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Climax

Regia di Gaspar Noé vedi scheda film

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Leo Maltin

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Climax

di Leo Maltin
9 stelle

Visto in lingua originale con sottotitoli

 

Nell’Enciclopedia Treccani al lemma climax vengono assegnate quattro accezioni: 1) retorica: gradazione ascendente; 2) a. medica: acme di una malattia; b. sessuologica: orgasmo; 3) ecologica: status vegetativo in assenza di perturbazioni esterne.

Basandosi su una storia vera (come scritto subito prima dei titoli di “testa-coda”), il quinto lungometraggio del regista mostra, “incorniciati” da una pila di libri (tra i tanti, Kafka, Freud, Nietzsche, Cioran, Bataille) e pellicole (Un chien andalou, Salò, Possession, Suspiria, Querelle, Zombie), riferimenti utili e necessari alla comprensione di Climax, i seguenti personaggi: Lou, Ivana, Eva, Rocket, Riley, David, Shirley, Omar, Psyche, Jennifer, Alaia, Dom, Cyborg, Rocco, Kyrra, Bart, Gazelle, Taylor, Sila, Serpent, Emmanuelle.

Essi, insieme ad altri, si riuniscono per preparare le coreografie di uno spettacolo. Ma la festa di fine prove a base di sangria (che si scoprirà “corretta”, “rinforzata”) all’improvviso prende una piega pericolosa e irreversibile.

L’edificio in cui si svolge la vicenda – quasi certamente un ex High School of Performing Arts sferzata da bufere di neve – diventa come il telestèrion di una Villa dei Misteri Eleusini per l’inconsapevole, sconvolgente e agghiacciante autodistruzione fisico emotiva reciproca dei protagonisti, coinvolti loro malgrado in una manike ekstasis da baccanale – non divino né mistico – ottenuta tramite LSD (“celebre” droga psicoattiva, sintetizzata per la prima volta dal chimico Albert Hofmann): aggiunta alla bevanda alcolica a base di vino, spezie e frutta, originaria della penisola iberica, la rende molto simile al kykeon.

Per quanto sconcertante, la sintomatologia di coscienza alterata dovuta alla sua assunzione è clinicamente esatta ed eccezionale dal punto di vista cromatico (rosso sangue, giallo urina, blu elettrico, verde acido).

Grazie alla mobilissima mdp (inevitabile pensare a Ophüls), Noé trasforma il party-movie da Fame (1980) in una straordinaria esperienza sensoriale trasmessa dai ballerini sulla scena agli spettatori in sala con un’elettrizzante e ipnotica playlist musicale post-moderna (disco, techno pop, house), riscrivendo così la prossemica della danza hip hop.

 

P.S. Provare i passi con gli stessi brani a rotazione può avere effetti collaterali. Il film crea dipendenza.

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