Espandi menu
cerca
The Irishman

Regia di Martin Scorsese vedi scheda film

Recensioni

L'autore

CineNihilist

CineNihilist

Iscritto dal 27 marzo 2020 Vai al suo profilo
  • Seguaci 44
  • Post 1
  • Recensioni 80
  • Playlist 5
Mandagli un messaggio
Messaggio inviato!
Messaggio inviato!
chiudi
Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su The Irishman

di CineNihilist
9 stelle

3h50min.

 

Questa è stata la durata delle visione in sala di The Irishman, l'ultima fatica del maestro Martin Scorsese. Oltre al minutaggio di 3h30min del film, la Cineteca di Bologna ha proiettato anche un'intervista al regista di 20 minuti dove discuteva dei temi del suo lungometraggio e sul futuro della Settima Arte.
In sostanza, quasi 4 ore di puro Cinema dove lo storytelling diventa Arte, dove il genere gangster riaffiora ancora una volta per mostrare i suoi assi nella manica, dove il maestro dei biopic decide di coinvolgere 3 leggende della Nuova Hollywood per rispolverare la potenza cinematografica di quell'epoca, quando i registi avevano carta bianca dai produttori per creare i loro film pregni di messaggi sociopolitici ed intrisi da un’incredibile avanguardia tecnica e drammaturgica.
Un passato che sembra ormai sempre più lontano dai tempi odierni, dove ormai gli studios puntano quasi esclusivamente a pellicole legate ad una mera operazione di marketing più che all'arricchimento dell'Arte cinematografica.

 

Di fronte a questo impoverimento del linguaggio cinematografico, Martin Scorsese critica aspramente questo fenomeno in quanto lui stesso è privato della libertà creativa nel poter realizzare film più autoriali e meno commerciali, soprattutto dopo il fallimento del suo penultimo lungometraggio storico-teologico Silence incentrato sul viaggio di 2 gesuiti portoghesi nel Giappone feudale del XVII secolo.
Il flop del suo penultimo film non lo ferma però dall'idea di dirigere un gangster movie vecchio stile incentrato su una biografia offertagli dal suo amico attore Robert De Niro insieme ad Al Pacino (per la prima volta in un film di Scorsese) e a Joe Pesci (ritiratosi da Hollywood da ormai 20 anni per intraprendere una carriera musicale).
Il trittico di leggende che riunisce il regista italoamericano incontra però il problema dell'invecchiamento visto che la biografia dovrebbe coprire un periodo storico di quasi 50 anni, ed investire in un cast giovane non rientra di certo nelle intenzioni del regista, oltre che a lievitare notevolmente il consistente budget di ormai 100 milioni di dollari. La travagliata produzione del film ha dunque un grande problema nella gestione del corpo attoriale e dei suoi relativi costi, che portano la Paramount ad abbandonare il progetto.
Martin Scorsese ritrovandosi senza finanziamenti e senza grandi studios a Hollywood disposti a spendere milioni per realizzare la sua opera cinematografica, trova in Netflix la salvezza, dove quest'ultima non solo accetta di produrre il film, ma anche di occuparsi nello sviluppo di effetti speciali sofisticati per il ringiovanimento degli attori, in modo da conservare le loro magistrali interpretazioni e renderli artificialmente in giovane età come i personaggi descritti nella biografia di The Irishman.

 

La totale libertà creativa consentita da Netflix permette inoltre a Martin Scorsese di eccedere nel minutaggio e dunque di infarcire secondo i suoi voleri la sua mastodontica opera cinematografica gangsteriana. L'unica pecca al libero arbitrio del regista è la dura politica sulla distribuzione in sala della nota multinazionale on demand americana, che impone ai vari esercenti del mondo una durata massima limitatissima del suo prodotto in quanto quest'ultimo destinato successivamente alla completa distribuzione in streaming per gli abbonati, che sono ovviamente i principali finanziatori di Netflix.
Un'arma a doppio taglio per chi vuole produrre un progetto cinematografico ambizioso, visto che il mercato di riferimento di Netflix non è il Cinema, ma bensì i clienti abbonati che pagano fior di quattrini mensilmente per vedere un catalogo virtuale sempre più fornito di film e serie tv.

