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Van Gogh - Sulla soglia dell'eternità

Regia di Julian Schnabel vedi scheda film

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GIMON 82

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Van Gogh - Sulla soglia dell'eternità

di GIMON 82
8 stelle

Il tormento dell'anima dell'artista e genio incompreso Vincent Van Gogh.Film spirituale sulla visione dell'arte e sopratutto dell'essere "diverso"...

"Dio può anche sbagliarsi coi tempi: io dipingo per coloro che devono ancora nascere" 

 

Vincent Van Gogh

 

Da dove nasce l'esigenza del creare? Dal dare nuove forme espressive alla bellezza della natura? Oppure dall'affidare i propri tormenti nei gesti del pennello? 

 

Willem Dafoe

Van Gogh - Sulla soglia dell'eternità (2018): Willem Dafoe

Già autore del discusso biopic sull'artista maledetto Jean Michel Basquiat, Julian Schnabel dilata questi due quesiti andando però oltre.Questa volta sembra però aver trovato la formula giusta. Da artista affermato nel panorama new-yorkese anni 80, Schnabel dipinge qui la tormentata parabola degli ultimi anni dell'esistenza di Vincent Van Gogh.

Pittore olandese e figlio di un pastore protestante, abbandonate le mura paterne, Vincent col fuoco sacro dell'arte che sembra scorrergli nelle vene ,parte per un viaggio parigino, che sembra essere il preludio della sua espressione artistica.

Ma dovrà fare i conti con il "mondo esterno", dato che la propria ipersensibilità lo confina nell'emarginazione e nell'incubo della malattia mentale.

È il volto scarno di Willem Dafoe a parlare dei tormenti di questo geniale artista, della sua fame di vivere attraverso le pennellate vibranti, pastose e in netto contrasto con la visione artistica di quei tempi.

Antesignano "post-impressionista" Van Gogh vaga nella provincia francese bigotta e ostile di quei tempi, alla ricerca di un posto nel mondo.L' interrogativo posto dal film a noi spettatori è il "senso dell'arte" come pura espressione individuale per avvicinarsi allo stato delle cose  .lo splendido  Dafoe da vita ad un personaggio di certo borderline e alienato, ma dotato di una sensibilità estrema,col suo  volto cristologico  innalzato alle soglie dell'eternità. Schnabel a differenze delle discutibili metafore viste in "Basquiat", ritrae un personaggio fragile , la cui visione del mondo è visibile  nel tremolio della camera a mano e nella fotografia dalla tonalità gialla , predominante nelle lande francesi ritratte da Van Gogh. Facendo questo circonda il suo artista di dolore e malinconia, nell' emarginazione delle case di cura del tempo e nell'ostilita' subita da parte degli abitanti dei villaggi dove era ospite.

 

È  di alto impatto emotivo la descrizione del tenero rapporto di Vincent col premuroso fratello Theo, che si prenderà sempre cura di lui.Al contrario il sodalizio con Gauguin interpretato dall' ottimo Oscar Isaac è pieno di complessità e sfaccettature. Amici eppur rivali Van Gogh e Gauguin rappresentano due artisti che attraverso le loro opere vogliono cambiare il mondo. Il loro rapporto è però condizionato dalla voglia di libertà e di esplorazione di Gauguin, contrapposta alla fragilità e dipendenza affettiva di Van Gogh.

La chiave di volta del film è descritta superbamente nel dialogo tra Vincent e il prete di campagna Madds Mikkelsen.

Un confronto che ci permette di capire la visione del mondo e della vita dell'artista olandese, il ricercare la bellezza del creato , attraverso il gesto artistico impulsivo e figlio del proprio talento. Al contrario il bravissimo  Mikkelsen è il parroco di provincia conservatore, che contrappone all'artista un pensiero chiuso e limitato in grado di chiudere le porte in faccia ad un genio lungimirante ed in anticipo con i tempi.

L' eternità di Van Gogh rimane stampata in questo film nella grandiosa mimesi di Dafoe, attore purtroppo sottovalutato, qui  forse nella prova più importante della sua carriera.L'ultimo atto di quest'opera sceglie di consegnare il "sacrificio" artistico dell'uomo, il suo corpo consegnato alla morte in circostanze poco chiare ( suicidio o omicidio per errore?),per poi essere "esposto" alla merce di chi non ne  aveva compreso il talento. Schnabel sceglie cosi' un registro "sui generis" , creando una visione delicata e tormentata sull'essere uomo ,ma sopratutto artista oppure genio, proprio come Vincent Van Gogh....

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