly per la prima volta alle prese con un film che non è una pura commedia, pur mantenendo lo spirito frizzante di un film che vuole intrattenere consentendo allo spettatore, non solo una parentesi divertente ma anche diversi spunti di riflessione.

 

Guardando l’interpretazione di Mahershala Ali capisco la sua candidatura a diversi premi e le vittorie che man mano sta conquistando. Il suo Don Shirley è composto e signorile ma nonostante la pacatezza che lo caratterizza, l’empatia che crea con lo spettatore è straordinaria. Merito anche dell’alchimia con Viggo Mortensen, nei panni e nella fisicità di Tony Vallelonga/Lip, che riesce a trasmettere la nascita di un rapporto amichevole e profondo, come quello che c’era tra i reali protagonisti di questa storia.

 

Capace di ricreare il periodo storico in cui è ambientato, gli inizi degli anni sessanta; pur prendendosi l’impegno di raccontare il razzismo, ancora molto radicato nel sud degli Stati Uniti, non straborda mai e non finisce per essere ne perbenista ne tantomeno per prendere delle posizioni contrastanti. Utilizzando la delicatezza e qualche risata ci mostra il green book, ogni tanto, tra un dialogo e una riflessione, giusto per non farci dimenticare il perché di questo racconto; ci spiega cosa vuol dire non sentirsi più così neri ma nemmeno poi tanto bianchi, finendo per non riuscire più a trovare il proprio posto nel mondo.

 

Il lavoro di Peter Farrelly è corretto e possiede fascino. Almeno finché non arriva il finale prevedibile che lascia quel pochino di amaro in bocca, non tanto per ciò che ci mostra ma per il modo, banale, con cui lo fa.

 

In sostanza resta comunque, tra le pellicole candidate ai prossimi Oscar, quella che possiede un certo carattere. Uno stile. Una taratura. Adatta a tutti, non si contraddistingue per l’utilizzo di scene laboriose o di una fotografia degna di nota, ma semplicemente attraverso l’uso di una buona sceneggiatura e di due interpreti di calibro.

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