Nonostante la dubbia morale della multinazionale che cavalca il declino della Sala in favore della comoda visione casalinga che svaluta notevolmente l'esperienza unica di una visione al Cinema, affidarsi alle produzioni Netflix sembra ormai l'unico appiglio con cui i grandi autori possano realizzare i loro film più sperimentali, come nel caso dei fratelli Coen, di Alfonso Cuaron, di Andrew Niccol e di Duncan Jones.
Un compromesso purtroppo amaro da accettare, che però son riuscito ad evitare grazie alla distribuzione speciale della Cineteca di Bologna, nota per il suo cinema d'essai sempre prolifico di restauri di pellicole del passato. Approfittando così della generosa offerta locale, sono riuscito a godermi in sala tutta la potenza visiva e drammaturgica di The Irishman, che rifacendosi ormai ad un genere rétro (gangster), riesce lo stesso ad affascinare il suo pubblico grazie all'immensa cinematografia di Martin Scorsese, che ancora una volta ci regala l'ennesimo capolavoro smentendo il mio pregiudizio sul didascalismo dei film biografici.

 

locandina

The Irishman (2019): locandina

 

La trama si basa sulla biografia di Frank Sheeran, sicario irlandese della famiglia criminale Bufalino che sfruttando le sue capacità da killer grazie alla sua esperienza acquisita durante la Seconda Guerra Mondiale, servì da ponte di collegamento tra Mafia e Sindacati in particolare quello di Jimmy Hoffa, sindacalista corrotto e amico di Frank che misteriosamente scomparve nel 1975, molto probabilmente per mano di quest'ultimo.
Martin Scorsese avendo un materiale così vasto da trattare per raccontare tutta la controversa vita di quest'uomo, decide di dividere il film in 4 atti, che corrispondono a grosso modo ogni singolo periodo storico della lunga vita di Frank Sheeran, dove quest'ultimo ormai prossimo alla morte in una casa di riposo, riflette attraverso vari flashback sulle vicende e gli eventi che l'hanno portato a diventare un efferato e freddo sicario della mafia.

 

Joe Pesci, Robert De Niro

The Irishman (2019): Joe Pesci, Robert De Niro

 

Nel primo atto ambientato negli anni '50 vediamo un giovane Frank intento a lavorare come camionista per sbarcare il lunario e che per arrotondare il suo magro stipendio vende parte del suo carico ai mafiosi locali della Pennsylvania. Col passare degli anni viene beccato dalle forze dell'ordine che lo portano ad un duro processo, che però vince grazie alla professionalità dell'avvocato Bill Bufalino, cugino del noto boss del north-west della Pennsylvania Russell Bufalino.
Dopo vari fortuiti incontri e screzi con la mafia locale, il noto boss della famiglia Bufalino decide di portare sotto la sua ala protettiva Frank Sheeran, notando le sue eccezionali abilità militari e la sua discrezione nell'eseguire gli ordini assegnatoli. L'inizio di questo rapporto paterno si traduce in un sodalizio efficace sia per l'organizzazione mafiosa che accresce in questo modo il suo potere grazie all'efficienza del sicario irlandese sia per il signor Sheeran che vede la sua situazione economica migliorare, tanto da divorziare con sua moglie iniziando così una vita piena di vizi e virtù.

 

Robert De Niro, Al Pacino

The Irishman (2019): Robert De Niro, Al Pacino

 

Nel secondo atto ambientato negli anni '60 Frank viene messo in contatto con il famoso sindacalista Jimmy Hoffa, noto per il suo carisma agguerrito che gli consente delle eccellenti capacità oratorie tanto da influenzare facilmente il suo enorme bacino di lavoratori, rendendo il suo sindacato uno dei più grandi e potenti d'America.
Il potere e l'influenza che Hoffa ottiene vengono però alimentati anche grazie alle sue connessioni con le cosche mafiose, dove Frank si offre da buon tramite per eseguire i più sporchi lavori nell'abbattere i concorrenti del sindacato di Hoffa come grandi aziende, sindacati rivali e lo stesso governo Kennedy, quest'ultimo intenzionato a sradicare con una consistente campagna anticorruzione le infiltrazioni mafiose nei sindacati, tra cui quello di Jimmy Hoffa.
Se con Russell Bufalino Frank ha un rapporto paterno, con Jimmy Hoffa ne instaura uno fraterno che da inizio ad una solida amicizia e proficua collaborazione professionale tant'è che lo stesso Frank diventa presidente di un reparto del sindacato di Hoffa.
Nonostante il rapporto simbiotico ma anche conflittuale con la mafia, Jimmy Hoffa viene arrestato per corruzione nel 1964 dall'Attorney General Robert Kennedy, fratello del noto presidente assassinato un anno prima, che lo condanna a 13 anni di prigionia. L'incarcerazione oltre a fargli perdere la carica da presidente del suo sindacato, gli fa perdere anche tutta l'influenza guadagnata negli anni grazie ai mafiosi, deteriorando tutti i rapporti che aveva con quest'ultimi, ma conservando comunque una buona amicizia con Frank, ormai l'unico ponte di collegamento con le più grandi cosche mafiose dei nord-ovest degli Stati Uniti.

 

Al Pacino, Robert De Niro

The Irishman (2019): Al Pacino, Robert De Niro

 

Nel terzo atto ambientato negli anni '70 si esplorano gli ultimi anni di Jimmy Hoffa durante la scarcerazione anticipata grazie ad un atto di perdono di Richard Nixon, che però gli proibisce di riottenere la sua carica da presidente del sindacato fino al 1980. La rabbia e il temperamento da testa calda di Hoffa lo portano comunque a tentare la scalata al potere sfidando i sindacalisti protetti dalla mafia, ed ad insultare la malavita che per anni lo aveva aiutato ad avanzare nella sua carriera. L'orgoglio e la fervente personalità di Hoffa infastidisce i vari boss di Cosa Nostra che rifiutano di accettare la sfida lanciata da quest'ultimo, in quanto ormai fuori dai giochi e dagli intrighi di potere che tanto lo avevano reso celebre nei decenni precedenti all’incarcerazione.
Per placare la furia e la testardaggine dell'ex sindacalista subentra Frank che, diviso tra professionalità e amicizia, tenta in ogni modo di convincere il suo amico ad accettare la sconfitta e di godersi con la sua famiglia la pensione che gli resta. Lo scontro ideologico e utilitaristico che ne esce, porta inevitabilmente alla morte di Jimmy Hoffa che, dopo essersi convinto di aver finalmente raggiunto un compromesso con la mafia, viene freddato a tradimento dal suo amico Frank, ormai impotente davanti agli ordini dei suoi capi.

 

Robert De Niro

The Irishman (2019): Robert De Niro

 

Nel quarto ed ultimo atto ambientato negli anni '80 e '90 vediamo infine l'incarcerazione di Frank per corruzione insieme a tutte le cosche mafiose infiltrate nel sindacato di Hoffa, che anno dopo anno cominciano a morire tra cui il suo capo e i suoi collaboratori che hanno inevitabilmente definito il suo destino. Rimasto solo con una famiglia che lo disconosce per gli atti atroci commessi in passato ed un'artrite che gli consente di uscire di prigione per trascorrere i suoi ultimi giorni di vita in una casa di riposo, questo lo riporta ai sensi di colpa della narrazione presente, che neppure il suo prete di fiducia potrà confortarlo nei suoi più grandi rimpianti e dolori della vita.

 

E’ incredibile come Martin Scorsese riesca dopo decenni e decenni di carriera ancora a far funzionare la vecchia formula dei gangster movie alla veneranda età di 77 anni. Merito non solo della sua immensa cinematografia maturata già ai tempi della Nuova Hollywood, ma perché riesce a mescolare i classici stilemi del genere citando il suo stesso Cinema come Quei Bravi Ragazzi e Casinò insieme ad una poetica nostalgica e riflessiva sia sul genere che su sé stesso come l’ultimo film di Sergio Leone C’era una volta in America oppure se vogliamo prendere esempi più recenti, il C’era una volta a...Hollywood di Quentin Tarantino che rimembra il glorioso Cinema classico degli anni ‘60.
La componente nostalgica e metacinematografica non sono però gli unici elementi che definiscono la bellezza di The Irishman, ma è la poetica di Scorsese che prevale sulla storia raccontata, che è infatti il criterio fondamentale per distinguere la vera autorialità di un regista che piega il genere cinematografico a suo favore per raccontare sé stesso, per parlare intimamente con lo spettatore, per far riflettere le masse mettendo in discussione i loro gusti, le loro convinzioni, la loro storia, le loro abitudini, la loro vita.
L’autobiografia mascherata che ne esce da The Irishman rappresenta chiaramente l’intero Cinema di Martin Scorsese, che ama indagare sulle biografie di personaggi controversi per psicanalizzarli nella loro sfera emotiva, nelle loro azioni all’interno del loro microcosmo, portando alla luce le loro vicende per poi esplorare la propria interiorità come uomo e come cineasta. Un esempio lampante è la riflessione teologica sulla fede cristiana e shintoista in Silence che da sempre dilania la spiritualità del regista agnostico. Ed è interessante come porti avanti questa sua riflessione anche nella sua ultima fatica cinematografica.
Il protagonista Frank Sheeran, un uomo anziano e abbandonato a sé stesso che riflette sugli eventi che hanno definito la sua vita, è una chiara similitudine alla riflessione che lo stesso Martin Scorsese fa sulla sua lunga carriera, che conscio di essere giunto al capolinea di un’era cinematografica, decide di riflettere sulla storia della propria nazione, sulla crudeltà del potere, sulla propria identità italoamericana che l’ha definito come artista, sulla mortalità della vecchiaia, sulla moralità del perdono di Dio ed infine sul suo spaesamento nel nuovo Cinema contemporaneo.

 

Martin Scorsese

Silence (2016): Martin Scorsese

 

La riflessione drammaturgica sui rapporti umani che definiscono la nostra individualità e nell’essere un membro fondante di una società, viene rappresentato perfettamente dal dramma interiore di Frank Sheeran che diviso dalla paternità di Russell Bufalino e dalla fratellanza con Jimmy Hoffa, si vede costretto ad inseguire la strada della lealtà, delle amicizie politiche, dell’omertà e del servilismo a discapito dell’amore, della verità, dell’orgoglio e dell’onestà.
Il tradimento e l’uccisione di Jimmy Hoffa rappresenta l’ultimo passo per essere pienamente accettato dal potere, dove quest’ultimo sacrifica volentieri la carne da macello in nome dello status quo, non curandosi della Storia, degli ideali e di tutte le famiglie legate agli agnelli sacrificali.
La freddezza e l’ignavia di Frank Sheeran a questi schemi criminali si riflette soprattutto sul distacco delle sue figlie, che davanti al silenzio glaciale del padre agli atti atroci da lui commessi, non riescono a comprendere la sua protezione e dunque recidono i rapporti con lui per non subire la sua ennesima bugia e trascuratezza.
Lo scorrere del tempo è un altro tema caro a Scorsese che come Frank Sheeran si interroga se veramente ha fatto parte della Storia o se è stato semplicemente uno dei tanti ingranaggi nello svolgersi degli eventi. Una vita quasi all’ombra dei più grandi eventi storici che hanno definito la storia del suo paese, che sembrano scivolare via come gocce di pioggia sul finestrino di un’auto dal momento che l’estrema diligenza nella sua professione assorbiva completamente l’attenzione del più grande sicario della mafia. L’assassinio del presidente Kennedy, il fallito colpo di stato a Fidel Castro, la crisi dei missili a Cuba, lo scandalo Watergate, i bombardamenti NATO in Yugoslavia, sono tutti visti dal protagonista attraverso radio, televisioni, cartelloni che il regista sapientemente inserisce nel minutaggio del film per rimarcare l’indifferenza e l’incosapevolezza di Frank agli eventi esterni, così come tutti i giorni noi assistiamo ad una prospettiva filtrata della realtà che ci circonda a causa dei vari mass media che definiscono la nostra percezione del mondo.

 

Jesse Plemons, Ray Romano, Robert De Niro, Al Pacino

The Irishman (2019): Jesse Plemons, Ray Romano, Robert De Niro, Al Pacino

 

La condensazione di tutte queste tematiche così sapientemente costruite nei quattro atti del film non pesano minimamente insieme alla durata del lungometraggio, perché ancora una volta Scorsese ci regala una regia semplicemente maestosa, che riesce perfettamente a gestire ritmo, drammaturgia, potenza visiva e recitazione in un modo così naturale e genuino che lo stesso spettatore non può che rimanere folgorato ed immerso completamente nell’epopea gagsteriana da lui creata.
La ricostruzione storica, le scenografie, i costumi, le scene d’azione, la violenza e i piani sequenza sono gestiti magistralmente grazie ad un virtuosismo registico semplicemente straordinario per un settantasettenne, che ha ancora tutta la potenza drammaturgica della Nuova Hollywood che gli scorre nelle vene.
E per certificare che l’opera cinematografica non sia un esercizio di stile fine a sé stesso ma sorretta invece da una solida volontà autoriale di Martin Scorsese nel raccontare una storia per poi narrare sé stesso, il tutto va ricercato nella sopraffina gestione dei dialoghi, che alternati da tempi sia drammatici che comici, restituiscono una innaturale ilarità anche nei momenti più drammatici.
Il climax che il regista italoamericano costruisce sapientemente alla fine del terzo atto è uno dei momenti più alti della Storia del Cinema dove nel momento della massima tensione, ovvero della preparazione dell’uccisione di Jimmy Hoffa, i carnefici imbastiscono un dialogo al limite del grottesco che aliena completamente lo spettatore dalle vere vicende biografiche, dove la pellicola sembra quasi remare contro la Storia e far dubitare allo spettatore sul triste destino del noto sindacalista, per poi ripiombare inaspettatamente nella crudeltà del fatidico giorno del giudizio che spezza incredibilmente l’ilarità dei gangster, così tanto simpatici sullo schermo, ma così efferati nella vita reale.
Un perfetto esempio che conferma l’eccelsa cinematografia di Martin Scorsese, che andando oltre il didascalismo del genere biografico riesce magistralmente a trasformare la vivacità e la curiosità degli eventi reali in affascinanti ed irraggiungibili affreschi della Settima Arte anche per merito delle performance dei suoi attori.

 

Difatti ricollegandomi al discorso sull’incredibile gestione del cast stellare riunito da Scorsese, spiccano inevitabilmente le interpretazioni delle 3 leggende della Nuova Hollywood: Robert De Niro (Vito Corleone), Al Pacino (Michael Corleone, Tony Montana) e Joe Pesci (Tommy DeVito), tutti e tre ringiovaniti digitalmente.

 

Robert De Niro

The Irishman (2019): Robert De Niro

 

Robert De Niro interpreta il protagonista Frank Sheeran e dimostra un’altra volta di essere perfettamente a suo agio con la personalità del noto sicario della mafia irlandese. Amorevole e iperprotettivo con le figlie, freddo e violento nelle esecuzioni, leale e intimo con Russell Bufalino, sincero e compassionevole con Jimmy Hoffa ed infine rispettoso ma allo stesso tempo sarcastico con i soci e collaboratori sia mafiosi che non. Un antieroe perfetto in linea con le sue note interpretazioni di uomini alienati dalla società o dediti alle abilità gangster in bilico tra la pacifica convivenza e la dura violenza della strada. Lui stesso ha consigliato la biografia del suo personaggio a Scorsese che l’ha poi convinto a dirigere il film, ritornando così insieme sul set dopo un periodo di pausa di 24 anni.

 

Joe Pesci

The Irishman (2019): Joe Pesci

 

Joe Pesci che interpreta Russell Bufalino invece, ha un’interpretazione totalmente differente dai suoi ruoli gangster precedenti, passando quindi da un iroso e testa calda mafiosetto di basso rango come Tommy DeVito di Quei Bravi Ragazzi, ad un elegante, autorevole e assertivo boss della mafia del nord-ovest degli Stati Uniti. La sua interpretazione così fuori dal comune è ulteriormente accentuata anche da un ritorno sui set dopo 20 anni di ritiro dal mondo dello spettacolo, che però convinto dal suo amico regista, decide per l’ultima volta di regalare un personaggio costantemente freddo data dall’autorevolezza del suo rango, ma caldo e apprensivo nei riguardi di Frank, che lo tratta come se fosse un suo figlio. Un rapporto paterno semplicemente intimo e passionale, ma che nasconde tutti i germi del rispetto e dell’omertà mafiosa, sacrificando i sentimentalismi laddove non è possibile controllare la propria autorità.

 

Al Pacino

The Irishman (2019): Al Pacino

 

Al Pacino interpreta a differenza dei suoi colleghi, un ruolo non da gangster ma da sindacalista colluso con le cosche mafiose ovvero Jimmy Hoffa, che personalmente reputo la performance migliore dell’intero cast.
Carismatico, orgoglioso, puntuale, pragmatico e apprensivo, sempre pronto a scoppiare di rabbia se i piani non funzionano come dovrebbero. Il che lo rende un personaggio estremamente estroverso al contrario di Frank, più mite e discreto, che ovviamente provoca puntuali scontri sia verbali che fisici con i propri colleghi e soci mafiosi. Una personalità focosa che Al Pacino tratteggia benissimo al personaggio di Jimmy Hoffa, che si completa poi perfettamente con l’amicizia sincera e professionale con Frank, che purtroppo per via dei suoi superiori, sarà costretto ad uccidere il suo stesso amico sporcandosi le mani e soprattutto la sua coscienza. Una fratellanza forgiata nel sangue che viene rappresentata allegoricamente dal dialogo grottesco finale in macchina, che suggerisce inizialmente una normale giornata di ordinaria amministrazione, fino alla rottura della tensione con il noto fatto di cronaca all’epoca oscurato.

 

Insomma, The Irishman è un capolavoro del genere gangster che meritava una distribuzione più massica nelle sale e che per via di varie sventure produttive rimarrà perennemente offuscato nella memoria collettiva del pubblico, e che forse proprio per queste sue disavventure produttive rappresenterà simbolicamente il canto del cigno del Cinema con la C maiuscola e del genere gangster stesso, che per decenni ha rivoluzionato il Cinema americano portandolo ad ispirare numerosi registi a cimentarsi nel genere e sfornare capolavori.
La fatica colossale e la ventata nostalgica che si porta dietro questa epopea gangsteriana in vecchio stile ci ricorda ancora una volta come una generazione di attori e registi abbiano veramente plasmato e forgiato gli stilemi del Cinema moderno.
Un’autorialità che ormai la Hollywood contemporanea si è dimenticata di supportare perchè l’esperienza, la professionalità e la vecchiaia non sono più ricercati dalle logiche di mercato, che ormai condizionano sempre di più la riuscita di un prodotto cinematografico.
L’intrattenimento becero, i blockbuster, i sequel, i reboot, i remake e i revival sono la vera fonte di guadagno su cui marciare per consentire all’industria cinematografica di continuare a sopravvivere, sacrificando così la qualità filmica che da decenni aveva caratterizzato sia il cinema impegnato sia quello commerciale, adeguandosi di conseguenza ai voleri del pubblico senza invece educarlo a nuove frontiere cinematografiche che potrebbero benissimo coniugare il puro intrattenimento con una riflessione intelligente sulla società, sulla politica e altre tematiche attuali necessarie per comprendere il mondo che ci circonda.
L’orientamento del pubblico sembra invece remare contro quest’ultima affermazione, preferendo rimanere ancorati ad un passato che non si è vissuto o che ormai non si vive più, arrestando e appiattendo così il progresso culturale in nome di una gloria passata che ormai non ritornerà più.

 

Robert De Niro, Al Pacino, Ray Romano

The Irishman (2019): Robert De Niro, Al Pacino, Ray Romano

 

Una svalutazione artistica e culturale che viene confermata dallo scontro durissimo scaturito sul web sulle dichiarazioni contro la Marvel di Scorsese, che sotto oggetto di mal interpretazioni di articoli clickbait, incontra le ire del pubblico accusando di senilità e scarsa competenza al regista italoamericano, definendo la sua visione del Cinema superficiale se non addirittura errata.
In realtà le affermazioni erano in risposta ad una conferenza stampa di The Irishman, dove il regista esprimeva il suo disinteresse nei film marvel definendoli semplici blockbuster d’intrattenimento come lo può essere un luna park, e che queste tipologie di film non dovrebbero monopolizzare mediaticamente i gusti e la percezione del pubblico, in particolare quello giovanile.
Riflessioni ed opinioni più che condivisibili, in quanto il Cinema non dovrebbe essere omogeneo nella sua offerta, ma eterogeneo, in modo da offrire al pubblico sia film commerciali che film d’autore proprio come lo è stato in passato.
Le dichiarazioni stesse del regista rispecchiano ovviamente anche una sua certa frustrazione insieme a tanti altri suoi colleghi nel non poter esprimere sé stessi liberamente, ritrovandosi così senza finanziamenti per realizzare le loro opere cinematografiche.
Senza una buone dose di attenzione e di lettura critica, il pubblico rimarrà sempre legato ad una versione superficiale delle fonti, sparando dunque sentenze e opinioni a profusione senza prima analizzare con cura le fonti da cui attinge le informazioni.
Un fattore culturale che trascende la fruizione dei film in sala al giorno d’oggi, ma che rappresenta perfettamente la crisi sia culturale che esistenziale delle nuove generazioni, distratte dalla virtualità e dall’immediatezza della Rete con una soglia d’attenzione sempre di più rasente allo zero.
Ed è il motivo per cui gli studios punteranno sempre di più a blockbuster spettacolari ed immediati per il nuovo pubblico che verrà, perché è la distrazione dell’azione e dell’effetto speciale che rappresenta la garanzia di un incasso sicuro e consistente.

 

Martin Scorsese, Al Pacino

The Irishman (2019): Martin Scorsese, Al Pacino

 

Martin Scorsese è contrario a questa banalizzazione della Settima Arte e decide così di riunire la vecchia guardia per dimostrare che dei vecchietti settantenni hanno ancora qualcosa da insegnare ai giovani d’oggi.
Perchè loro hanno vissuto la storia, perchè hanno ispirato intere generazioni e perché hanno plasmato una cultura cinematografica che ancora oggi viene ricordata.
Forse un giorno soltanto i cinefili più duri e puri ricorderanno le loro gesta o forse i giovani di un domani riscopriranno i loro capolavori per crearne altri in futuro.

 

Di sicuro The Irishman ha bisogno di molta attenzione. E non per la sua durata. Ma per il suo messaggio. Per il suo intrattenimento. Per il suo Cinema.

 

Voto 9

 

locandina

The Irishman (2019): locandina

 

PS: Per chi volesse avere un'idea più chiara e tangibile del pensiero sulla Marvel e sui blockbuster in generale di Martin Scorsese, ecco un video intervista della BBC che analizza anche alcuni aneddoti simpatici della sua filmografia.

 

Link: https://www.youtube.com/watch?v=7OQ7HebQBIM&

 

Ti è stata utile questa recensione? Utile per Per te?

Commenta

Avatar utente

Per poter commentare occorre aver fatto login.
Se non sei ancora iscritto Registrati